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Ricco a sua insaputa? I misteriosi conti in Svizzera del neocardinale del Mali, Jean Zerbo

BAMAKO-ADISTA.  Il neo cardinale di Bamako (Mali) Jean Zerbo, 73 anni, che riceverà la berretta cardinalizia da papa Francesco il prossimo 28 giugno, avrebbe un grosso scheletro nell’armadio, sotto forma di sette conti bancari in Svizzera, intestati alla Conferenza episcopale del suo Paese (CEM), secondo quanto rivela un’inchiesta del quotidiano francese Le Monde (31/5).

L’inchiesta ripercorre la vicenda fin dall’inizio, da quando, il 25 novembre 2002, sette conti bancari sono stati aperti presso il Crédit Lyonnais di Monaco per conto della Conferenza episcopale del Paese africano, conti dei quali l’indagine SwissLeaks  – portata avanti da 130 giornalisti di una cinquantina di Paesi, coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) e scoppiata all’inizio del 2015 – rivela i codici iban che riconducono alla Svizzera (uno è CH1808689050911815030). L’indagine rivelò una gigantesca operazione di evasione fiscale nella quale, grazie alla banca multinazionale britannica HSBC, tramite la propria controllata svizzera, HSBC Private Bank, tra novembre 2006 e marzo 2007 180,6 miliardi di euro passarono attraverso conti aperti presso la HSBC  di Ginevra da oltre 100.000 clienti e 20.000 società offshore. Secondo gli ultimi estratti conto della HSBC Private Bank di Ginevra, che Le Monde ha ottenuto nel 2014, nel 2007 sui conti della CEM erano depositati circa 12 milioni di euro: una bella cifra, per una Chiesa locale che rappresenta appena il 2,4% su una popolazione di 17 milioni.

Tre i protagonisti principali di questa storia, i tre vertici della Chiesa maliana: lo stesso mons. Jean Zerbo, all’epoca responsabile delle finanze della Conferenza episcopale,  mons. Jean-Gabriel Diarra, vescovo di San, e mons. Cyprien Dakouo, segretario generale della CEM dal 2004, passati tutti inosservati all’epoca dell’esplosione dello scandalo, nel quale risultarono coinvolti altri illustri maliani come l’industriale Gérard Achar e l’uomo d’affari  Modibo Keita.

Gli incontri tra i banchieri e i monsignori

I conti della CEM fanno un lungo giro di banche prima di arrivare alla HSBC in Svizzera, e sono documentati diversi incontri tra due banchieri e i tre vertici della Chiesa, ognuno dei quali ha un codice cliente ed è titolare di una identica quantità di denaro. Viene stabilito un tasso d’interesse del 5%, e grazie a una «buona gestione del portafoglio» i due banchieri, si legge nella loro corrispondenza, confidano di «ottenere un aumento delle risorse». «L’arcivescovato e le parrocchie sono d’accordo – emerge dagli incontri – nell’affidare una parte del portafoglio alla banca, e la “cattura del valore” (un metodo di finanziamento) del «50% del portafoglio per ottimizzarne la redditività». Ma i parrocchiani, di questi maneggi, non sanno assolutamente nulla: «Non siamo mai stati informati di queste operazioni dei vescovi», affermano, sottolineando la strutturale mancanza di trasparenza nella gestione delle risorse: «Approfittando della passività dei fedeli, si permettono tutto e non rendono conto a nessuno». Un responsabile ecclesiale di alto livello, anonimo, ammette di essere stato al corrente dei movimenti, ma sull’origine di quei 12 milioni è il buio più nero. La tensione all’interno della Chiesa del Paese è tale che nel 2012 Cyprien Dakouo viene dimesso e lascia il Paese in «punta di piedi».

Omertà e negazione

Poiché la banca svizzera non ha voluto rispondere alle domande di Le Monde, i giornalisti hanno simulato un trasferimento di denaro su due dei sette conti, constatando che essi sono tuttora attivi. Ma di quei milioni non c’è traccia nella contabilità della CEM, e l’attuale responsabile finanziario, p. Noël Somboro, afferma di non avere tempo di andare a sfogliare i vecchi libri, ma si lascia sfuggire che «abbiamo conti un po’ dovunque».  Un fiscalista della Direzione delle imposte, peraltro, afferma che «un conto a nome della CEM in Svizzera non viene dichiarato al fisco maliano».

Dopo vari tentativi andati a vuoto, i giornalisti di Le Monde aspettano mons. Zerbo alla fine di una messa, il 14 maggio scorso, alle 7 del mattino. «Io un conto in Svizzera? Allora sono ricco senza saperlo!», ironizza. Ma davanti alle prove dice trattarsi di un vecchio conto, «un sistema che abbiamo ereditato dall’Ordine dei missionari d’Africa (detti Padri Bianchi, ndr) che gestivano la Chiesa», e nega di aver mai aperto un «conto personale» all’estero, cosa che sarebbe stata «fonte di problemi». Le Monde non è riuscito a ottenere disposte dagli altri due vescovi: hanno entrambi rifiutato di parlare.

La smentita della Conferenza episcopale

Il 31 maggio la Conferenza episcopale del Mali ha emesso un comunicato di smentita delle informazioni contenute nell’inchiesta di Le Monde. In particolare, essa «smentisce le accuse secondo cui alcuni vescovi avrebbero proceduto a una distrazione di fondi dei fedeli cattolici», affermando di operare «in totale trasparenza»: la Conferenza «dispone di statuti, di un regolamento interno e di un manuale di procedure che fissano le competenze di ogni vescovo in funzione dell’incarico che gli è affidato. A questo titolo, nessun vescovo agisce a titolo personale dal momento che si tratta di una missione affidata dai suoi pari. Viene poi compiuta una valutazione di tutte le attività». La Conferenza, poi, si avvale al suo interno di una «commissione delle finanze incaricata dell’applicazione della politica di solidarietà decretata dai vescovi in occasione della celebrazione del centenario della Chiesa nel novembre 1988. Tale solidarietà tra le diocesi – si legge nel comunicato – permette di garantire il funzionamento della pastorale ordinaria della Chiesa: ad esempio la catechesi, le opere di carità, la formazione dei giovani». La Chiesa del Mali, compie la sua missione di evangelizzazione, concludono i vescovi, «nella dignità e non può utilizzare denaro sporco per annunciare il Regno di Dio».

Gli autori dell’inchiesta di Le Monde – definita «tendenziosa» – avrebbero forse un «secondo fine», ossia quello di «sporcare l’immagine e destabilizzare» una Chiesa «nel momento in cui viene onorata con la nomina del suo primo cardinale», ma Dio, che «tutto vede e tutto sa, saprà un giorno ristabilire la verità». (ludovica eugenio)

http://www.adista.it/articolo/57410

 

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