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Renzi, fiducia Italicum o a casa. Minoranza Pd si spacca

(AGI) – Roma, 28 apr. – Un voto sul governo: Matteo Renzi decide di legare le sorti dell’esecutivo a quelle della legge elettorale. Non era scontato fino ad oggi. Invece il premier, dopo aver convocato in fretta il Consiglio dei ministri per autorizzare la fiducia all’Italicum, ha fatto subito sapere che per lui era un voto ‘politico’, quindi sul governo. Gettando scompiglio innanzitutto nel suo partito. In pochi, tra la minoranza e la maggioranza dem, avrebbero scommesso sulla mossa di Palazzo Chigi. Il voto sulle pregiudiziali non lasciavano dubbi sulla tenuta della maggioranza. Renzi pero’, spiegano fonti del parlamentari del Pd, ha voluto “metterci la faccia”: dopo l’addio di Forza Italia al tavolo delle riforme e dopo le fibrillazioni in seno al suo partito, ha voluto ribadire con fermezza che lui a questa legge elettorale ci crede. E poi, in serata al Tg1, ha rispedito al mittente le accuse di scarso senso democratico. Si e’ discusso, ha sottolineato, eccome. Si e’ discusso per ben 14 mesi, sono state accolte le proposte di larga parte dell’opposizione e quella che ne e’ scaturita e’ una buona legge, quanto di piu’ simile alla legge dei sindaci. Di parere opposto rimane la minoranza dem, per la quale quello sulla legge elettorale non puo’ essere considerato un voto sul governo. Quindi, ne discende che chi vuole puo’ astenersi dal voto o, addirittura, votare contro senza essere accusato di mancanza di lealta’. E’ la posizione di Pierluigi Bersani, il quale non nasconde che si aspettava una scelta del genere, anche dopo il voto sulle pregiudiziali. Il punto, assicurano deputati della minoranza, e’ che Renzi ormai non si fida piu’ del suo partito. In questo senso, il ricorso alla fiducia viene visto come un segno di debolezza e timore da parte del segretario. Debolezza o meno, il primo effetto della scelta di Renzi e’ stato quello di mettere ancora una volta in evidenza le divisioni in seno alla minoranza. La dichiarazione di Roberto Speranza per il quale ci si trova di fronte a una “violenza al Parlamento” che lui non e’ disposto a sottoscrivere spiazza anche chi vedeva in lui il campione del dialogo con i renziani. Nella corrente si distinguono ora i deputati che invocano un atto di lealta’, di responsabilita’ nei confronti dell’esecutivo e chi, al contrario, non e’ piu’ disposto a sottostare a quelle che appaiono come delle “umiliazioni”. Per fare chiarezza e decidere il da farsi, questa sera i riformisti dem si riuniranno alle 21 a Montecitorio. .
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