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Ragazzo sgozzato: carabinieri, contro 2 albanesi gravissimi indizi

(AGI) – Pesaro, 22 lug. – Da una parte la rabbia ceca di Igli Meta e Mario Nema, i due albanesi sospettati di aver ucciso l’amico Ismaele Lulli, dall’altra la logica dei carabinieri, guidati dal comandante di Pesaro, colonnello Antonio Sommese: in mezzo un giallo che, dopo nemmeno un giorno, e’ stato chiarito in quasi tutti i suoi punti. I due che gli uomini dell’arma considerano gli assassini e che, ieri pomeriggio, la gente di Sant’Angelo in Vado di 19 anni, ha cercato di aggredire una volta usciti dalla caserma, hanno fatto troppi errori, a cominciare dall’sms con il quale hanno dato appuntamento alla loro vittima: “Ti passiamo a prendere con la macchina per fare un bagno al fiume”, c’era scritto sul cellulare di Ismaele. Un messaggio che ha aperto portato gli inquirenti alla risoluzione del giallo. Ma il paziente lavoro di perlustrazione e di controllo delle tracce, con l’intervento del Ris di Roma, ha portato altri mattoni al castello accusatorio: le impronte digitali sullo scotch utilizzato per immobilizzarla vittima e sul cellulare di Ismaele, utilizzato per mandare un messaggino alla mamma e alla fidanzata dello studente, per annunciare la volonta’ di cambiare vita e trasferirsi a Milano. E, ancora, i propri vestiti sporchi di sangue, che non hanno fatto in tempo a distruggere: i carabinieri li hanno recuperati nel boschetto, all’interno di buste di plastica. Ad oggi, all’appello manca solo l’arma del delitto: probabilmente un coltello, utilizzato con rabbia inaudita: un colpo secco e la morte, per Ismaele, e’ arrivata quasi subito. Pu1/Mav
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