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Regeni, Italia valuta nuove misure contro Il Cairo

Roma – L’Italia valuta nuove misure da prendere nei confronti dell’Egitto per il caso di Giulio Regeni. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha incontrato alla Farnesina l’ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari, richiamato in Italia per consultazioni con il governo. Nel corso dell’incontro, hanno fatto sapere fonti della Farnesina, è stata fatta una prima valutazione sulle eventuali misure successive da prendere. Intanto le autorità del Cairo si sono impegnate a esaminare i tabulati telefonici relativi al caso, fornendone i risultati alla controparte italiana a tempo dovuto. L’Italia incassa la solidarietà della Gran Bretagna, che ha chiesto una indagine piena e trasparente.

“Il caso non è stato chiuso e continueremo a collaborare con l’Italia, con la quale cooperiamo grazie a un legame eccezionale. Siamo disposti a mantenere la cooperazione al livello degli investigatori e delle azioni penali”, ha detto il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry. “Durante l’ultimo round di incontri a Roma – ha aggiunto – la parte egiziana risposto a tutte le richieste della parte italiana tranne una, che viola la nostra costituzione e le nostre leggi. La richiesta italiana sui tabulati delle celle telefoniche nei tre luoghi dove Regeni viveva, dove sarebbe stato rapito e dove è stato ritrovato, è stata respinta per queste ragioni costituzionali e legali, ma la parte egiziana esaminerà i tabulati informando la parte italiana dei risultati”, ha detto Shoukry. Ci vorrà del tempo, ha aggiunto il ministro egiziano, per arrivare alla verità. “Ci è voluto quasi un anno per trovare gli assassini dell’ex procuratore generale egiziano Hesham Barakat”, ha ricordato il ministro, secondo cil quale “sia in Egitto che in Italia c’è un desiderio di raggiungere quanto prima la verità e risultati decisivi sulla questione”.

Il ministero degli Esteri britannico ha chiesto che si porti a termine “un’indagine piena e trasparente”. Una presa di posizione che ha soddisfatto l’ambiente accademico di Cambridge, città dove il giovane friulano studiava da dottorando. Erano stati proprio professori e ricercatori dell’antica università britannica a chiedere un intervento da parte del governo di Sua Maestà già nei giorni successivi al ritrovamento del corpo. La decisione del Foreign Office è arrivata anche dopo la raccolta firme avviata nel Regno Unito che chiede di fare luce su un caso che è sempre più fonte di scontro diplomatico fra l’Italia e l’Egitto, una petizione che in Gran Bretagna ha superato le 10mila firme. “Siamo molto preoccupati”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri, “e abbiamo sollevato il caso con le autorità egiziane sia a Londra che al Cairo, sottolineando la necessità di un’indagine trasparente. Rimaniamo in contatto sia con le autorità italiane che egiziane. E i nostri pensieri ora vanno alla famiglia e agli amici di Regeni in questi momenti difficili”, ha concluso il portavoce del Foreign Office guidato dal ministro conservatore Philip Hammond. L’ambasciata francese al Cairo ha ricevuto intanto una lettera di una decina di parenti di persone disperse in Egitto che chiedono di essere aiutati a cercare i loro cari. La prossima settimana è in programma una visita ufficiale al Cairo del presidente Francois Hollande. I parenti dei dispersi si sono recati presso la sede diplomatica e, nel consegnare la lettera, hanno inscenato una protesta simbolica mostrando le foto dei dispersi. “Chiediamo a Hollande di sollevare la questione nell’incontro con il presidente Al Sisi”. (AGI) 

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