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Ratzinger, Wojtyla mio maestro in tutto, anche nella musica

(AGI) – Castel Gandolfo, 4 lug. – “Se pensiamo alla liturgia celebrata da san Giovanni Paolo II in ogni continente, vediamo tutta l’ampiezza delle possibilita’ espressive della fede nell’evento liturgico; e vediamo anche come la grande musica della tradizione occidentale non sia estranea alla liturgia, ma sia nata e cresciuta da essa e in questo modo contribuisca sempre di nuovo a darle forma”. Sono parole di Joseph Ratzinger, tornato per qualche settimana nella residenza estiva di Castel Gandolfo e – con questo intervento pubblico – per un’ora sull’amata cattedra di professore universitario. Il Papa Emerito Benedetto XVI ha infatti ricevuto oggi nel Salone degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo – i dottorati honoris causa in teologia e in musica sacra conferiti dagli atenei cattolici di Cracovia e ha voluto ringraziare le autorita’ accademiche e l’arcivescovo Stanislao Dziwisz, storico segretario di Wojtyla, perche’ con questo atto “e’ divenuto ancor piu’ profondo il legame con la Polonia, con Cracovia, con la patria del nostro grande santo Giovanni Paolo II”. “Senza di lui – ha affermato Ratzinger – il mio cammino spirituale e teologico non e’ neanche immaginabile. Con il suo esempio vivo egli ci ha anche mostrato come possano andare mano nella mano la gioia della grande musica sacra e il compito della partecipazione comune alla sacra liturgia, la gioia solenne e la semplicita’ dell’umile celebrazione della fede”. Nel suo intervento, Benedetto XVI ha parlato anche della crisi della musica sacra nel post-concilio, quando “ambienti significativi del movimento liturgico ritenevano che, per le grandi opere corali e financo per le messe per orchestra, in futuro ci sarebbe stato spazio solo nelle sale da concerto, non nella liturgia”, dove “ci sarebbe potuto esser posto solo per il canto e la preghiera comune dei fedeli. D’altra parte c’era sgomento per l’impoverimento culturale della Chiesa che da questo sarebbe necessariamente scaturito”. Per il teologo Ratzinger invece la liturgia e la musica potevano e dovevano conciliarsi se si voleva “attuare il Concilio nella sua interezza”, e le domande su come questo potesse essere realizzato si imponevano non solo ai liturgisti ma “a molti altri fedeli, a gente semplice non meno che a persone in possesso di una formazione teologica”. Secondo il Papa Emerito, in definitiva, “la grande musica sacra e’ una realta’ di rango teologico e di significato permanente per la fede dell’intera cristianita’, anche se non e’ affatto necessario che essa venga eseguita sempre e ovunque. D’altro canto e’ pero’ anche chiaro che essa non puo’ scomparire dalla liturgia e che la sua presenza puo’ essere un modo del tutto speciale di partecipazione alla celebrazione sacra, al mistero della fede”. “Non conosciamo – ha poi concluso – il futuro della nostra cultura e della musica sacra. Ma una cosa e’ chiara: dove realmente avviene l’incontro con il Dio vivente che in Cristo viene verso di noi, li’ nasce e cresce nuovamente anche la risposta, la cui bellezza proviene dalla verita’ stessa”. (AGI)

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