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Renzi, "No" è Partito nazione e ora basta liti nel Pd

Roma – Matteo Renzi suona la carica al popolo del Pd. E dal palco della manifestazione di Roma, organizzata a sostegno del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, attacca la ‘vecchia guardia’, che non vuole la riforma costituzionale solo perché non l’hanno scritta loro, ma “se voi avete fallito non potete impedire a noi di provarci”.

Poi, il presidente del Consiglio bacchetta più volte la minoranza dem: “Basta con i litigi”, perché “il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l’Italia, non possiamo continuare a guardarci l’ombelico” e, soprattutto, il premier sfida la sinistra interna a non usare la legge elettorale come un alibi per votare No al referendum, perché sulle modifiche all’Italicum “non solo abbiamo aperto una porta, ma l’abbiamo spalancata”.

Un messaggio diretto soprattutto a Gianni Cuperlo, che per la minoranza siede al tavolo della Commissione Pd per lavorare all’intesa sulle modifiche all’Italicum. Cuperlo oggi ha deciso di essere presente in piazza del Popolo (facendosi anche immortalare in un selfie con la ministra Boschi), ma ha avvertito il premier: “Renzi ha il dovere di tenere unito il partito” e “farsi carico” delle posizioni diverse.

 Foto di Mc360photo

“Io lavoro per arrivare a un accordo. E’ difficile, non me lo nascondo, ma è nostro dovere provarci”. E’ un Renzi combattivo e pronto a non fare sconti a nessuno quello che dal palco si scaglia contro i ‘detrattori’ della riforma. E a chi da sempre, minoranza dem in primis, lo accusa di voler dar vita al partito della Nazione, il premier rispedisce al mittente la critica: “Il vero partito della Nazione è quello del No, che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo no, questo è il partito che vuole bloccare l’Italia”. Parole accolte – soprattutto quando viene pronunciato il nome di D’Alema – dai fischi della piazza, che invece intona piu’ volte il coro “Matteo, Matteo” e “Basta un Sì”.

Renzi non si limita a criticare le posizioni interne al proprio partito. Compie un passo ulteriore. E lancia l’affondo al Movimento 5 Stelle: “Onestà è un grande grido, è la nostra carta identità ma se parli di onestà e poi non sai risolvere i problemi della tua città non sei credibile. L’onestà è il minimo, è il pre-requisito, non è l’obiettivo. La politica deve essere concreta, competente”.

Poi è la volta delle stilettate alle opposizioni: “Mi colpisce che in questa battaglia” che sta conducendo in Europa contro l’austerità, i vincoli e sul tema dell’immigrazione, “siamo soli, nessuna voce dalle opposizioni si è levata, li avrei voluti sentire dire ‘giù le mani dalle discussioni italiane'”, replicando agli attacchi di ieri Orban.

E’ al premier ungherese, che Renzi riserva un altro duro affondo: “a lui ricordo sommessamente che l’Italia è non solo tra i Paesi che dà più soldi in Ue contro quelli che prende, ma che si è messa in gioco per dare la libertà all’Europa e prima di parlare dell’Italia si sciacqui la bocca”. All’Europa, invece, invia un avvertimento: “Oggi diciamo con forza che siccome nel 2017 arriva a scadenza il tema del fiscal compact noi non accetteremo mai di inserire il fiscal compact nei Trattati, se ne facciano una ragione”.

Infine, Renzi ha sottolineato l’importanza di votare Sì al referendum: “Il referendum non è il punto di arrivo ma è il punto di partenza, senza il quale si riparte dal via dopo trentacinque anni. Vi rendete conto del rischio che stiamo correndo?”, ha chiesto il segretario Pd. Che ha messo in guardia: “Stanotte mettiamo le lancette indietro di un’ora, col No al referendum metteremmo le lancette dell’Italia indietro di una generazione, restituendo a quelli di prima il diritto-dovere di governare. L’importante è che non si passino i prossimi 20 anni, noi del Pd, a domandarci chi ha ucciso l’esperienza riformista italiana semplicemente perché’ voleva riprendersi il posto che gli era stato tolto”. E a tutto il popolo del Pd riunito in piazza, Renzi ha chiesto di impegnare queste 5 settimane che ci dividono dal referendum costituzionale a “ricostruire una comunità, perché non siamo solo numeri o utenti”. “Vi propongo una esperienza straordinaria: in questo tempo di odio verbale e intolleranza e insulti vi propongo di mettervi con l’elenco, scegliete 20 persone a settimana e facciamo vedere a tutti il Pd che prova a portare le sue idee”. (AGI) 

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