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Renzi porta riforme al G20, Italia benchmark positivo

Hangzhou – Renzi porta le riforme strutturali dell’Italia al G20 di Hangzhou, e segnala l’Italia come un “benchmark positivo” per gli apprezzamenti su quanto fatto in passato dal governo. Il percorso di riforme intrapreso dall’esecutivo e’ stato citato in piu’ occasioni dal premier, che ha incassato anche l’apprezzamento del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. A differenza di altri summit, il primo giorno di G20 cinese e’ positivo, nel bilancio del premier. Quello di oggi e’ stato “un primo round sulla necessita’ delle riforme strutturali”, lo ha definito Renzi. Il problema, ha puntualizzato “non e’ solo la crescita”: il rischio e’ soprattutto “quello di non cogliere le diseguaglianze e difficolta’ del nostro tempo”. L’economia non puo’ essere lasciata nelle mani dei soli specialisti. “La pretesa tecnocratica di studiare ricette a tavolino con i professori di economia e di concretizzarla, poi, attraverso una serie di decisioni studiate a tavolino dagli sherpa al G20 non funziona. La politica rivendica il suo ruolo”.

Tra i compiti della politica c’e’ quello di vincere la paura, come ha affermato durante i lavori del G20 di oggi. “Spesso per vedere i risultati delle riforme ci vogliono anni. Il futuro viaggia veloce e puo’ impaurire. Dobbiamo avere piu’ attenzione alla equita’ e alla uguaglianza. Tutti vogliamo una crescita inclusiva, certo, ma abbiamo un nemico comune: la paura”, un riferimento citato anche nei discorsi di altri due primi ministri presenti al summit, il suo omologo canadese, Justin Trudeau, e l’australiano Malcolm Turnbull. Nelle sfide della politica, il referendum costituzionale e’ per Renzi l’occasione di fare ripartire una strategia nazionale, soprattutto in alcuni settori, tra i quali cita il turismo. “Quante occasioni abbiamo perso in questi ultimi quindici anni da quando abbiamo dato il turismo alle venti regioni e province autonome, perche’ avevamo pensato che quello fosse federalismo?”. Il referendum costituzionale ha attratto anche l’interesse della stampa cinese, incontrata nel corso della giornata, a cui Renzi ha spiegato che “questa riforma non tocca i poteri del capo del governo, non tocca i pesi e contrappesi”, ma “taglia un numero significativo di poltrone, riduce costo e stipendi di alcuni politici e contemporaneamente riequilibra il rapporto tra Stato centrale e regioni, dando alla sola Camera dei Deputati il il compito di dare la fiducia”.

Il G20 cinese ha avuto anche il merito di avere discusso “per la prima volta” di equita’. Occorre creare le condizioni, ha spiegato il premier, “per una crescita equa, che non lasci indietro nessuno e non esaspera le differenze, e investire nella lotta contro la paura che porta la classe media a vivere l’altro come un potenziale ostacolo”. Renzi ha poi risposto a distanza alle parole del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che nella conferenza di stampa oggi, prima dell’inizio del summit, aveva sottolineato l’importanza di discutere il fenomeno dei rifugiati anche al tavolo del G20, uno dei punti dai lui stesso citati in una lettera ai leader delle grandi economie del pianeta nei giorni immediatamente antecedenti al summit.

Il premier ha definito quello della Ue sui rifugiati uno “sguardo miope”, anche se ha ringraziato Juncker per le parole di comprensione utilizzate. “Non siamo al collasso”, ha affermato. “Chi utilizza questa espressione non si rende conto della reale situazione in altri Paesi, ma non possiamo pensare che si continui a fare tutto noi”. “Non possiamo pensare di accogliere tutti. Dobbiamo cercare di salvare tutti perche’ lo richiede l’umanita’ e il codice non scritto dei valori dell’uomo”, ma l’Europa “dovrebbe scegliere di accettare la linea del rimpatrio europeo” non solo per salvare vite umane, ma per dare “un futuro a queste persone che non possono stare su suolo europeo e italiano”. Renzi chiede, infine, all’Europa di gestire “come Europa” la questione dei rimpatri. “Adesso aspettiamo che fin dal vertice di ottobre del Consiglio Europeo arrivino i fatti, sapendo che l’Italia ha fatto la sua parte e adesso tocca agli altri”. (AGI) 

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