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Ratzinger "rinunciare per me era un dovere, decisi in Messico"

CdV – “Dopo l’esperienza del viaggio in Messico e a Cuba, non mi sentivo più in grado di compiere un viaggio così impegnativo”. “La rinuncia era per me un dovere”. Lo confida Benedetto XVI in un’intervista – pubblicata su Repubblica – rilasciata al teologo Elio Guerriero, direttore dell’edizione italiana della rivista Communio fondata nel 1972, tra gli altri, da Joseph Ratzinger, Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac. Ratzinger spiega che durante “il viaggio in Messico e a Cuba ho sperimentato con grande forza i limiti della mia resistenza fisica. Soprattutto mi sono reso conto di non essere più in grado di affrontare in futuro voli transoceanici per il problema del fuso orario. Naturalmente ho parlato di questi problemi anche con il mio medico, il professore Patrizio Polisca. Diveniva in questo modo chiaro che non sarei più stato in grado di prender parte alla Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro nell’estate del 2013, vi si opponeva chiaramente il problema del fuso orario. Da allora in poi dovetti decidere in un tempo relativamente breve sulla data del mio ritiro”.

Papa Francesco “tutta la Chiesa gli deve gratitudine”

“Nel 2013 – confida il Papa emerito – vi erano numerosi impegni che non ritenevo più di poter portare a termine. In particolare era gia’ stata fissata la data della Giornata Mondiale della Gioventù che doveva svolgersi nell’estate del 2013 a Rio de Janeiro in Brasile. Secondo Ratzinger, “con l’impostazione data da Giovanni Paolo II a queste giornate, la presenza fisica del Papa era indispensabile. Non si poteva pensare a un collegamento televisivo o ad altre forme garantite dalla tecnologia. Anche questa era una circostanza per la quale la rinuncia era per me un dovere”. “Avevo infine – aggiunge il Papa Emerito – la fiducia certa che anche senza la mia presenza l’anno della fede sarebbe comunque andato a buon fine. La fede, infatti, è una grazia, un dono generoso di Dio ai credenti. Avevo, perciò, la ferma convinzione che il mio successore, così come è poi avvenuto, avrebbe ugualmente portato al buon fine voluto dal Signore, l’iniziativa da me avviata”. Oltre al momento in cui rendere effettive le dimissioni, bisognava scegliere il luogo dove abitare da Papa emerito. “Avevo visitato – racconta Benedetto XVI – molte volte il monastero Mater Ecclesiae fin dalle sue origini. Spesso mi ero recato lì per partecipare ai vespri, per celebrarvi la santa messa per tutte le religiose che vi si erano succedute. Da ultimo vi ero stato in occasione della ricorrenza dell’anniversario di fondazione delle Suore Visitandine. A suo tempo, Giovanni Paolo II aveva deciso che la casa, che in antecedenza era servita come abitazione del direttore della Radio Vaticana, doveva diventare in futuro un luogo di preghiera contemplativa, come una fonte d’acqua viva in Vaticano. Avendo saputo che in quella primavera scadeva il triennio delle Visitandine, mi si dischiuse quasi naturalmente la consapevolezza che questo sarebbe stato il luogo dove potermi ritirare per continuare a mio modo il servizio della preghiera al quale Giovanni Paolo II aveva destinato questa casa”.

“L’obbedienza al mio successore non è mai stata in discussione. Ma poi vi è il sentimento di comunione profonda e di amicizia. Frazncesco mi ha fatto dono di un rapporto meravigliosamente paterno-fraterno”, assicura Benedetto XVI che dedica a Papa Francesco una parte rilevante della sua intervista al teologo Elio Guerriero. “Al momento della sua elezione – racconta il Papa Emerito – provai, come tanti, uno spontaneo sentimento di gratitudine verso la Provvidenza. Dopo due pontefici provenienti dall’Europa Centrale, il Signore volgeva per così dire lo sguardo alla Chiesa universale e ci invitava a una comunione più estesa, più cattolica”.

“Personalmente – rivela Ratzinger – io rimasi profondamente toccato fin dal primo momento dalla straordinaria disponibilita’ umana di papa Francesco nei miei confronti. Subito dopo la sua elezione cercò di raggiungermi al telefono. Non essendo riuscito questo tentativo, mi telefonò ancora una volta subito dopo l’incontro con la Chiesa universale dal balcone di san Pietro e mi parlò con grande cordialita’. Spesso mi giungono quassù piccoli doni, lettere scritte personalmente. Prima di intraprendere grandi viaggi, il Papa non manca mai di farmi visita. La benevolenza umana con la quale mi tratta, è per me una grazia particolare di quest’ultima fase della mia vita della quale posso solamente essere grato. Quello che dice della disponibilita’ verso gli altri uomini, non sono solamente parole. La mette in pratica con me. Che il Signore gli faccia a sua volta sentire ogni giorno la sua benevolenza. Per questo prego il Signore per lui”. (AGI)

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