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Regeni, ira dei familiari "infamante depistaggio"

Roma – All’indomani della nuova ‘verità’ sul caso Regeni arrivata dall’Egitto, i familiari del ricercatore denunciano “un infamante depistaggio”. “Credo che il nostro sgomento sia quello dell’Italia intera, rispetto a questi infamanti depistaggi che si susseguono in questi giorni”, ha affermato l’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ai microfoni di Radio 1 Rai. “La cosa che ci ha colpito di piu’ – ha proseguito il legale- e’ l’insulto, la mancanza di rispetto non solo nei confronti di Giulio ma di tutto il Paese, delle istituzioni, come se potessimo accontentarci di queste menzogne. Allo sgomento – ha proseguito – si unisce la soddisfazione e la fierezza di essere italiani e di avere il sostegno delle istituzioni, delle tante associazioni umanitarie e soprattutto dei cittadini. Questo per la famiglia di Giulio e’ molto importante”. 

Si terra’ il 5 aprile prossimo a Roma l’incontro tra i rappresentanti della polizia italiana ed egiziana che lavorano sul caso del 28enne ricercatore di origine friulana, scomparso il 25 gennaio scorso al Cairo in circostanze ancora chiarire e trovato cadavere il 3 febbraio. L’appuntamento istituzionale, che fa seguito alla recente trasferta nella capitale egiziana del capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone e del pm Sergio Colaiocco, avra’ un valore particolarmente significativo perche’ i nostri investigatori chiederanno informazioni e notizie dettagliate sulle modalita’ di ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni. La polizia egiziana ha fatto sapere di aver ucciso alcuni membri di una banda criminale specializzata in sequestri e che avrebbe rapito il ricercatore. La nuova versione e’ stata ‘accreditata’ con la notizia del ritrovamento di alcuni effetti personali del giovane.

Inutile dire – trapela da fonti inquirenti – come susciti non poche perplessita’ la versione egiziana secondo cui i documenti del ricercatore italiani sono stati rinvenuti nell’abitazione della sorella di uno dei cinque presunti rapinatori egiziani uccisi in uno scontro a fuoco. Chi indaga si limita a far notare come tra gli effetti personali mostrati dalle autorita’ del Cairo siano riconducibili a Regeni solo le due tessere universitarie, il passaporto e la carta di credito. Il resto, e cioe’ lo zainetto, gli occhiali da sole, il portafoglio e un pezzetto di hashish, non era di proprieta’ della vittima.

Non solo: secondo il quotidiano “al Masry al Youm”, la moglie di Tarek Abdel Fatah, componente della banda, ha affermato che il marito era entrato in possesso della borsa rossa con all’interno alcuni effetti di Regeni solo da cinque giorni e che la stessa borsa sarebbe appartenuta a un suo amico e non a Regeni. Tra gli altri particolari emersi, la moglie di Fatah ha detto che il marito avrebbe preso in affitto alcuni appartamenti in diversi quartieri di Qalyubia, nel governatorato del Delta del Nilo, per depistare le indagini della polizia. Fatah, sempre secondo i racconti della moglie, si sarebbe finto un pittore per muoversi liberamente. Intanto la moglie e la sorella di Tarek rimarranno in carcere per quattro giorni, cosi’ come il cognato di Tarek. I tre sono accusati di aver nascosto un criminale e di furto. (AGI)

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