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Renzi "Italia raccoglie sfida Obama, e' sua grande 'legacy'" 

New York – “L’Italia raccoglie la sfida del presidente Barack Obama”, di scegliere il coraggio e non la paura, di stare della parte della democrazia, di fare della politica un’attivita’ nobile e concreta: “questa e’ la sua grande ‘legacy’ non solo per gli Stati Uniti ma per tutti”. Cosi’ il premier Matteo Renzi che ha chiuso, con il suo intervento, il dibattito della 71esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’ultima di Obama come presidente. “Sento la responsabilita’ di questa conclusione”, ha detto il titolare di Palazzo Chigi, indicando come Obama, nel tracciare il bilancio dei suoi 8 anni alla Casa Bianca, abbia descritto un mondo profondamente diviso “tra paura e coraggio, tra rabbia e opportunita’. Si affacciano minacce inedite e difficolta’ che fino a qualche tempo fa sembravano molto lontane”, come il terrorismo, ha osservato il premier, che non prende piu’ di mira solo obiettivi convenzionali ma anche la dimensione quotidiana: ristoranti, musei, spiagge. “Questi rischi concorrono a fare del futuro un momento di preoccupazione piu’ che di speranza…ma noi possiamo scegliere la strada della speranza”, ha esortato Renzi, proponendo l’immagine “provocatoria” di Enea.

“E’ l’uomo del viaggio…che porta sulle spalle il padre malato, segno di una generazione che non ha paura di assumersi le proprie responsabilita’…e assicura al figlio Ascanio la possibilita’ di continuare a vivere e fondare la grande storia di Roma. Il mito della fondazione porta con se’ il senso della pietas: senza pietas non c’e’ il senso profondo dell’identita’ culturale che rende una comunita’ degna di essere chiamata comunita’”. Ecco come l’Italia “partecipera’ alle sfide del 2017”, dall’Europa al Consiglio di Sicurezza, “portando la nostra voce e il nostro contributo alle Nazioni Unite – ha affermato – attraverso i valori che hanno fatto grande la storia…valori antichi declinati in modo nuovo”. Bisogna lavorare per costruire un mondo “basato sulla speranza e non sul risentimento”, ha insistito. “Il nostro popolo continua a lavorare con gli uomini che servono la pace attraverso un’uniforme in Afghanistan, Somalia, Iraq, proteggendo la diga di Mosul e nell’area dei Balcani. Sono protagonisti della sicurezza ma hanno l’elemento in piu’ della cultura”, ha concluso il premier, ricordando i gesti concreti degli italiani “che ogni giorno salvano vite umane altrimenti condannate alla disperazione”. (AGI) 

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