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Renzi sul caso Consip vuole andare fino in fondo e attacca Davigo

“Penso che la giustizia italiana sia migliorata ma non so se si tratti di una svolta, probabilmente siamo stati troppo timidi su certi punti. Far passare un cittadino che riceve un avviso di garanzia per colpevole è una barbarie. Penso alle parole di qualche autorevole magistrato come Davigo secondo cui ‘l’innocente è un imputato di cui non si è dimostrata la colpevolezza’.

Matteo Renzi torna a parlare di giustizia e magistratura dalla sede del Mattino, dove ha presentato il suo libro Avanti insieme al direttore del quotidiano. Citando Falcone, Renzi ribadisce di credere in “una cultura garantista anziché in quella del sospetto. E, visto che siamo a Napoli, voglio dire che ho grande rispetto per la magistratura napoletana e penso che la vicenda che riguarda mio padre debba stabilirsi nei tribunali, non altrove. Non posso credere che in quella intercettazione mio padre non avesse titolo per essere intercettato. Sono certo che al Csm sapranno valutare. Ma, lasciando stare le intercettazioni pubblicate, se qualcuno ha scientificamente cercato di produrre prove false contro il presidente del Consiglio, non accetteremo nessuna verità di comodo. Andremo fino in fondo. Se qualcuno tra le Istituzioni o nell’Arma dei Carabinieri ha fatto questo pensieqro andremo fino in fondo. Io non sono come gli altri politici: non indietreggio di un millimetro, voglio la verità”. Leggi qui l’intervista integrale sul Mattino

Ancora Renzi ad Alessandro Barbano sul caso Consip: “Adesso mio padre è in ospedale per una operazione al cuore. Ma il punto della sua vicenda non mi riguarda come figlio. Se c’è questo concorso esterno in traffico di influenze, verrà chiarito in tribunale. Ma, se un pezzo di istituzioni ha fabbricato prove false, devono venir fuori i nomi e i cognomi. Non si scherza con le istituzioni democratiche”.

Domenica scorsa, in un’intervista al Fatto Quotidiano il magistrato Pier Camillo Davigo aveva commentato le pagine del libro di Renzi in cui gli veniva attribuita la frase “non esistono politici innocenti, ma solo colpevoli su cui non sono state raccolte le prove”. “Deve avere le idee molto confuse”, aveva replicato Davigo al Fatto. “Io, come tutti i magistrati, non mi sognerei mai di condannare qualcuno sapendolo innocente, perché sono stato educato alla cultura della prova. Noi magistrati esistiamo proprio per distinguere fra colpevoli e innocenti. Ma sappiamo anche che non sono le sentenze che debbono selezionare la classe dirigente e politica: è la politica che deve fare le sue valutazioni autonome sul materiale giudiziario e decidere se certe condotte già dimostrate in fase di indagine, a prescindere dalla rilevanza penale, sono compatibili o meno con la “disciplina” e “l’onore” richiesti dall’art. 54 della Costituzione a chi ricopre pubbliche funzioni. Per mandare in carcere qualcuno a espiare la pena, ci vuole la condanna definitiva. Ma per mandarlo a casa, a volte non c’è bisogno nemmeno della condanna di primo grado. Anzi, non c’è neppure bisogno dell’accusa: basta la sua difesa”.

Sul caso Consip leggi anche l’ultimo articolo del Corriere della Sera sull’interrogatorio di Luca Lotti

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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