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Rajoy tira dritto. Puigdemont pure. Cosa sta succedendo in Spagna

Tre settimane dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna, arriva il commissariamento della regione ribelle: il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato che assumerà le competenze del presidente catalano, Carles Puigdemont, e convocherà nuove elezioni entro sei mesi. Il leader indipendentista, alla testa di una manifestazione indipendentista che ha visto 450 mila persone sfilare per le strade di Barcellona, ha rievocato la dittatura, definendo la decisione di Madrid “la peggiore dai tempi di Franco” e ha alzato il livello della sfida, chiedendo al ‘Parlament’ locale di esprimersi.

Madrid: “Non sospendiamo l’autonomia”

Dopo la scontata ratifica del Senato, il governo iberico attiverà quindi l’articolo 155 della Costituzione, quello che prevede la revoca dell’autonomia. “Abbiamo dovuto farlo anche se non era questa la nostra intenzione”, ha dichiarato Rajoy, “non si sospende l’autonomia, né l’autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge”, cercando “lo scontro” con Madrid.

Immediata la reazione catalana. Di “colpo di Stato” e “nuovi decreti di Nueva Planta” (le misure repressive contro i catalani adottate a inizio ‘700 dal re Felipe V, ndr) ha parlato il PDeCAT, il partito indipendentista di Puigdemont e del suo predecessore Artur Mas. Ma anche una forza politica contraria all’indipendenza come Podemos si è detta sconvolta per la “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna”. È “un colpo di stato contro il popolo della Catalogna”, ha denunciato il numero due del partito ‘viola’, Pablo Echenique. 

Gli effetti dell’articolo 155

L’annuncio di Rajoy è arrivato al termine di un Consiglio dei ministri straordinario, convocato dopo che Barcellona ha lasciato passare due ultimatum senza chiarire se abbia davvero proclamato la secessione dalla Spagna ma insistendo per l’avvio di un dialogo diretto con Madrid. 
Il governo ha chiesto la destituzione di Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di 12 membri del Govern, accusati di “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole”. Una volta attivato l’articolo 155, il Parlament catalano eserciterà solo una “funzione rappresentativa”, quindi non potrà eleggere un sostituto di Puigdemont, né potrà adottare “iniziative contrarie alla Costituzione”: entro 30 giorni, Madrid potrà porre il veto sulle sue decisioni. Il governo centrale assumerà anche il controllo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e di radio e tv.

Il premier del Partito popolare ha però rassicurato che con il tempo le cose “si aggiusteranno” e “nessuno sarà danneggiato”. Rajoy ha anche invitato le imprese a rimanere in Catalogna: “Gli ultimi dati dell’economia catalana sono preoccupanti”, ha osservato, “più di mille aziende, le aziende più grandi che danno lavoro, hanno lasciato. C’e’ stata una disincentivazione degli investimenti e un crollo del turismo”.

“Rajoy come Franco”

Puidgemont si è posto alla testa delle 450 mila persone che hanno marciato a Barcellona per chiedere la liberazione dei due esponenti secessionisti arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di sedizione, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. “Il governo spagnolo”, ha tuonato Puigdemont, “ha preso la peggiore decisione dai tempi di Franco malgrado la volontà dei catalani, il governo si è illegittimamente proclamato titolare del potere politico in Catalogna”. 

La decisione del governo spagnolo di commissariare, di fatto, la Catalogna, dopo il referendum illegale del primo ottobre sulla secessione da Madrid, “rappresenta un attacco alla democrazia”, ha proseguito, “per questo chiedo che si convochi il ‘Parlament’ (catalano) per combattere gli abusi di Madrid. In base a cosa deciderà la plenaria del ‘Parlament’ decideremo di conseguenza”.

La tattica di Puigdemont

Puigdemont conferma così la sua tattica di dare risposte nebulose, prima alle richieste ora alle decisioni di Madrid, anche a tempo ormai scaduto. E continua a giocare la carta delle emozioni per il ricordo delle repressioni subite da Barcellona durante la dittatura di Francisco Franco, accostato al premier spagnolo (“non è la prima volta che le istituzioni catalane subiscono un golpe dallo Stato spagnolo)”. Puigedmont si è poi rivolto per l’ennesima volta all’Europa – che non vuole sentir parlare di indipendenza della Catalogna o di mediazione con Madrid – sostenendo che la regione autonoma spagnola è uno Stato dell’Eruopa.

La decisione di Puigdemont di convocare il ‘Parlament’, mentre il Senato Madrid si appresta a votare la sospensione dell’autonomia, rappresenta un’ulteriore sfida. In passato Puigedmont aveva minacciato che se Madrid, come ha fatto oggi, avesse invocato l’art. 155 della Costituzione che commissaria la Generalitat, lui avrebbe appunto convocato una riunione del parlamento locale per dichiarare formalmente – a quel punto senza le recenti ambiguità – l’indipendenza unilaterale dalla Spagna. 
In quel caso l’illegalità dell’atto porrà ulteriomente fuori dalla legge Puigdemont e tutti i deputati regionali che appoggiassero la sua decisione.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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