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La campagna elettorale di Romney in Israele

Cosa succede in città

Il leader repubblicano strizza l'occhio a Israele: quali i suoi intenti?


martedì 7 agosto 2012 00:25


La campagna elettorale di Romney in Israele

Non tutte le strade per la Casa Bianca passano da Gerusalemme. Ma se questa città diventa una tappa obbligata, nella quale un leader statunitense abbraccia i dirigenti israeliani e manda un clamoroso messaggio di totale appoggio al loro Paese, significa che il vero pubblico della visita è l'elettorato ebreo statunitense.
Per questo non sorprende che il leader repubblicano Mitt Romney si sia trovato Gerusalemme dove, oltre a ribadire il suo «solido impegno per la sicurezza di Israele» e criticare velatamente il rivale, il presidente Barack Obama, ha incontrato il suo vecchio amico Benjamin Netanyahu.
Il primo ministro israeliano e Romney si conoscono e ammirano da quando lavorarono insieme, alla fine degli anni 70, in una società di consulenza a Boston. Anche se non si può né si deve dire, il leader della destra israeliana desidererebbe che il repubblicano sostituisca Obama, con il quale non ha mai avuto una relazione di confidenzialità e complicità.

«Ci conosciamo da moltissimo tempo. Sei un mio grande amico e anche un vero amico di Israele», ha detto Netanyahu a Romney davanti alla stampa prima della sua riunione. «Ho sentito della tua affermazione riguardo le armi nucleari in mano agli Āyatollāh iraniani, il maggior pericolo odierno che la sicurezza mondiale sta affrontando. Mitt, non posso essere che d'accordo. C'è bisogno di fare tutto il possibile per evitare che il regime degli Āyatollāh abbia tale possibilità», ha aggiunto. Romney si è messo a fianco di Israele condividendo le parole di Netanyahu: «Io sostengo con sicurezza la tua posizione. Un Iran nucleare ci mette davanti a delle sfide, dobbiamo garantire che il mondo sappia e capisca che le relazioni tra Stati Uniti ed Israele sono strette e molto calorose. Condividiamo gli stessi interessi e valori. Spero di poter discutere con te sulle sfide comuni e sugli accadimenti della regione, specialmente quelli della Siria e dell'Egitto».
Netanyahu ha dichiarato ancora che «fino ad oggi le sanzioni e la diplomazia non hanno fatto arretrare il progetto nucleare iraniano e per questo credo sia necessaria una minaccia militare forte e credibile che accompagni queste sanzioni affinché cambi la situazione». Dan Senor, consigliere di Romney, ha sostenuto che l'opzione militare sia l'ultima da considerare, aggiungendo che tuttavia appoggerà Israele «se deciderà di operare in solitaria per frenare l'Iran nella suo sviluppo di armi chimiche».

Trovandosi in Terra Santa, Romney ha tentato di arrivare anche nei cuori della comunità evangelica statunitense, solitamente pro-Israele. Nella sua agenda era prevista una riunione con il primo ministro palestinese, Salm Fayad e una visita al Muro del Pianto. Romney deve avere una certa preoccupazione dal momento che già nelle ultime elezioni il 78% degli ebrei votò il partito democratico. Solamente un caldo benvenuto in Israele - come quello che ebbe Obama candidato nel 2008 - potrà ridurre questa cifra, soprattutto nell'importantissimo voto degli ebrei in Florida.
In una mossa non casuale legata alla visita di Romney, Obama ha annunciato un aiuto supplementare di 70 milioni di dollari per il progetto Cupola di Ferro, sistema che neutralizza i missili sparati da Gaza contro le popolazioni sud di Israele.
Secondo il quotidiano Haaretz, citando fonti di Washington, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Tom Donilon, ha presentato due settimane fa a Netanyahu alcuni piani militari preparatori contro il progetto nucleare iraniano in caso di insuccesso dei negoziati con Teheran.

Al tramonto, in un discorso davanti alle mura di Gerusalemme, Romney ha affermato: «Evitare che l'Iran possieda armi nucleari deve essere la massima priorità della sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America». In un discorso sul medio Oriente, ha definito l'Iran come «il paese più destabilizzante del mondo» e lo ha accusato di «attacchi contro soldati statunitensi in Iraq e tentativi di attentati sul suolo americano». Romney ha poi aggiunto: «Il pericolo riguarda il regime dell'Iran, non il suo popolo».
In un chiaro riferimento ad un possibile attacco israeliano contro le centrali nucleari iraniane, Romney ha affermato: «Dobbiamo garantire il diritto di Israele a difendersi». Nel suo discorso, ha elogiato «la vibrante democrazia di Israele» assicurando che avrà sempre l'appoggio degli Stati Uniti. «Amo questo paese, amo gli Stati Uniti e amo la nostra amicizia», ha concluso.

Sal Emergui
Articolo originale su El Mundo, traduzione di di Cristian Zinfolino

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