Ultimi articoli

18/7/12 – La sfortuna di ammalarsi


L’alba ci colse come un tradimento; come se il nuovo sole si associasse agli uomini nella deliberazione di distruggerci. I diversi sentimenti che si agitavano in noi, di colpevole accettazione, di ribellione senza sbocchi, di religioso abbandono, di paura, di disperazione, confluivano ormai, dopo la notte insonne, in una collettiva incontrollata follia. Il tempo di meditare, il tempo di stabilire erano conchiusi, e ogni moto di ragione si sciolse nel tumulto senza vincoli, su cui, dolorosi come colpi di spada, emergevano in un lampo, così vicini ancora nel tempo e nello spazio, i ricordi buoni delle nostre case.Molte cose furono allora fra noi dette e fatte; ma di queste è bene che non resti memoria (P.Levi, Se questo è un uomo)

Ammalarsi è l’ingiustizia più ingiusta che possa capitarci. Nonostante sia un evento probabile si cerca di non parlarne mai, o, spesso, si pensa che comunque capita ad altri. Ma non è vero, perché capita. A noi o ai nostri amici e parenti: e ci lascia senza fiato.
Se termini come ultime volontà, testamento biologico, eutanasia, fanno parte dei nostri discorsi e dei nostri pensieri, sulla malattia si abbassa la voce, si nasconde, viene spesso vissuta come una colpa. Invece conoscerla è il modo migliore per superare la paura, pur non facendosi inutili speranze. Si legge come un romanzo L’imperatore del male di Siddhartha Mukherjee*, che scrive una biografia del cancro. L’autore è un oncologo della Columbia University e, come spesso i libri scritti dagli scienziati, ha pagine ironiche spiritose divertenti. Commovente la dedica a Robert Sandler nato nel 1945 e morto nel 1948. Il bambino è stato uno dei primi malati di leucemia a sperimentare l’aminopterina, un farmaco che ha aperto la strada a un nuovo chemioterapico. Ma è anche e soprattutto una storia di donne che, secondo Mukherjee hanno contribuito più e meglio di tanti medici alla cura di questa malattia. La prima donna malata di cui si ha conoscenza è Atossa, regina di Persia e moglie di Dario il Grande. Erodoto racconta che quando scoprì di avere un onkos , una massa dura e compatta nel seno, lei decise di abbandonare la corte e di restare sola. Dopo 2500 anni, nei Cinquanta, il New York Times rifiutò di pubblicare l’annuncio a pagamento di un gruppo di supporto per malate di cancro al seno. La parola cancro poteva mettere paura ai lettori, seno non sembrava una parola educata. Ma viene esaltata anche la figura di Mary Lasker attivista femminista che convinse il presidente americano Richard Nixon a quadruplicare i fondi per la ricerca sui tumori femminili, o la figura splendente di Rachel Carson, una biologa che rifiutò la mastectomia radicale aprendo la strada ad una chirurgia conservativa. Ma è anche un omaggio a Umberto Veronesi, che noi italiani rimbambiti dai miracoli e digiuni di cultura scientifica neanche consideriamo, definito un pioniere e un genio per la combinazione di chirurgia e chemioterapia. E’ anche molto interessante la definizione di reality check , cioè uno strumento per distinguere le bufale, le notizie pseudoscientifiche, le convinzioni errate. L’autore, anche se scrive che una dieta sana è sicuramente più salutare, l’unica cosa che si sente di vietare è il fumo.
Per definire cosa è il cancro l’autore lo paragona ai campi di concentramento così come li descrive Primo Levi di cui cita interi brani del libro Se questo è un uomo. Come Levi, l’oncologo sostiene che la cosa peggiore che possa accaderci non è la morte che, alla fine, è la conclusione comune a tutte le persone. Ma il cancro come il lager priva di visione del futuro. Infatti da quando viene diagnosticato il malato si identifica con la malattia. Forse sono proprio i medici che dovrebbero aiutare i malati ad uscire dal tunnel dandogli la speranza, oltre che la possibilità scientifica, di una eventuale guarigione o comunque di una vita dignitosa e senza dolore.
In questi drammatici mesi di tagli già fatti e di quelli che verranno, non ci resta che augurarci che un governo di intelligenti bocconiani non aumentino ancora (come nel Lazio) i ticket sulla diagnostica, anche quella che ci aiuta a scoprire se ci stiamo ammalando. La già ingiusta malattia diventerebbe se possibile ancora più ingiusta, perché colpirebbe quelli che faticano pure per pagare il ticket. Perché non è vero come qualcuno scrive che siamo tutti sul Titanic. Perché su quella nave i passeggeri della I classe si salvarono al 60%, quelli della II al 40% e quelli della III al 25%. E non si può né si deve solo e sempre piegare la testa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Siddhartha Mukherjee, L’imperatore del male, Neri Pozza, €19


Posted: 2012-07-18 09:46:47

Original Article >>