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Raqqa, da capitale del Califfato a regia stragi in Occidente

di Gianluca Zeccardo

Roma – Raqqa, città nel nord della Siria, è la capitale del sedicente Stato islamico dopo che i miliziani dell’Isis ne presero il controllo nel gennaio del 2014. Ed è il centro di comando di recenti sanguinosi attacchi all’Occidente firmati dal gruppo jihadista. Dei 240.000 abitanti che si contavano nel 2011 prima dell’inizio della guerra civile in Siria, circa 80.000 sono scappati. Molti di quelli rimasti subiscono le peggiori atrocità commesse dal gruppo jihadista attraverso la più rigida appplizazione della legge islamica.

DAL 2014 NELLE MANI DELL’ISIS
Situata sulle rive del fiume Eufrate, prossima al confine turco, nel marzo del 2013 e’ diventata la prima citta’ a finire nelle mani dei ribelli islamisti, controllata dai qaedisti del Fronte Al-Nusra. All’inizio del 2014, è stata conquistata dall’Isis: il leader assoluto del gruppo, Abu Bakr al-Baghdadi, che il 29 giugno la proclamò capitale del Califfato, lo Stato islamico che si estende tra Iraq e Siria del nord, di cui il terrorista più ricercato al mondo si autoproclamò califfo. Da quel monento Raqqa e’ diventata il punto di convergenza di migliaia di foreign figheters partiti dall’Europa e arrivati in Siria attraverso la Turchia per unirsi all’Isis e combattere tra le fila del gruppo. A Raqqa sono stati pianificati gli attacchi all’Occidente opera di jihadisti addestrati e precedentemente induriti dai combattimenti al fronte, ma anche quelli improvvisati e affidati a sostenitori dell’Isis non in contatto con il gruppo jihadista, ma piu’ vulnerabili e facili da suggestionare perche’ vivono ai margini sociali e perche’ affetti da problemi psicologici. Le linee guida sono state per lungo tempo dettate dal portavoce del califfato, Mohammed al-Adnani, ucciso il 30 agosto scorso in un attacco aereo rivendicato dagli Usa, ma anche dalla Russia, come in una specie di gara su chi abbia eliminato una delle menti del gruppo jihadista. Una lunga scia di sangue iniziata il 7 gennaio 2015 a Parigi con l’attacco al settimanale satirico Charlie Hebdo, ancora a meta’ tra Al Qaeda e Isis, che scateno’ l’effetto emulazione che si tradusse tre giorni dopo nell’attacco al supermercato kosher nella capitale francese e in quelli ‘minori’ al museo ebraico a Bruxelles e al treno Amsterdam-Parigi. La cellula organizzaza da Adnani era ormai pronta a colpire in grande, come hanno dimostrato le stragi del 15 novembre a Parigi e del 22 marzo di quest’anno a Bruxelles. Il 15 luglio scorso, meno di due mesi dopo l’appello di Adnani a colpire ovunque l’Occidente lanciato a ridosso del Ramadan, la strage sul lungomare di Nizza. (AGI) 

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