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Renzi: solo Mattarella. E Pd lavora anche su voti FI e Ncd

(AGI) – Roma, 29 gen. – Per ora ci sono 538 schede bianche e 33 nulle, ma Sel e’ pronta a soccorrere la maggioranza e sabato potrebbero arrivare perfino i voti dei pentastellati, soprattutto se sul blog di Grillo comparisse chiaro e tondo il nome di Sergio Mattarella. Ma nel Pd c’e’ chi teme comunque un gioco di veti incrociati interni al partito: l’area cattolica guarda ai dalemiani e ai fassiniani e si punta ad ottenere una ventina di consensi in FI e altrettanti in Ncd. Ci sono contatti in corso e in ogni caso la decisione del Cavaliere di votare scheda bianca non viene interpretata come una rottura del patto. I democratici comunque assicurano che i numeri ci sono, che l’asticella e’ fissata a 570, c’e’ la convinzione che convergeranno una parte di Gal e qualche esponente siciliano dei partiti dell’opposizione. “Vediamo se il Pd regge”, e’ la sfida del Cavaliere che questa mattina ha avuto un confronto con Fedele Confalonieri e, dicono da FI, con la figlia Marina. Anche all’interno delle aziende non c’e’ alcun avallo alla linea renziana, solo Gianni Letta avrebbe provato a convincere l’ex premier a dire di si’. Renzi con i suoi e’ netto: si va avanti con Mattarella e anche con le riforme. Considera la partita sul Quirinale e quella sulla legge elettorale e sul pacchetto costituzionale due questioni distinte. “Noi siamo tranquilli”, spiega per esempio Matteo Orfini. Anche perche’ – osserva un esponente dem – se il Cavaliere dovesse sfilarsi abbiamo i voti per approvare l’Italicum alla Camera, magari anche senza le liste bloccate. E’ lo spauracchio prospettato da Brunetta al gruppo: ci saranno delle sorprese, e’ stata la risposta del Cavaliere di frontre ad una assemblea muta e spaventata. Berlusconi ha ricordato ai suoi che Mattarella e’ comunque persona degna, che non e’ vero che non volle l’ingresso di FI nel Ppe. Detto questo, resta l’assunto di Paolo Romani: “Renzi non puo’ tenere insieme tre maggioranza: una al governo, un’altra sulla legge elettorale e un’altra sul Quirinale”. Maurizio Gasparri oggi ricordava come sia stato proprio lui a concorrere all’elezione di Mattarella alla Corte costituzionale: “Gli ex Pci non lo volevano. Del resto lo hanno candidato in Trentino perche’ dicevano che non lo volevano…”. Questa mattina Berlusconi ha cercato di convergere su altre figure come Bassanini e Veltroni, ma Renzi gli ha sbarrato la strada: resta solo un nome, adeguati oppure noi andiamo avanti, il messaggio recapitato a palazzo Grazioli. Con i suoi ancora piu’ diretto: se non passa Mattarella non esiste piu’ il Pd e si aprono altri scenari, sulle riforme siamo pronti ad andare avanti con chi ci sta. Da qui l’ira del Cavaliere (tra i due ci sarebbe stata anche una telefonata) che a casa di Alfano avrebbe anche chiesto al suo ex delfino di sfilarsi dal governo, ricevendo un no secco. Nel Pd del resto molti si interrogavano in Transatlantico come un ministro dell’Interno possa non votare un presidente della Repubblica. Gli ambasciatori sono al lavoro per ricomporre la frattura: “vediamo cosa succedera’”, si limita a dire il ministro Boschi. Esulta soprattutto la minoranza dem: “Questa e’ una nostra vittoria”, dice D’Attorre che insieme a Bersani aveva suggerito due nomi: Mattarella, appunto, e Amato. “Ora pero’ la ‘golden share’ ce l’abbiamo noi”, avverte un altro esponente, perche’ “il percorso delle riforme se Berlusconi si sfila dipende proprio dal Pd”, “altrimenti si va al voto con il Mattarellum…”, ironizza un altro. I renziani non vedono alternative: o passa Mattarella oppure c’e’ Cantone e poi le elezioni anticipate. Ma il presidente del Consiglio e’ convinto che il partito terra’. Del resto oggi e’ stato chiaro: “Questa e’ una prova di maturita’, ce lo chiedono gli italiani. Questa e’ l’occasione di ricomporre la ferita del 2013”. (AGI)
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