TwitterFacebookGoogle+

Rai, Verdelli lascia. Ma chi c'è nel mirino?

Roma – Addio al piano di riforma del sistema delle news in Rai firmato Carlo Verdelli. E il direttore editoriale per l’offerta informativa rassegna le dimissoni: “Non posso continuare a lavorare a qualcosa e in una realtà dove il mio sforzo non trova riscontro”. La decisione viene presa dopo un complesso consiglio d’amministrazione che boccia buona parte del suo progetto di riorganizzazione dell’informazione.

Si apre scontro, dg nel mirino
Le dimissioni si traducono in una netta presa di posizione da più parti contro l’attuale vertice di viale Mazzini. E al centro del fuoco incrociato sembra esserci per lo più il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, il cui ruolo pare essere messo in discussione, accreditando le voci di ‘rimpasto’ o avvicendamenti in quella responsabilità. C’è chi nei corridoi della politica ipotizza Maggioni al suo posto, da presidente a dg Rai. Il fine corsa di Campo Dall’Orto però potrebbe avvenire solo in caso di sfiducia da parte di almeno buona parte dello stesso Cda di viale Mazzini, non può essere la singola critica a metterlo fuori gioco. E al momento non ci sarebbe tra i consiglieri quella compattezza e volontà decisa in grado di rovesciare tutto, anche se Verdelli è stata una scelta di Campo Dall’Orto. E intanto se da una parte c’è l’azienda che rende noto di aver “preso atto” con “rammarico” della volontà di Verdelli di dimettersi, con il dg che “in particolare, lo ringrazia per aver saputo gestire con grande capacità, scrupolo e professionalità i numerosi momenti di emergenza informativa in cui la Rai, i suoi canali e i suoi giornalisti sono sempre riusciti a offrire agli italiani un’informazione puntuale, coordinata e pluralista”, e di quel lavoro resterà comunque traccia, dall’altra c’e l’esecutivo Usigrai che sottolinea che “il fallimento di questo vertice non si può esaurire nelle dimissioni di Verdelli”. 

Le reazioni
Per il sindacato dei giornalisti Rai la creazione della nuova struttura “è la principale, e nei fatti unica, scelta dell’attuale vertice sull’informazione. Questa vicenda non può chiudersi qui. La censura Anac, la sanzione per comportamento antisindacale, ora le dimissioni di Verdelli: il vertice Rai deve render conto con urgenza di scelte disastrose. Anche perché non è credibile che il direttore generale non fosse a conoscenza della linea scelta dal direttore editoriale. Non assisteremo in silenzio – dice l’Usigrai – alla delegittimazione della Rai Servizio Pubblico causata da un vertice inadeguato”.

 

#Rai, non è credibile che il Dg non fosse a conoscenza della linea scelta da #Verdelli (il comunicato) https://t.co/GCxhZFOuCw pic.twitter.com/jaQQaPSjA2

— USIGRai (@USIGRai) 3 gennaio 2017

 

E un consigliere Rai di maggioranza dice che “non si può convocare un consiglio informale e provocare questo disastro, vuol dire che la Rai è fuori controllo”. A chiedere chiarezza sulla gestione dell’azienda di viale Mazzini non sono solo le forze d’opposizione. “Io resto alle indicazioni del governo, il responsabile non può essere solo Verdelli”, dice per esempio Michele Anzaldi, del Pd e componente della commissione di Vigilanza.

 

Verdelli può aver sbagliato progetto ma si comporta da persona seria e professionale: non accettata sua proposta, si dimette.Gli altri? #Rai

— Michele Anzaldi (@Michele_Anzaldi) 3 gennaio 2017

 

 

