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Anche il paradiso non deriva dalla Bibbia ebraica (“L'invenzione del cristianesimo”) 176

Ma, esattamente, come viene immaginato questo utopico e chimerico giardino delle delizie, dal quale nessuno è mai venuto a relazionarci? Assolutamente un antimondo, tutto all’incontrario della nostra valle di lacrime. Un mondo incantato, con tutte le meraviglie più inverosimili e mitico come una favola infantile. Infatti, secondo la Chiesa, nel Giorno del Giudizio risorgeremo dalla polvere col nostro corpo fisico, per cui è evidente che il paradiso non dovrebbe essere solo un mondo spirituale, ma, come lo vedono i musulmani, ricolmo di delizie materiali di ogni specie.

 Il nostro corpo, infatti, risorto in splendida forma, nonostante l’età che l’ha condotto alla morte, sarà reso eterno e immutabile, per cui non conoscerà malattie, decadenza e vecchiaia. Non avrà bisogno di nutrirsi né di soddisfare bisogni fisiologici e libici, come nel nostro basso mondo.

 

Come trascorrerà tutto quel tempo interminabile a sua disposizione? In una perenne, indicibile gioia, determinata dallo splendore della presenza di dio. Ma non solo. Per alcuni Padri e Dottori della Chiesa (Tertulliano e Tommaso d’Aquino), sadicamente inebriati dei tormenti infernali, il culmine dell’eterna beatitudine in paradiso sarà la contemplazione dei dannati nel fuoco inestinguibile. Ve lo immaginate uno che vive beato in paradiso assistere, con suprema gioia, alle pene atroci cui è sottoposto nell’inferno un congiunto stretto, magari un padre, un figlio o un fratello? Questo spettacolo non diventerebbe per lui un atroce tormento, per l’eternità?


La fantasmagorica rappresentazione del paradiso e l'orripilante mostruosità dell'inferno non avendo, come abbiamo dimostrato, un vero fondamento biblico e nemmeno evangelico, possiamo considerarle una totale invenzione della Chiesa, il supremo ricatto inventato per dominare le coscienze dei fedeli e imporre la succube osservanza alla sua dottrina, promettendo la felicità nell'aldilà e imponendo la rassegnazione nell'aldiquà.


Pubblicato da leo zen  

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