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Ricercatori italiani scoprono la dose giusta di caffe'

(AGI) – Bari, 29 lug. – Il caffe’ fa bene a patto che venga
preso con moderazione e costantemente alle stesse dosi. E’
questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori
presso l’Universita’ di Bari, Aldo Moro, dell’IRCCS “Casa
Sollievo della Sofferenza”, di San Giovanni e dell’Istituto
Superiore di Sanita’ (ISS) di Roma. I ricercatori hanno
analizzato e messo in correlazione tra loro la comparsa di
segni di decadimento cognitivo lieve (MCI) condizione
considerata come prodromica della malattia di Alzheimer – e il
consumo di caffe’ su un campione di quasi 1500 persone con eta’
compresa tra 65 e gli 84 anni. Dai risultati e’ emerso che le
persone che avevano mantenuto costante il loro modo di
consumare il caffe’ (una tazza al giorno) avevano meno rischi
di incorrere nella MCI rispetto agli altri che o avevano
modificato le loro abitudini, oppure consumavano piu’ o meno
caffe’. In particolare e’ emerso che gli individui
cognitivamente normali piu’ anziani che modificato le loro
abitudini, aumentando con il tempo la loro quantita’ di consumo
di caffe’ (piu’ di una tazza di caffe’ al giorno) avevano circa
due volte piu’ alto il tasso di MCI rispetto a quelli con
abitudini ridotte (meno di una tazza di caffe’ al giorno). Allo
stesso tempo, le stesse persone avevano un tasso piu’ alto di
circa una volta e mezzo rispetto a quelle con abitudini
costanti (ne’ piu’ ne’ meno di un caffe’ al giorno). Inoltre,
coloro che abitualmente avevano consumato quantita’ moderata di
caffe’ (1 o 2 tazze di caffe’ al giorno) avevano un tasso
ridotto dell’incidenza di MCI rispetto a coloro che
abitualmente non consumavano mai se non raramente, caffe’.
Nessuna associazione significativa e’ stata verificata tra chi
abitualmente consumate piu’ alti livelli di consumo di caffe’
(piu’ di 2 tazze di caffe’ al giorno) e l’incidenza di MCI
rispetto a quelli che non hanno mai o raramente consumato
caffe’. “Il consumo di caffe’ moderato e regolare puo’ avere
effetti neuroprotettivi anche contro MCI conferma studi
precedenti sugli effetti protettivi a lungo termine di caffe’ o
di te’ contro il declino cognitivo e demenza”, ha detto
Vincenzo Solfrizzi, dell’Universita’ di Bari e uno dei
principali autori della ricerca.
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