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 “Ricchezza, salute, fortuna”. Superstizioni e magia nera dietro la strage degli albini africani

Sono chiamati “figli della luna”, ma anche con il meno poetico “figli del diavolo” o “zeru zeru” (persone fantasma). Sono gli albini che nascono in Africa, vittime di rapimenti, torture, omicidi. Una vera e propria persecuzione in atto in 23 paesi del Continente nero, che ospitano il più alto tasso di albinismo nel mondo, dovuto soprattutto alla consanguineità.

Un macabro business

Una persecuzione che nasce dall’ignoranza e dall’ignoranza viene alimentata, grazie a superstizioni e credenze popolari che, in molti casi, gli stessi governi appoggiano. Gli albini vivono nel terrore di essere mutilati o uccisi. Parti del loro corpo, compresa la pelle, sono vendute per fabbricare amuleti contro il malocchio o per curare varie malattie. Stuprare una donna albina significa guarire dall’Hiv e più si provoca dolore mutilando un albino, più il “potere magico” sarà efficace. Bere il loro sangue porterebbe varie ricchezze e le loro ossa conterrebbe oro. E’ un business redditizio e macabro, in cui il più delle volte, vengono coinvolti i familiari e che tra i clienti, vi sono persone facoltose, visto i prezzi sul mercato della magia nera. che vanno da circa duemila dollari (una mano) a 75mila dollari (il corpo intero).

 

Orrore senza fine

Un massacro, quello degli albini africani, che si ripete con orrore e che non sembra avere fine. Neanche da morti i “figli della luna” possono avere pace. Le loro tombe vengono trafugate e i loro resti venduti. Per molto tempo sconosciuto all’opinione pubblica, questo massacro silenzioso ricompare, come un fantasma, insinuandosi nelle notizie di cronaca nera. L’ultimo caso a Tete, provincia del Mozambico centrale. Qui su un minibus in viaggio tra i distretti di Angonia e Moatize, agenti di polizia trovano una valigia contenente ossa umane. Non si può sapere se appartenessero a un albino ma, secondo il comandante della polizia Ernesto Calangue, un primo esame “suggerisce che le ossa sono di un adulto ucciso da poco” e anche tra le forze dell’ordine il sospetto è che la vittima sia un albino. La provincia di Tete è molto vicina al Malawi, regione dove gli albini sono in via di estinzione per i numerosi casi di violenza nei loro confronti. Nello stesso giorno del ritrovamento della valigia poi, la stampa aveva evidenziato il sequestro, avvenuto una settimana prima, di un bambino albino di 7 anni, nella provincia di Niassa, al confine tra il Malawi e la Tanzania. Per la gente del posto i due casi sono collegati.

 

“Pensavamo che la situazione fosse migliorata, speriamo non ritorni l’incubo di nuove persecuzioni”, dice Bernardine Amice, vicepresidente di “Love to Life”, una delle tante organizzazioni che cercano di proteggere i diritti degli albini in Mozambico. Secondo le ultime stime dell’associazione, nel 2014 nel Paese, sono avvenuti oltre 100 attacchi contro i “figli della luna”, numero ovviamente molto sottostimato. Nonostante il Mozambico sia uno dei pochi Stati africani dove il rapimento e l’uccisione di albini sono considerati crimini atroci, occorrono politiche piu’ inclusive e una strategia che comprenda la sensibilizzazione con le famiglie, in alcuni casi complici di violenze. Secondo un rapporto presentato dalla nigeriana Ikponwosa Ero, esperta indipendente dell’Onu per i diritti delle persone affette da albinismo, il Mozambico figura nell’elenco dei sette Paesi che registrano i maggiori casi di violenza nei confronti degli albini.

 

 

Per approfondire:

Daily Mail – The ‘ghost people’ of Tanzania  and Over 100 attacks on Mozambique albinos since 2014
Cnn – Hunting for humans
Deutsche Welle – Mozambican albinos’ life in fear

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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