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Renzi chiude il discorso. Andremo al votare non prima di 10 mesi  

“Era doveroso provarci ma adesso la partita è chiusa. Abbiamo un orizzonte di quasi un anno prima del voto. Lavoriamo per l’Italia”. Matteo Renzi parla con il Corriere della Sera all’indomani della rottura del Patto a 4 sul modello tedesco e chiude il discorso sul voto anticipato. Capitolo chiuso, si va a fine legislatura. Nell’intervista l’ex premier apre anche a un’alleanza con Pisapia. “Alla Camera il premio al 40% consente di tentare l’operazione maggioritaria, anche se non è facile. Con le forze alla sinistra del Pd siamo alleati in molti comuni dove ora si vota. Pisapia ha fatto per cinque anni il sindaco di Milano con il contributo fondamentale del Pd. Noi ci siamo, vediamo che farà lui”. Guarda qui la risposta di PIsapia a Renzi.

 

Dunque, il venir meno dell’accordo sul ‘Germanellum’ sembra aver convinto il segretario del Pd a rinunciare definitivamente all’ipotesi di poter portare gli italiani al voto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre (leggi l’articolo della Stampa), scenario che fino a ieri sembrava invece ancora all’ordine del giorno (leggi l’articolo di Agi.it). Oggi un po’ tutti i giormali e i commentatori si dicono convinti che la legislatura arriverà a conclusione, alla primavera del 2018 (voto ipotizzabile tra marzo e giugno). La pensano così i direttori del Messaggero, e di Repubblica, Virman Cusenza e Mario Calabresi.

Interessante, a proposito di legge elettorale, anche l’analisi del costituzionalista Roberto D’Alimonte sul Sole 24 ore: “Noi non siamo tra quelli che si stracceranno le vesti se il tedesco verrà definitivamente affossato”, scrive il professore. “Dal punto di vista che ci interessa veramente, e cioè la governabilità del paese, tra tedesco o consultellum non c’è differenza. L’uno e l’altro non sono in grado di favorire nell’attuale contesto la formazione di maggioranze coese e stabili, come si vede dal confronto delle due simulazioni che proponiamo. Con i dati di oggi e il sistema simil-tedesco solo 4 partiti sarebbero rappresentati. Il leggero vantaggio della coalizione pro-Europa rispetto al fronte populista è effimero. La maggioranza dei seggi potrebbe andare a M5s e Lega Nord. Il voto sarebbe una lotteria e il risultato non è detto che sia il governo dei populisti. Potrebbe essere il non governo. Ma anche nel caso, più probabile, in cui Pd e Fi arrivino a 316 seggi o poco più sarebbe una maggioranza fragile”. Leggi qui l’editoriale integrale.

Renzi tiene a sottolineare che a questo punto “la scommessa è fare una buona legge di bilancio per consolidare la ripresa. Abbiamo poco meno di un anno di tempo: dobbiamo impiegarlo senza perdere neanche un minuto per stare fuori dal chiacchiericcio della politica politicante e dentro ai problemi reali”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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