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Voleva fare colpo sui suoi studenti emulando il presidente Xi Jinping da cui aveva preso in prestito un antico proverbio cinese. Ma un fatale errore di pronuncia ha trasformato il suo discorso per la celebrazione del centoventesimo anniversario della fondazione dell’Università di Pechino (Beida), in una clamorosa gaffe nazionale.

Lui si chiama Lin Jianhua, 62 anni, e non è un uomo qualunque ma un professore, anzi: il rettore dell’istituzione universitaria più prestigiosa della Cina. Doveva capitare proprio a lui, dopo 30 anni di onorata carriera (ha ricoperto simili incarichi in altre università cinesi), di inciampare sulla pronuncia di una sillaba, con il risultato di stravolgerne il significato, diventando così lo zimbello dell’università.

Di peggio: la trasmissione dell’evento in diretta streaming ha reso la gaffe immediatamente virale. A scatenarsi sulla nuova preda mediatica, il popolo del web, che con il consueto cinismo ha messo in discussione la conoscenza della letteratura classica del povero Lin.  

Quando, qualche giorno prima, Xi Jinping tiene un discorso al campus universitario per incoraggiare il patriottismo dei giovani studenti, seduto accanto a lui c’è proprio Lin Jianhua. Il quale orecchia il presidente, annotando un passaggio particolarmente dotto. “Hong Hu Zhi Zhi” (鸿鹄之志), dice Xi, rispolverando un proverbio della dinastia Han (100 a.c.) che tradotto letteralmente significa “nutrire nobili aspirazioni come cigni” (essere lungimiranti).

Quando arriva il giorno del grande evento, Lin sale sullo scranno per pronunciare il suo discorso, davanti a una platea composta da studenti e illustri dignitari del governo. Vuole probabilmente omaggiare il presidente esibendosi in un esercizio di stile, e sfoggia il chengyu (proverbio in cinese) tanto caro a Xi.  Ma invece di dire “Hong Hu” (“cigno”) dalla sua bocca esce la parola “Hong Hao”, che significa “grande”. Risultato? Il proverbio cambia e diventa “nutrire grandi ambizioni” (“Zhi” significata speranza e desiderio), come spiega il Quotidiano del Popolo.

L’imbarazzatissimo professore a quel punto gioca la carta dell’umiltà. “Sono molto dispiaciuto…a essere onesto, non sono molto esperto con la pronuncia di quel proverbio, ma adesso l’ho imparato nel più duro dei modi”, scrive il giorno dopo in un post online che ha tutto il sapore di una sessione di auto-critica di epoche lontane.

“Il vostro presidente è una persona con una deficienza che può commettere errori”.  E via con il tritacarne mediatico.

Lin, per respingere le critiche, incolpa Mao. “La rivoluzione culturale (1966-76, ndr) iniziò quando avevo cinque anni”, scrive. “Per diversi anni non abbiamo avuto libri di testo a disposizione, i professori ci chiedevano di recitare a memoria le Citazioni del Presidente Mao, e così la mia conoscenza della storia moderna e contemporanea della Cina proviene inizialmente dalle Opere scelte di Mao Zedong”.

“Non puoi incolpare la Rivoluzione Culturale per la tua ignoranza”, è il commento tagliente di un utente su Weibo (il twitter cinese).

Altri invece lo scagionano: “La sincerità è più importante della perfezione”, scrive un utente dal nome Ji Feng. Il web lo perdona. E le istituzioni gli salvano la faccia. 

Lin, chimico di formazione, dal 2015 riveste il ruolo del numero due dell’Università di Pechino, fondata in epoca Qing. Nella scala gerarchica, prima di lui c’è il segretario del PCC interno, Hao Ping. Le due cariche sono equipollenti a quelle di un vice ministro. 

Ha collaborato Wang Jing

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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