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Renzi, vogliono distruggere Pd. Dopo voto né rimpasti né governicchi

di Barbara Tedaldi e Paolo Molinari 

Firenze – Prima si toglie un po’ di “sassolini” dalle scarpe davanti alla platea della ‘sua’ Leopolda attaccando la minoranza che vuole solo “la fine del Pd”, poi traccia una sorta di road map fino al referendum, e anche dopo, in un’intervista a Giovanni Minoli su La7. No a un rimpasto di governo se vince il Sì, no a “governicchi tecnichicchi” se vince il No.

Il terzo e ultimo giorno di Leopolda serve a galvanizzare i suoi in vista del rush finale verso il referendum: “credete ai sondaggi o in voi stessi? Io credo in voi” scandisca dal palco. Ma il leit motiv del discorso a Firenze è un attacco a chi, come Bersani e D’Alema “sta solo cercando di rientrare in partita”: dicono No alle riforme perché, “dopo la fine dell’Ulivo, vogliono decretare la fine del Pd”. “Non ve lo consentiremo”, ha avvertito Renzi. E, ancora: “Vogliono solo difendere i loro privilegi e sanno che il 4 dicembre è la loro ultima occasione per tornare in pista. Non c’è altro, lo hanno capito anche i bambini, ma quale articolo 70…”. Un passaggio molto applaudito dalla platea che ha sottolineato ogni colpo inferto alla minoranza con un’ovazione. La stessa riservata al presidente del consiglio quando, durante il nubifragio che si è abbattuto su Firenze a pochi minuti dall’inizio dell’intervento di Renzi, la stazione Leopolda è piombata nel buio: “Fuori, fuori…”, hanno scandito cercando di convincere Renzi a salire sul palco illuminato solo dalle luci di emergenza. “E’ il castigo divino…”, ha scherzato lui.

Gli affondi nei confronti della minoranza arrivano a poche ore dalla firma di Gianni Cuperlo in calce all’accordo interno sulle modifiche all’Italicum. Il presidente del consiglio non vi fa accenno, anche se in serata definisce “un errore” togliere il doppio turno con ballottaggio, pur confermando la disponibilità a discuterne: “l’importante è che ci sia la governabilità”. Intanto gli attacchi alla minoranza dem gli attirano gli strali della stessa: “faccia il presidente del Consiglio e non l’arruffapopolo” taglia corto Nico Stumpo. Ma Miguel Gotor mette un punto fermo: “il rischio scissione non esiste” se non “nelle illusioni di chi la desidera”.

Nonostante tutto, nonostante l’appello che in mattinata Oscar Farinetti ha rivolto ad ammettere di “avere paura” perché il rischio è di “non essere piu’ simpatici”, Renzi assicura che i sondaggi non fanno paura: accennandone, Renzi si dice “sicuro di vincere”. E la memoria va al 2014, quando tutti pensavano a un sorpasso del M5s e invece furono i democrat a vincere le europee con il risultato più netto della storia del centro sinistra: 40,8 per cento. Con il referendum “siamo a un bivio tra cinismo e speranza, tra passato e futuro, tra nostalgia e domani” incita ancora Renzi. Che poi passa a ipotizzare gli scenari del dopo referendum. Perché in gioco c’è un 2017 che potrebbe vedere l’Italia protagonista in Europa e nel mondo. All’appuntamento con il G7 di Taormina, che sarà incentrato sulla cultura, non si può arrivare con un “governicchio tecnichicchio”. E’ l’unico riferimento di Renzi alla possibilità di perdere il referendum e alle conseguenze che questo porterebbe. Ma fa capire che in caso di sconfitta non ci sarebbero trattative al ribasso, nessun governo tecnico con politici che hanno già perso. I giornali parlano di un governo di larghe intese, c’è chi vede già in corso trattative con Silvio Berlusconi. Lui nega decisamente: “non ci sono” trattative con il Cavaliere.

Chi conosce Renzi spiega che difficilmente a lui farebbe piacere farne parte in prima persona. Se non si arriverà a elezioni anticipate, da segretario del Pd, quale ha detto di voler restare, c’è chi scommette che potrebbe tutt’al più dare un appoggio a un governo guidato da un esponente a lui vicino, ma nulla più. Di certo, oggi su questo è stato chiaro, un governo tecnico è un rischio che non vuole correre. Tra le mille ipotesi sul dopo referendum, nessuna delle quali è ancora esclusa, questa per Renzi sarebbe la peggiore. In caso di vittoria del Sì, invece, il Paese proseguirebbe sulla strada intrapresa, con più forza di prima ma senza scossoni, afferma. “Un rimpasto di governo non è all’ordine del giorno” assicura. Adesso l’impegno è per la campagna referendaria: la prossima settimana sarà tutta in giro per l’Italia. “Un leader vero i sondaggi non li commenta, li cambia”, e questo “finirà sul filo del milione dei voti”. (AGI)

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