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Riace si scopre multietnica e piace ai turisti

Il mare che bagna Riace ha regalato alla piccola città due tesori: gli ormai famosi Bronzi e una nave che 15 anni fa, attraccando nel piccolo borgo calabrese, ne ha segnato la rinascita. Parola del sindaco Domenico Lucano, artefice di un esperimento perfettamente riuscito di integrazione, che lo ha fatto conoscere al mondo intero e gli ha fatto guadagnare il 40mo posto nella classifica di Fortune 2016 dei 50 personaggi più influenti al mondo. Oggi dei 1500 abitanti di Riace, un terzo è rappresentato da immigrati provenienti da circa 20 Paesi, con percentuali maggiori dall’Africa Sub-Sahariana, dal Pakistan, dall’Afghanistan, dal Bangladesh e, negli ultimi anni, dalla Siria.

L’accoglienza “è una risorsa per il turismo”

“Quella nave con a bordo 250 curdi arrivata quasi per caso ha risvegliato la città dal letargo, l’ha ripopolata e l’ha resa attraente agli occhi dei turisti”, ha spiegato all’Agi Lucano, assolutamente convinto che “il turismo non ha la pelle bianca e presentarsi come un paese multietnico rappresenta un punto di forza”. Ogni anno, continua il sindaco, “arrivano visitatori da ogni parte d’Italia, dall’Europa e anche dall’estero. Vengono per vedere con i propri occhi questo villaggio multietnico. I Bronzi sono a Reggio Calabria, nessuno è mai venuto qui guidato dalla notorietà che ci hanno dato le statue”.

Uno scambio reciproco

Quello tra Riace e i migranti, insomma, non è affatto un rapporto a senso unico: la cittadina deve ai migranti tanto quanto questi ultimi devono al paese. Senza il sindaco Lucano, infatti, i rifugiati avrebbero avuto un futuro diverso e non necessariamente roseo. E senza i migranti il piccolo borgo rischierebbe di sparire perché, come per gran parte delle zone del Sud Italia, anche a Riace si registra un flusso migratorio degli abitanti verso il Nord Italia e l’estero, in cerca di un futuro migliore. “Dopo la Seconda Guerra mondiale, Riace contava 4000 abitanti. Poi c’è stato l’esodo. E oggi siamo ancora un popolo in viaggio”, sottolinea il sindaco.

I primi arrivi a Riace

“Oggi Riace rimane un paese del profondo sud con le sue problematiche, ma con una nuova storia”, spiega Lucano che ricorda i primi giorni successivi all’arrivo della nave dei curdi. “Li ospitammo in case di riacesi che sono immigrati nel mondo, perlopiù in Argentina, America Latina e Usa. Si offrirono di aprire le porte delle loro case a chi come loro era stato costretto a lasciare la propria terra. Non c’era elettricità e usammo le candele di cera, che contribuirono a creare una atmosfera magica”.  

La reazione dei riacesi

Non tutti i riacesi hanno spalancato le braccia ai migranti. “All’inizio gli abitanti erano diffidenti, soprattutto gli anziani erano preoccupati non si sentivano al sicuro”, racconta il sindaco. Ma “con il passare degli anni le persone hanno iniziato a sentirsi più tranquille, a integrarsi e a comprendere il potenziale dell’integrazione”. Dopotutto, continua Lucano, “abbiamo molto in comune: la periferia del mondo ha incontrato un’altra periferia del mondo”. Al sindaco l’attestato di stima dei concittadini è arrivato per tre volte alle urne: “Gli stranieri non votano. Evidentemente il modello che ho messo in piedi è apprezzato dai riacesi”.

Oggi a Riace calabresi e stranieri vivono e lavorano uno al fianco dell’altro. E si innamorano anche: “Abbiamo già celebrato i primi matrimoni misti”. “Grazie agli immigrati in 15 anni abbiamo recuperato tante attività artigianali che sembravano ormai perdute: dalla lavorazione del vetro al ricamo, fino alle ceramiche”. Molti stranieri lavorano nei campi, nell’agroalimentari con contratti stagionali ma il sindaco è all’opera per creare occupazioni più stabili, come la cooperativa fondata da poco per la raccolta differenziata . “Dall’asilo nido che sarà inauguato il 9 maggio al cimitero, qui tutto è multietnico”, sostiene il sindaco.

La ricetta che piace anche all’estero

Oggi Riace è costantemente sotto i riflettori, soprattutto delle testate estere. “Proprio questa mattina mi hanno inviato a Vienna per partecipare al forum mondiale sull’accoglienza previsto per il 5 luglio”, ha dichiarato Lucano. La città di Dresda, invece, ha assegnato lo scorso febbraio al sindaco il “premio per la Pace Dresda 2017” e “si è offerta di investire nella ristrutturazione delle case abbandonate di Riace per sostenere il nostro sogno”. Solo due giorni fa il Los Angeles Times ha dedicato alla città calabrese un lungo articolo. Ma tutta questa attenzione sorprende il sindaco: “Posso essere sincero? Non me lo so spiegare. Alla fine che cosa abbiamo fatto se non mostrare un minimo di sensibilità verso le persone in difficoltà?”. E continua: “abbiamo preso un punto debole e l’abbiamo trasformato un punto di forza.  E dimostrato che un’altra società e, soprattutto, un ‘altra Calabria, è possibile”.  

Ramdullah, il “piccolo grande uomo che costruiva aquiloni”

Delle centinaia di immigrati che Domenico Lucano ha accolto nel suo paese ce ne è uno che, nonostante non viva più a Riace, il sindaco non dimenticherà mai. E’ Ramdullah, un “piccolo grande uomo” arrivato nel borgo quando aveva solo 8 anni. Ramdullah era scappato da un bombardamento che aveva colpito anche la sua casa in Afghanistan, ed era arrivato in Italia solo, senza i genitori, a bordo di un camion dopo aver attraversato vari Paesi. “Un giorno mi chiamarono da Crotone e mi dissero ‘Sindaco, vi mandiamo un piccolo grande uomo’. Li per lì non capii e rispose semplicemente ‘mandate chi volete, noi accogliamo tutti’”. “Poi capii – continua Lucano – Tutte quelle esperienze così dure, quella sofferenza lo avevano trasformato in un adulto a soli 6 anni”. “Ricordo che amava costruire e far volare gli aquiloni e che insegnava a farlo anche agli altri bambini”. La sua storia è raccontata da Wim Wenders nel corto “Il volo”, quel film lo ha fatto conoscere nel mondo, ma soprattutto gli ha permesso di ritrovare suo padre che viveva in Norvegia.

Riace, Ventotene e gli altri paesi ‘salvati’ dai migranti

Raice non è il solo comune che ha rischiato di scomparire senza i migranti. Secondo l’ultimo rapporto del Censis “Fuori dal letargo: soluzioni per una buona crescita” la tendenza è la stessa per quei comuni più isolati che distano almeno 75 chilometri dai poli urbani maggiori. Fra questi comuni minori cresciuti esclusivamente grazie alla popolazione straniera, che ha compensato l’emorragia di italiani, si trova Ischitella in provincia di Foggia, dove gli immigrati residenti sono 278, cresciuti del 186% nei cinque anni. Poi Sant’Arcangelo in Basilicata, dove vivono 370 migranti, che sono aumentati del 94,7% dal 2010. E ancora alcune isole che sono meta di turisti:

  • Ventotene, dove ci sono 91 stranieri su 739 residenti
  • Isola del Giglio, dove ci sono 129 stranieri su 1.442 residenti
  • Pantelleria, con 549 stranieri su 7.701 abitanti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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