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Regeni, l'Egitto respinge le accuse

Il Cairo –  “La polizia non è coinvolta nella morte di Giulio Regeni“. è stato il ministro dell’Interno egiziano Magdy Abdel Ghaffar a respingere con decisione le accuse di un coinvolgimento delle forze di sicurezza locali nella morte del 28enne ricercatore trovato cadavere non lontano dal Cairo, vittima secondo l’autopsia di percosse e torture. “Non è accaduto”, ha risposto Ghaffar ad un giornalista che chiedeva se il giovane fosse stato “arrestato dalla polizia”.

“Respingiamo queste accuse – ha insistito – è completamente inaccettabile che vengano rivolte. Sono voci, non possiamo neppure accettare un’allusione”. In precedenza, una fonte anonima dello stesso governo egiziano aveva suggerito l’ipotesi che l’omicidio sia stato commesso proprio per scaricarne la colpa sulla polizia: “la polizia non può agire così con uno straniero. Altri occidentali sono detenuti per crimini ben più gravi di qualsiasi atto Regeni possa aver commesso”.

Non solo: “Aver fatto ritrovare il corpo durante la visita rappresenta un evidente tentativo di compromettere le relazioni con l’Italia, il primo Paese europeo a sostenere l’Egitto dopo la rivolta del 30 giugno 2013 (data della deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi, ndr)”.

Ricostruzione discutibile, che sicuramente non vale a smorzare l’attenzione internazionale sul caso: secondo il New York Times, del delitto si parlerà nei prossimi incontri tra la diplomazia egiziana e quella Usa, impegnata di frequente a ricordare al Cairo l’importanza del rispetto dei diritti civili e umani.

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