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Regeni, Egitto frena su pista banda criminale

Il Cairo – Nuova frenata del governo egiziano sull’ultima versione fornita dalla polizia in merito all’omicidio di Giulio Regeni. Il portavoce del ministero dell’Interno, generale Abu Bakr Abdel Karim, ha detto nel corso di una trasmissione televisiva sul canale “Hayat al Youm” che il dicastero non è certo che Regeni sia stato ucciso da una banda specializzata nelle rapine agli stranieri, come ipotizzato invece dagli investigatori egiziani. “La ricerca dei responsabili è ancora in corso. Non possiamo confermare che Regeni sia stato ucciso da questa banda”, ha detto Abu Bakr, confermando che le autorità egiziane non hanno mai chiuso il caso. “Le indagini sono in corso e non si sono mai interrotte, al contrario di quello che pensa qualcuno”, ha detto Abu Bakr.

Il portavoce del ministero, infine, ha precisato che il ritrovamento degli effetti personali di Regeni “rientra nelle indagini” sull’omicidio del ricercatore italiano e non si è trattato di un’operazione casuale. La scorsa settimana, gli effetti personali del ricercatore italiano sono stati trovati in un appartamento appartenente alla sorella di Tarek Saad Abdel Fatah, presunto capo di una sedicente banda criminale specializzata nelle rapine agli stranieri, nel distretto di Shobra al Khaima, nel governatorato di Qalyubia. Il sospetto criminale, originario di Sharqia, è stato ucciso dalle forze di sicurezza egiziane insieme ad altre quattro persone la mattina dello scorso giovedi’, 24 marzo, in una sparatoria a Heliopolis. (AGI) 

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