L'infibulazione, tatuaggio di Dio
Nel nome del Padre
In Arabia Saudita un tatuatore viene condannato perché altera la creazione divina. Eppure in nome di Allah qualcuno impone ben più gravi modifiche al corpo, specie se femminile.
martedì 7 agosto 2012 02:00

Mentre sui litorali nostrani impazza la mania del tattoo, antico emblema tribale oggi esibito più o meno da tutti e tutte e declinato persino nella ben nota versione temporanea per bambini, in Arabia Saudita le cose non vanno esattamente allo stesso modo.
Un tatuatore di origini libanesi, residente nel suddetto Paese arabo, è stato infatti condannato a ricevere qualcosa come duecento frustate per aver contravvenuto al divieto religioso, a quanto pare sancito da Allah in persona, di «alterare la creazione divina» iniettando i pigmenti colorati nell'epidermide dei suoi clienti. La sharia, cioè la legge coranica che da quelle parti equivale simpaticamente al diritto laico, imporrebbe infatti di astenersi dall'attuare modifiche permanenti al già perfetto corpo umano, creato da Allah a propria immagine e somiglianza.
La faccenda, però, a ben vedere non quadra.
È un vero peccato infatti che in Paesi dove l'Islam detta legge tanto quanto in Arabia Saudita, e forse più, guarda caso non ci si perda in analoghi scrupoli: le modifiche permanenti al corpo umano, nella fattispecie a quello delle donne, in posti come la Somalia sono tristemente note con l'eufemistico appellativo di infibulazione. Non esattamente un tatuaggio, insomma; figuriamoci in nome di Dio.
E per di più non in molti levano la propria voce a far notare che le mutilazioni genitali femminili costituiscono un intervento ai danni di ciò che il Creatore ha voluto così com'è ben più di un innocuo pigmento sottocutaneo. Anzi: l'infibulazione, sogno erotico di maschi per i quali il sesso equivale senza mezzi termini al dominio sulla partner femminile, è ben praticata ed accolta come un segno di vera fede.
A questo punto resta la curiosità di sapere cosa mai avrà disegnato, lo sfortunato tatuatore di cui sopra, sul corpo di qualche cliente. Si presume non il versetto del Corano in cui si suggerisce la pratica dell'infibulazione: anche perché, l'Onnipotente sia lodato, a quanto pare non esiste.
Belinda Malaspina
Original Article >> http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31537&typeb=0
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