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Ricordo di Pannella

Di Piergiorgio Odifreddi –

Ho conosciuto Marco Pannella nel 1973, quando un’amica di Roma mi portò al congresso del Partito Radicale che si teneva a Verona. Eravamo letteralmente quattro gatti, credo non più di venti, e Pannella aveva l’aura gel guru che arrivava da un altro pianeta, anche se veniva soltanto dalla Francia, dove credo vivesse all’epoca.

Per dare un’idea di com’erano considerati i radicali all’epoca, quando tornai a casa mio padre mi disse che l’avevano informato dalla Questura che ero stato al congresso: dunque, ci avevano schedati, come se fossimo stati dai carbonari. Anche se poi a Cuneo il partito attecchì relativamente bene, grazie anche alla presenza di Emma Bonino, che arrivò poco dopo e divenne subito nota per il suo impegno sull’aborto.

Nel 1974 la campagna a favore del No nel referendum clericale per l’abolizione della legge sul divorzio fece illudere molti che l’Italia fosse sull’orlo di diventare un paese civile, dal punto di vista dei diritti. La Chiesa e la Democrazia Cristiana vennero sonoramente sconfitti, e sull’onda di quella vittoria quattro radicali, fra cui appunto Marco Pannella ed Emma Bonino, furono eletti in parlamento.

Purtroppo le cose non stavano come si pensava e sperava: il 59 per 100 al referendum era costituito di gente che era disposta a votare per i propri diritti, come il divorzio o l’aborto, ma non per quelli altrui.

Le successive campagne radicali furono dunque molto meno popolari, da allora a oggi. Né Pannella, né la Bonino riuscirono mai a conquistare più del 10 per 100 dei consensi, anche per la mancanza di un programma strategico radicale che si proponesse come progetto di governo, e per la loro concentrazione su questioni isolate, spesso marginali e impopolari.

Io smisi di lavorare attivamente per i referendum nel 1978, quando andai a studiare in America, e dopo il mio ritorno non votai più il Partito Radicale. Meno che mai quando Pannella e la Bonino si vendettero a Berlusconi per un tozzo di pane (cioè, un commissariato europeo e qualche seggio italiano),dimostrando che gli equilibrismi funambolici in politica rischiano di provocare cadute rovinose nell’etica.

L’ultima volta che ho visto Pannella fu nel 2008, quando partecipammo Insieme e dalla stessa parte a Porta a Porta, contro monsignor Fisichella e l’onorevole Buttiglione, a proposito dell’invito al papa alla Sapienza. Fu un interessante confronto, ancora visibile su YouTube.

Il papa non andò a parlare all’Università, ma fu una vittoria di Pirro. I clericali, molti del neonato Partito Democratico, fecero quadrato attorno a lui, in un raduno a Piazza San Pietro che compattò la destra da Mastella a Fini, e fece cadere il governo Prodi.

Sentii ancora Pannella varie volte in quel periodo, quando il Pd contrattava con i radicali per avere i loro voti in cambio di alcuni seggi, e io ero “in quota anticlericale”. Ma prima delle elezioni me ne andai disgustato dell’atteggiamento compromissorio d Veltroni con i cattolici, e da allora non ho più visto o sentito né lui, né Pannella.

A conti fatti, le battaglie anticlericali di Pannella sono state un fallimento, come dimostra il fatto che nella nuova Costituzione renziana il Concordato rimane l’anomalia che era, e l’8 per 1000 continua a uscire dalle tasche degli italiani per entrare in quelle dei preti. Ma è grazie a lui che gli italiani hanno diritti che non si meritano, come il divorzio e l’aborto, e di questo dobbiamo essergli grati.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2016/05/20/ricordo-di-pannella/

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