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Renzi a Taranto, dopo anni di promesse facciamo sul serio

Roma – “Su Taranto non molliamo di un millimetro. Siamo decisi e determinati ad andare avanti nell’operazione di rilancio. In questa citta’ c’e’ chi protesta ma ci sono anche tanti uomini tante donne che chiedono una speranza per il futuro”, ha detto il presidente del Consiglio concludendo in Prefettura a Taranto la riunione per fare il punto sullo stato di avanzamento del contratto istituzionale. Poi su Facebook ha riassunto il suo impegno per la città: “Museo archeologico, risanamento Ilva, le scuole del quartiere Tamburi, Arsenale, il porto, le bonifiche. Impegni concreti e scadenze rispettate. A Taranto i problemi non mancano ma il Governo c’e’. E fa terribilmente sul serio. Dopo anni di promesse non mantenute, finlmente ci siamo”, scrive il presidente del consiglio su Facebook dove pubblica anche le fotografie della sua visita di oggi a Taranto.

Oggi, al suo arrivo al “MarTa”, il Museo archeologico nazionale di Taranto, dove è andato col ministro Dario Franceschini per inaugurare il secondo piano del museo, il premier è stato accolto da circa 200-300 persone che hanno inscenato una protesta (convocata dai Cobas e dagli ambientalisti) contro l’ultimo decreto Ilva e per maggiori interventi su ambiente e salute. Non e’ mancato qualche momento di tensione perche’ i manifestanti si sono avvicinati troppo all’ingresso del museo ma sono stati contenuti dalle forze dell’ordine. Il presidente del Consiglio – “per la seconda volta a Taranto” come ha ricordato lo stesso Renzi – ha poi inaugurato il secondo piano del Museo archeologico nazionale di Taranto e ha espresso la volonta’ di “guardare la citta’ con gli occhi della concreta speranza e non delle frasi in liberta’, delle promesse vuote”. “Troppo spesso la politica centrale a Taranto ha pagato con assegni a vuoto, con cambiali che non potevano essere riscosse – ha aggiunto Renzi – ha preso impegni a cui non sono seguiti i fatti, noi siamo qui per dire che e’ finita la stagione degli asegni a vuoto, ci sono degli impegni concreti, ciascuno deve fare un pezzo di strada, e’ impensabile che da Roma di risolvano i problemi che devono essere affrontati insieme ma la nostra volonta’ e’ quella di collaborare insieme”.

Oggi L’Istat ha diffuso i dati sull’andamento dell’occupazione dal nostro insediamento a oggi: sono 599mila posti di lavoro di cui il 70% a tempo indeterminato”. Lo ha ricordato il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Taranto proseguendo “noi politici abbiamo sempre un po’ di imbarazzo di fronte ai numeri dell’occupazione, ma non sono solo numeri, sono storie, sono persone, coppie che si sposano, tuttavia ci rendiamo conto che parlare di questi numeri a Taranto non e’ sufficiente, che occorre uno sforzo in piu’, che occorre un investimento complessivo sulla citta’, che tenga insieme il sacrosanto diritto alla salute all’altrettanto sacrosanto diritto al lavoro che e’ il primo articolo della nostra Costituzione”. “Abbiamo ripreso gli investimenti pubblici – ha aggiunto riferendosi all’azione a livello nazionale – siamo passati dalle scelte di austerita’ dei governi Monti e Letta, dai 20 miliardi di spesa, a 30 miliardi”. Renzi nel suo discorso al Museo archeologico nazionale di Taranto ha sottolineato la centralita’ della spesa in cultura rilevando come non a caso la cerimonia al museo sia la sua prima tappa oggi nel capoluogo jonico. “Non siamo qui per fare passerella – ha detto ancora – ma per fare un punto concreto sulle cose fatte e quelle da fare, su come sono state spese le risorse pubbliche”.

“Abbiamo voluto per scelta partire dal MarTa, (il museo archeologico di Taranto ndr),il che non toglie niente all’importanza della questione Ilva o dell’Arsenale, all’importanza del porto, tutto cio’ che va fatto e dobbiamo fare, perche’ noi pensiamo che l’investimento sulla cultura non sia un atteggiamento da addetti ai lavoratori, non e’ uno sfizio l’investimento in cultura in Italia”, ha poi sottolineato il presidente del Consiglio Matteo Renzi inaugurando il secondo piano del museo, dopo essere stato presentato dalla direttrice Eva Degli innocenti. “Questo atteggiamento mentale che ha portato per decenni la cultura come l’ultima ruota del carro e’ finito – ha aggiunto Renzi – e non e’ un caso se stiamo mettendo piu’ denari di sempre sui beni culturali, sulle attivita’ culturali, non e’ un caso se per noi, l’investimento che facciamo sulla cultura e’ l’elemento chiave di svolta del nostro Paese ed e’ l’investimento chiave in questo momento storico, in cui si uccidono i sacerdoti mentre celebrano messa”. “L’identita’ che non e’ chiusura, e’ dialogo – ha concluso il premier – questa difesa profonda della nostra identita’ non e’ in chiave di contrapposizione ma di credibilita’ del Paese.

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