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Ricordate i 3 milioni dati a IsiameD? Ora indaga anche l'anticorruzione

L’Autorità nazionale anticorruzione ha chiesto a Governo e Parlamento “un intervento urgente” per superare diverse criticità individuate nell’attribuzione di tre milioni di euro all’Istituto IsiameD, previsti dalla legge di bilancio 2018.

Criticità che riguardano la possibile violazione della normativa europea sugli aiuti di Stato, la genericità del contributo erogato, il rapporto tra l’Istituto IsiameD e la società IsiameD digitale, ma anche la reale capacità dell’istituto in questione di poter assolvere al compito di creare un “modello digitale italiano”.

Cosa c’è che non convince l’Anac

L’autorità presieduta da Raffaele Cantone, si legge nel testo che Agi ha avuto modo di visionare, sottolinea in primo luogo che “l’applicazione della norma in esame presenta elementi di criticità in relazione alla normativa europea in materia di aiuti di Stato e potrebbe condurre a una significativa distorsione della concorrenza nel settore degli affidamenti pubblici”. Gli aiuti di Stato a società e istituzioni private sono infatti vietati dalla normativa europea e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Nella legge di bilancio, come rivelò Agi lo scorso dicembre, si attribuivano tre milioni di euro in tre anni (dal 2018 al 2020) all’Istituto Isiamed al fine, si legge nel testo, “di affermare un modello digitale italiano come strumento di tutela e valorizzazione economica e sociale del made in Italy”.

Per l’Anac, invece, questa norma “deve essere valutata alla stregua di aiuto di Stato”, poiché “comporta un contributo economico, finanziato tramite il bilancio dello Stato, in favore di una determinata impresa che potrebbe falsare o minacciare di falsare la concorrenza e incidere sugli scambi tra Stati membri”.

Un escamotage fallimentare

Il fatto che IsiameD si definisca un istituto, e non una società, per l’Anac non è sufficiente a scongiurare il rischio di aiuto di Stato a una società privata perché “il diritto europeo fa riferimento a una nozione molto ampia di impresa, che prescinde dallo stato giuridico e dalle modalità di contributo e ha riguardo solo dall’attività effettiva svolta dall’ente, che si qualifica come impresa nel momento in cui svolge un’attività consistente nell’offerta di beni e servizi sul mercato”.

IsiameD di fatto è un’istituto senza scopo di lucro dedito alla cooperazione economica con i Paesi del Mediterraneo, ma ha ottenuto il finanziamento con la finalità di diffondere e promuovere strumenti digitali. Quindi, spiega Cantone, l’attività finanziata dallo Stato consisterebbe nella “diffusione di una nuova metodologia nell’utilizzo delle tecnologie digitali, elaborate da IsiameD”. E questo potrebbe prefigurarsi come un intervento di politica economica “inteso a sostenere un progetto di diffusione dell’innovazione di processo nel settore dell’Ict”, delle tecnologie dell’informazione e del digitale. Un settore dove sono presenti diversi operatori, a livello nazionale ed europeo. E, di conseguenza, l’intervento potrebbe cosi’ turbare le dinamiche del mercato.

Un progetto un po’ vago

Inoltre, rivela ancora l’Anac, l’intervento normativo inserito in legge di bilancio “indica in maniera estremamente generica il progetto finanziato”, compresa la definizione di “modello digitale italiano”, che suscita diverse perplessità “in ordine alla reale compatibilità dell’aiuto” con gli obiettivi delle attivitaà dell’Agenda digitale italiana ed europea.

Ma l’autorità di Cantone ha rivelato anche criticità sulla concorrenza nel settore digitale “per mancato rispetto dei principi di concorrenza e non discriminazione”. E una “pluralità di situazioni deficitarie” nella legge di bilancio approvata lo scorso dicembre che riguardano: “L’assenza di analisi finalizzate a conoscere il mercato di settore e i potenziali operatori economici in grado di sviluppare il progetto; la mancanza di una procedura di affidamento per la scelta del soggetto realizzatore; il fatto che il soggetto beneficiario non può considerarsi un soggetto esclusivista”.

A questo si aggiunge che “l’obiettivo della produzione di un modello digitale italiano” è vago e non consente di “stabilire con precisione la natura del progetto in questione e quanto riferito da IsiameD non è di certo risolutivo allo scopo”. Non è chiaro in particolare se IsiameD abbia intenzione di mettere sul mercato soluzioni proprie già individuate o da individuare. Ma in entrambi i casi l’ipotesi che possa trattarsi di aiuto di Stato non sarebbe fugata. Inoltre l’Anac ricorda, come già rivelato da Agi, che l’Istituto IsiameD è socio al 25% di una società commerciale, la IsiameD digitale srl, con la partecipazione al 75% di un socio privato. L’istituto ha dichiarato che questa società e’ stata costituita proprio al fine di acquisire informazioni necessarie all’elaborazione del progetto, il che evidenzia, conclude il testo di Cantone, “il rischio che il contributo venga direttamente ad avvantaggiare la stessa societa’”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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