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Remo Bodei e il diritto di morte: «Giusto staccare la spina»

Remo BodeiChiede una legge ad hoc. Che non prolunghi le sofferenze.
Il filosofo Bodei: «Dopo due anni di coma non c’è più ritorno».
di Enzo Ciaccio

È convinto che «la dedizione con cui i familiari accudiscono la persona in coma costituisca un esempio encomiabile di amore, generosità, altruismo», ma ritiene anche che «dopo un ragionevole lasso di tempo» – «in media, due anni» – se è «svanita ogni traccia di coscienza, sensibilità e presenza», sia giusto e anzi doveroso «da parte dei medici» dire basta e «staccare la spina».

SERVE UNA LEGGE SUL FINE VITA. In Italia, per lui, è urgente il varo di «una buona legge, laica, umanitaria, priva di ideologismi», che consenta – come fu auspicato dagli uomini di Chiesa per papa Giovanni Paolo II – «il sereno ritorno alla casa del Padre» a coloro che «non possono più tornare indietro».

BODEI E IL «DIRITTO DI MORTE». Remo Bodei, 76 anni, filosofo e storico della filosofia che più volte ha affrontato il tema del cosiddetto «diritto di morte», commenta con Lettera43.it la vicenda umana del gioielliere di Paderno Dugnano, che ha ucciso la moglie da due mesi in coma e si è ammazzato, e quella – ancora più estrema – di Francesco Ederle, l’imprenditore veneto colpito da un ictus nel 1989 e morto il 31 dicembre 2013 dopo 24 anni e sette mesi di coma.

DOMANDA. Ventiquattro anni e sette mesi di coma sono troppi?
RISPOSTA. Penso che non sia giusto prolungare così a lungo lo strazio.
D. Perché?
R. Con tutto il rispetto, si sfocia nell’apologia del dolore sia per il malato sia per i familiari.
D. Uno dei familiari ha scritto che è stata «un’esperienza impagabile».
R. Non discuto che costituisca un esempio di dedizione e affetto. Ma dopo 24 anni, sarebbe meglio lasciare che il nostro congiunto «torni alla casa del Padre» come fu auspicato per papa Giovanni Paolo II dagli uomini di Chiesa.
D. Per quale motivo?
R. Perché già dopo un paio di anni non c’è più ritorno. Perché l’accanimento distrugge le vite degli altri. E diventa, forse, egoismo.
D. Quando la vita ha ancora un senso?
R. Finché è possibile riscontrare nella persona un minimo grado di coscienza, di sensibilità, di presenza.
D. Quanto e come soffre chi è in coma?
R. Nessuno lo sa, finora.
D. Al posto della moglie di Piergiorgio Welby o del papà di Emanuela Englaro, lei come si sarebbe comportato?
R. Esattamente come loro. Sono convinto che l’Italia abbia bisogno dell’introduzione del testamento biologico.
D. Basterà il testamento?
R. No. E neanche i referendum: con un «sì» o con un «no» non si risolve un dramma come questo.
D. E allora?
R. Occorre che il parlamento vari finalmente una buona e seria legge, che laicamente stabilisca un limite temporale oltre cui non sarà più lecito proseguire le terapie.
D. Auspica una scadenza uguale per tutti?
R. Per carità, no. È ovvio che il limite temporale va sancito dai medici in base allo stato clinico del paziente.
D. In Svizzera e in Olanda ciò è già praticabile.
R. Non tutti gli italiani hanno i soldi per andarsene a morire liberamente in quei Paesi.
D. In molti ritengono che in Italia una buona legge sul fine vita non nasca per colpa del Vaticano.
R. Lo scontro tra etica laica e etica religiosa è in atto. Ed è molto duro. Non credo che papa Francesco, nonostante il suo coraggio, avrà la forza per far compiere alla Chiesa un passo così lungo.
D. Sta cambiando il rapporto tra la vita e la morte: dobbiamo spaventarci?
R. Se oggi è possibile salvarsi la vita grazie a un trapianto, perché opporsi? Perché dire di no se si può nascere con la fecondazione assistita?
D. Insomma, lei è favorevole tout court?
R. Grazie alle tecnologie, oggi possiamo ottenere risultati prima impensabili. Ciò è un bene, ma bisogna stare attenti alle conseguenze: psicologiche, sociali, e di altro tipo.
D. Per esempio?
R. Chi nasce da fecondazione assistita potrebbe accumulare nel proprio Dna dati anomali che si riverseranno sui discendenti. C’è il rischio, inoltre, che cambino i rapporti tra i familiari. E si snaturino.
D. Tornando al fine vita: 24 anni di coma, lei dice, sono troppi. Ma se dovesse decidere se staccare o no la spina per un suo familiare, come si comporterebbe?
R. So che si tratta di materia assai delicata. Perciò non deve e non può essere la famiglia a decidere se staccare o no la spina, tanto meno da sola.
D. Chi deve decidere?
R. È materia che spetta ai medici: bisogna far sì che possano agire nell’ambito di una legge fatta bene, umanitaria, laica, coraggiosa. Posso fare un esempio?
D. Sì.
R. Un modello di splendida umanità è costituito dalla traccia del cosiddetto uomo di Cro-Magnon, vissuto 50 mila anni fa: soffriva di artrosi deformante, ma i reperti ci raccontano che la comunità dell’epoca lo abbia accudito e curato per una quindicina di anni.    