Membri del Cda sottolineano quanto forte sia percepita una distanza tra il dg Campo Dall’Orto e la presidente Maggioni, “ed è l’azienda – spiega uno dei consiglieri – che paga il conto di questo scontro”. Forza Italia con Gasparri e Matteoli e Fratelli d’Italia con Rampelli puntano il dito sul dg e dicono chiaramente: “Dopo Verdelli tocca a lui”. Ma anche dai dem non c’è alcuna difesa verso i vertici di viale Mazzini. “Se dopo un anno e mezzo, cioè metà mandato del dg Campo Dell’Orto, si conclude cosi’ la stagione Verdelli, non e’ certo soltanto lui a dovere pagare conto di un fallimento annunciato”, dice per esempio Salvatore Margiotta, componente della vigilanza. E i rappresentanti del M5S in vigilanza dicono che le dimissioni di Verdelli “sono un fallimento del servizio pubblico in salsa renziana, capace di mostrare il vero sistema di potere del Giglio magico con invidie e gelosie”. 
 

Piano naufragato e dimissioni
Il piano è naufragato al secondo confronto in Cda sull’ipotesi di riforma messa sul tavolo lo scorso dicembre. Adesso si procederà a una “rivisitazione” affidata al direttore generale Antonio Campo Dall’Orto e che sarà fatta sulla base delle indicazioni venute dagli stessi consiglieri nel corso del serrato dibattito, e alla luce anche del lavoro svolto dal team Verdelli. Ma di sicuro c’è che quel piano non esiste più: è stato giudicato “incompatibile” con quello che invece si vuole in fatto di informazione Rai. “Mi sono dimesso, sto preparando la lettera, molto breve, con cui comunico la mia decisione al direttore generale”, ha riferito a caldo Verdelli. “Non posso continuare a lavorare a qualcosa e in una realtà dove il mio sforzo non trova riscontri”. Dimissioni irrevocabili dunque? “Nella mia vita se c’è una cosa certa è la coerenza, l’onestà intellettuale”. In Cda nessun consenso netto è stato speso per l’ipotesi di piano formulata, si è riproposta quindi una situazione come quella del 22 dicembre, quando lo stesso Verdelli aveva rilevato questa ‘diffidenza’ marcata. Ed è apparso chiaro che il piano così com’era stato impostato – la creazione di macroregioni e lo spostamento della direzione del Tg2 a Milano sono solo alcuni esempi delle criticita’ subito fatte rilevare non appena messo nero su bianco – non aveva alcuna possibilità di passare. E quindi in attesa che arrivi la convenzione Stato-Rai ( i tratta della concessione di servizio pubblico che è scaduta a maggio e che ora va avanti in prorogatio) si lavorerà in maniera continua per “rivisitare” punto per punto il piano e “riscriverlo”.
 

Quattro capisaldi

  • informazione digitale
  • informazione di flusso
  • informazione da parte di tg e reti, con il necessario coordinamento tra essi
  • informazione per l’estero, per le comunità italofone.

Cosa succede adesso
Da tutti i consiglieri la sottolineatura che l’informazione, il sistema news, è centrale per la Rai, e deve avere indici di garanzia assoluta di pluralismo. Nelle prossime settimane il Cda, dove viene espressa volontà per dare corpo a una fortissima innovazione, è chiamato quindi a verificare quali e quante cose si possono fare in tempi brevi, e peraltro capire su quali risorse finanziarie poter contare. In una parola, il piano dev’essere “sostenibile”. Esattamente il contrario di quello finora preso in esame. La Rai da parte sua ha fatto sapere che “si rammarica della scelta e ringrazia sentitamente Verdelli per la preziosa attività svolta in questo anno di lavoro nel quale ha coordinato l’attivitaà informativa del Servizio pubblico. Il Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto, in particolare, lo ringrazia per aver saputo gestire con grande capacità, scrupolo e professionalità i numerosi momenti di emergenza informativa in cui la Rai, i suoi canali e i suoi giornalisti sono sempre riusciti a offrire agli italiani un’informazione puntuale, coordinata e pluralista”, si legge nella nota. “L’azienda ribadisce che la proposta di Piano per l’informazione redatta dal Direttore Verdelli e dalla sua struttura resterà come una preziosa base da cui far proseguire il confronto necessario al varo del Piano finale per l’Informazione su cui tutto il Consiglio di Amministrazione e il Direttore generale sono da mesi impegnati”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.