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Riforme: accordo nel Pd, dalla Lega 85 milioni di emendamenti

(AGI) – Roma, 23 set. – “Non permettero’ che il Senato sia bloccato da iniziative irresponsabili di questa portata. E’ un’offesa alla dignita’ delle istituzioni che ho difeso da ogni attacco”. Ed ancora: “Assumero’ tutte le misure necessarie per consentire almeno in Aula il dibattito nel merito”. Pietro Grasso mette uno stop all’ostruzionismo feroce in atto al Senato sul ddl Boschi. Non si puo’ creare un precedente, dice poi incontrando Roberto Calderoli (Lega) e Loredana De Petris (Sel), facendo intendere che si applichera’ al regolamento.

Il primo ha presentato 85 milioni di emendamenti, forte di “un algoritmo in grado di creare – ha spiegato – emendamenti quasi all’infinito”. “E’ ridicolo, vogliono bloccare non la riforma, ma l’Italia”, la replica di Matteo Renzi da Bruxelles. “E’ in atto un sabotaggio dei lavori parlamentari”, la denuncia di Luigi Zanda del Pd. L’ex ministro leghista ha incontrato il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti ma al momento una vera e propria trattativa non e’ partita. Si aspetta che il Carroccio metta da parte perlomeno gli emendamenti sull’articolo 1 e sull’articolo 2 sui quali l’esecutivo ha aperto alle richieste della Lega.

Il premier tira dritto, “possiamo fare anche a meno – spiegano i renziani – dei voti dell’opposizione, significa che il referendum sara’ solo una nostra vittoria”. FI e’ sulle barricate e denuncia compravendite, e anche Sel e Movimento 5 stelle hanno presentato una valanga di emendamenti. Ma la maggioranza punta ad arrivare a oltre 175 voti. La spada di Damocle calata dal Carroccio verra’ neutralizzata, in mancanza di un accordo, dagli uffici legislativi di palazzo Madama, magari utilizzando quel super-canguero gia’ usato dalla legge elettorale.

Ma il via libera al pacchetto costituzionale potrebbe arrivare non prima del 10 ottobre e si attende ancora la decisione del presidente del Senato sull’emendabilita’ o meno dell’articolo 2 che non arrivera’ prima della prossima settimana.

Incassato l’ok alle riforme, Renzi – spiegano fonti parlamentari – potra’ ottenere, grazie alla flessibilita’, da Bruxelles dieci miliardi da utilizzare nella legge di stabilita’. Un ‘tesoretto’ che per Pierluigi Bersani deve essere speso su pensioni, sanita’ ed esodati e soprattutto su misure contro la poverta’. “Su fisco e sanita’ ci faremo sentire, c’e’ da discutere”, ha sottolineato l’ex segretario del Pd dopo aver elogiato l’intesa sul comma 5 siglata questa mattina a palazzo Madama, con la firma della minoranza Pd ai tre emendamenti presentati dalla maggioranza.

“Ora avanti senza strappi”, ha spiegato Bersani facendo capire che non c’e’ alcuna volonta’ di far cadere il governo, ma arriveranno comunque dei ‘distinguo’ sulle battaglie di sinistra. “Verdini non serve piu’, basta il metodo Mattarella”, ha ribadito. Ma Guerini ha confermato che i numeri di Verdini sono “benvenuti”. L’ex coordinatore azzurro mira ad arrivare a 15 senatori a palazzo Madama.

Alla Camera 7 deputati hanno lasciato oggi FI per approdare ad Ala mentre ha irritato molti senatori azzurri, viene spiegato, la decisione di Silvio Berlusconi di rinviare l’assemblea in un primo momento prevista per domani. Qualche fibrillazione si registra in Ncd dove, per rilanciare la necessita’ di una correzione dell’Italicum, potrebbero venire a mancare circa 5 voti.

Renzi dopo l’ok alle riforme dovrebbe aprire il ‘dossier’ del rimpastino mentre a palazzo Madama si rinnoveranno le presidenze di commissioni. Poi puntera’ su amministrative (a Milano e’ forte il pressing su Sala e non e’ escluso che verra’ ‘bypassato’ lo strumento delle primarie) e su referendum. (AGI) .

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