«La vita si allunga grazie alle nuove scoperte tecnologiche»

  • Secondo Bodei, nel futuro l’uomo sarà «pluri-trapiantato per vivere al meglio».

D. Il filosofo Aldo Schiavone ha parlato di un futuro in cui si sceglierà come, quando e se morire: davvero la scienza riuscirà a vincere la morte?
R. Per ora mi sembra un’ipotesi fuori portata. Però è vero che la vita, grazie alle scoperte tecnologiche, si sta allungando.
D. In che modo?
R. È del 1983 la scoperta dell’enzima che rallenta l’accorciamento (e quindi il suicidio) delle nostre cellule. Oggi a Cambridge c’è chi pronostica l’allungamento della vita fino ai 120 anni e poi fino ai 200 e ai 500 anni.
D. Si tratta di scienziati o di visionari?
R. Di scienziati veri, magari un po’ ottimisti. Ma bisogna piuttosto chiedersi come ci si arriverebbe a simili età, cioè in quali condizioni fisiche e psichiche.
D. Che cosa dicono gli studiosi al riguardo?
R. La rivista scientifica Lancet ha pronosticato che a fine secolo saremo pluri-trapiantati: per vivere al meglio, ci procureremo organi alternativi di alta qualità.
D. Sembra fantascienza.
R. Non lo è più. Oltre ai cinque sensi attuali, potremo disporre di sensi finora inediti, che – per esempio – renderanno più sofisticata la nostra percezione dell’equilibrio. Si discute anche di chip al silicio in grado di farci vedere oltre le ombre. E via così.
D. Che razza di uomo ne verrà fuori?
R. Saremo corpi misti fra carne, chip, strumenti vari e complicati impianti sottocutanei. Magari per iniettarci insulina nelle dosi ottimali, anche se non soffriamo di diabete.
D. Diventeremo tutti bionici, insomma.
R. Tutti? Non è detto. Già nel 1932 Aldous Huxley profetizzò che le tecnologie avrebbero diviso l’umanità fra chi avrebbe potuto permettersi di usufruirne e chi no.
D. Si va verso un’umanità ricca, pluri-trapiantata e semi-immortale e un’altra, più povera, ammalata e fragile?
R. Ricorda Leonid Breznev, il leader sovietico degli Anni 70-80? Ecco, lui è il simbolo dell’uomo di potere che con i soldi si prolunga la vita: grazie alla scienza, visse artificiosamente più a lungo.
D. Anche in Italia, con Silvio Berlusconi ma non solo, abbiamo esempi di vecchiaie a tutti i costi esorcizzate.
R. Mantenersi in forma in età avanzata va bene, accanirsi sulle rughe o sui capelli che cascano è patetico.

Venerdì, 03 Gennaio 2014

http://www.lettera43.it/fatti/remo-bodei-e-il-diritto-di-morte-giusto-staccare-la-spina_43675119008.htm

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