5/9/12 – Aspirazioni e realtà
In un giorno d’estate il giovane Ermafrodito si gettò nudo nelle acque di un lago dove abitava la ninfa Salmacis. Colpita dalla sua bellezza se ne innamorò, lo abbracciò e implorò gli dei di fare in modo che il suo corpo e quello del ragazzo non si separassero mai più. Gli dei la accontentarono e i due rimasero uniti in un essere nuovo, insieme maschio e femmina. Ma a Roma l’ermafrodito era un monstrum, un essere che segnalava l’ira degli dei. Il mostro sfuggendo alla regola fondamentale della divisione dei sessi, rappresentava un pericolo per la convivenza civile, perciò andava eliminato. Non solo uccidendolo,ma cancellandone le tracce sommergendolo nelle acque profonde del mare o di un fiume. Spesso il mito e la realtà non coincidono.
http://www.artapartofculture.net/2011/06/21/moataz-nasr-the-other-side-of-the-mirror-di-manuela-de-leonardis/
Moataz Nasr, importante artista egiziano che espone le sue opere da Tokyo a Oslo, realizza sculture, fotografie, installazioni sull’identità del suo essere arabo, e ha fatto del suo impegno sociale e politico il fulcro del suo lavoro. Nasr ha partecipato alle manifestazioni di piazza Tahrir e, come fattiva testimonianza, ha fondato al Cairo il circolo Darb 1718, uno spazio per mostre, film, pubblicazioni… In questo centro si proietta continuamente il documentario di Ahmed Basiony, ammazzato durante i primi giorni della rivoluzione proprio mentre lo girava. L’ultima opera di Nasr si chiama We Need Education, e consiste in una grande lavagna scolastica. Ai piedi della lavagna piccole montagne di gesso e come suono di sottofondo lo stridore di un gessetto che lascia la scritta abbiamo bisogno di educazione. Le opere più note di Nasr, esposte ovunque ma poco in Italia, sono le serie di foto Man-made realizzate nel 2006, dove sono ritratti profili di giovani con paraocchi simili a quelli dei cavalli.
Nasr è uno di quei tanti esponenti della primavera araba che non chiamava in causa in nessun modo l’islam, ma che si è distinta per essere composta da singoli e distinti individui. La domanda che molto Occidente continua a porsi è se l’islam è compatibile con la democrazia, con i diritti umani, con i diritti della donna. Continuare a rispondere no è un po’ seguire i vecchi schemi dello scontro di civiltà illustrati da Samuel Huntington . Questa idea – pregiudizio? – ha portato i governi occidentali a sostenere dittature apparentemente secolarizzate come quelle di Mubarak in Egitto, di Ben Ali in Tunisia e di Gheddafi in Libia scendendo i gradini più bassi della realpolitik. Ma le società arabe erano in movimento ben prima delle primavere del 2011. Piccoli imprenditori, intellettuali, donne, giovani, da tempo rifiutavano l’islam istituzionalizzato, scegliendo piuttosto un percorso molto flessibile e individuale rispetto alla religione. Non sempre e non per tutti però essere individuo significa scegliere la modernità. Si pensi ai fanatismi cristiani, per esempio alla destra religiosa americana . In sintesi estrema nel mondo islamico che noi occidentali ancora leggiamo come un monolite, c’è un pluralismo religioso che va dagli islamici moderati ai salafiti. I governi occidentali devono attrezzarsi a rapportarsi con un mondo arabo dove c’è di tutto, compresi molti laici, o meglio, persone del tutto indifferenti alla tematica religiosa.(come la maggior parte delle persone nel mondo)
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_scontro_delle_civilt%C3%A0
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Mercoledì 5 settembre alle 23.45 su rai 3 Doc3 propone La dolce morte (The suicide Tourist). Realizzato nel 2007 dal documentarista canadese e premio Oscar John Zaritsky, sul suicidio assistito. E’ il frutto di un lungo lavoro di preparazione condotto dal regista all’interno della Dignitas, organizzazione svizzera con sede a Zurigo che dal 1999, in conformità alle legge elvetiche , ha aiutato a morire più di 700 persone provenienti da 25 paesi diversi. Nel 2006 Zaritsky conosce Craig Ewert , 59enne professore universitario in pensione colpito da Sla (una grave malattia degenerativa del sistema nervoso che conduce alla disfunzione di tutti i muscoli del corpo, compresi quelli dcon cui parliamo, mangiamo, respiriamo). Ewert ha deciso di mettere fine alla sua vita nel pieno delle proprie facoltà mentali, non vuole restare”prigioniero di una tomba”. Esprime però anche un’altra volontà; desidera che il suo ultimo viaggio venga filmato, che possa essere un contributo utile a stimolare il dibattito sull’eutanasia. Nel documentario gli ultimi 4 giorni di vita di Ewert, dal saluto con i figli, al viaggio dall’Inghilterra alla Svizzera, fino all’ultimo bacio con la moglie pochi istanti prima di ingerire la letale bevanda di barbiturici.
Posted: 2012-09-05 08:05:49
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