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Ricercato romeno che organizzava sfruttamento operai all'Aquila

(AGI) – L’Aquila, 30 lug. – L’imprenditore romeno Nicolae Otescu, residente a Lugoj (Romania), risulta al momento ancora latitante ed e’ per questo ricercato dalle forze dell’ordine. L’operazione ‘Social dumping” e’ la seconda compiuta dalla Dda aquilana in quattro giorni, dopo quella denominata “Redde rationem” dello scorso lunedi’ culminata con cinque ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e un obbligo di dimora e firma. In quest’ultima inchiesta, relativa a presunte tangenti nei puntellamenti di tre cantieri aquilani, sono coinvolti un ex politico, due funzionari comunali e alcuni imprenditori. Nell’operazione “Redde rationem” sono indagate altre 13 persone destinatarie di altrettanti avvisi di garanzia. Tra i reati contestati, corruzione, estorsione, truffa, abuso d’ufficio e reati fiscali. “La ricostruzione post-sisma deve essere ispirata anche a valori etici”. Lo ha detto il comandante provinciale dei carabinieri dell’Aquila, il colonnello Giuseppe Donnarumma, intervenuto all’incontro con la stampa nel quale sono stati illustrati alcuni particolari dell’operazione ‘Social dumping’ le cui indagini sono state condotte dai militari dell’Arma. “Alcuni passaggi – ha aggiunto l’ufficiale – connotano il grado di cinismo dei soggetti interessati nel considerare le loro condotte foriere di arricchimento”. Il comandante ha quindi sottolineato “con gioia la capacita’ di essere stati capaci di fermarli”. Donnarumma ha quindi evidenziato che “quella emessa dal gip” Guendalina Buccella “e’ una misura molto forte perche’ contesta anche l’aspetto associativo agli indagati. Senza lavoratori la citta’ non potra’ essere ricostruita ma noi dobbiamo guardare allo sfruttamento e fermarlo e’ motivo di orgoglio”. Il colonnello ha infine sottolineato come fosse ricco il giro di affari evidenziando che la manodopera irregolare era impiegata in cantieri anche importanti, come quello di un aggregato corposo dell’Aquila sito su via Verdi e su corso Vittorio Emanuele i cui lavori erano stati appaltati al consorzio ‘Sulter Scarl’ per 15 milioni e 272 mila euro. (AGI) .
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