L'insostenibile ordine del caos
Ragione e Pregiudizio
Al pari dei fenomeni meteorologici, la nostra vita è un sistema caotico. Una banale contingenza potrebbe stravolgerla in modo imprevedibile.
domenica 19 agosto 2012 15:00

Quante volte ci capita di chiederci come sarebbe andata la nostra vita se si fosse o non si fosse verificato un certo evento? Rispondere è impossibile, perché la nostra esistenza dipende da moltissimi fattori. Cambiandone anche uno solo, addirittura il più insulso, potrebbe risultare totalmente diversa. In altre parole la nostra vita è un "sistema caotico".
"Sliding doors", il film del 1998 di Peter Howitt, rende alla perfezione l'idea. Due vite parallele attendono la protagonista in funzione di un evento che potremmo definire irrilevante: prendere o perdere un treno della metropolitana. Nel primo caso sale sulla metro, torna a casa, trova il suo compagno a letto con un'altra e lo abbandona; nell'altro perde il treno e arriva a casa più tardi, trova il suo uomo, ormai solo, sotto la doccia e ignora quindi il tradimento che si è appena consumato. Da lì si sviluppano due intrecci diversi: una banale contingenza ha fatto la differenza.
Per gli antichi greci il chaos era lo stato di disordine della materia nel periodo precedente la formazione dell'universo ordinato, il cosmos. Oggi si intende per caos una gran confusione, un sistema disordinato. Già nel secolo scorso Albert Einstein cominciò a sospettare che le cose non stessero proprio così. La sua celebre frase «Dio non gioca a dadi con la natura stava a significare che il caos non è l'assenza di ordine ma un ordine così complesso da sfuggire alla nostra attuale capacità di comprensione. Ossia che esiste ordine persino nel caos.
Negli anni Sessanta una spinta determinante per lo studio dei sistemi caotici venne da Edward Lorenz, meteorologo al MIT (Massachusetts Institute of Technology). In una sua nota relazione, Lorenz ipotizzava che il battito d'ali di una farfalla in Brasile potesse determinare, attraverso una serie di eventi concatenati, una tromba d'aria nel Texas. Una provocazione ma non troppo: la sua deduzione passò alla storia come "effetto farfalla" e fu posta alla base della nascente teoria del caos.
Lorenz voleva dimostrare è che in molti sistemi fisici, chimici, biologici e persino economici e sociali, esistono degli elementi che possono concatenarsi, propagarsi e ingigantirsi fino a provocare degli effetti spropositati.
L'esempio più eclatante di sistemi caotici lo troviamo, per l'appunto, nei fenomeni atmosferici la cui prevedibilità è spesso inattendibile, soprattutto a lungo termine. Il motivo c'è: un errore anche irrilevante nella misurazione delle condizioni iniziali, o un cambiamento impercettibile di esse, può amplificarsi portando a un risultato radicalmente diverso e imprevedibile. Il propagarsi di una perturbazione atmosferica, infatti, dipende da così tanti fattori (morfologia del suolo, pressione, temperatura, umidità, ecc.) che basta uno scostamento infinitesimale di uno di essi per influenzare tutti gli altri e mandare all'aria ogni tipo di previsione.
Ma consoliamoci: ai fenomeni caotici, di cui ancora non siamo capaci di prevedere l'andamento, si affiancano tranquillizzanti sistemi "ordinati", quelli in cui una variazione dello stato iniziale porta a una variazione di pari portata dello stato finale. È il caso, ad esempio, della benzina che consuma la nostra automobile, che aumenta in funzione dei chilometri percorsi e della velocità, dello scorrere delle stagioni in conseguenza dei movimenti della Terra, del voto a un esame in funzione di quanto si è studiato. Su questi fenomeni, che sappiamo prevedere a meno che non intervenga un evento straordinario (il serbatoio della benzina bucato, un malessere durante l'esame), organizziamo la nostra esistenza; attraverso essi plachiamo la nostra continua ricerca di certezze.
E poi, siamo sicuri che ci piacerebbe conoscere le conseguenze di ogni nostro o altrui gesto, ossia sapere in ogni momento come sarebbe la nostra vita se...?
Cecilia Calamani
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