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Riforme, i 25 punti di Renzi "verso democrazia decidente"

Roma – Banchi del Governo pieni, scranni delle opposizione deserti. Il presidente del Consiglio ha preso la parola al termine della discussione generale sulle riforme costituzionali in un’Aula della Camera semivuota. I deputati di Forza Italia, del Movimento 5 stelle, di Sel, della Lega Nord in segno di protesta hanno abbandonato l’emiciclo di Montecitorio prima dell’ingresso di Renzi. Solo i capigruppo hanno aspettato l’arrivo del premier e chiedendo la parola hanno spiegato la decisione dei deputati della minoranza.

“Uno puo’ dire che non e’ d’accordo su tutto, o su niente, votare a favore o contro, ma scappare dal dibattito e’ indice di poverta’ sui contenuti”, ha detto Matteo Renzi in Aula alla Camera intervenendo sulle riforme.  Il rimprovero che tutti hanno sollevato e’ stata l’assenza del premier durante la discussione generale. “Oggi si scrive una brutta pagina per la democrazia – ha detto il presidente dei deputati di FI, Renato Brunetta – il Governo e’ presente in massa: posti in piedi per calpestare la democrazia parlamentare. Non ha ascoltato nessuno, preferendo stare alla bouvette – ha aggiunto – lasciamo con dolore e rammarico”. “Abbandoniamo l’Aula rifiutandoci di ascoltare la glorificazione delle riforme”, gli ha fatto eco Cristian Invernizzi della Lega, “si ricordi di ringraziare il convitato di pietra Denis Verdini, senza di lui non sareste qui oggi”. “Ci accingiamo ad andare verso un modello di democrazia decidente – la replica del premier -. Mi spiace che si citi Calamandrei a giorni alterni. Una democrazia che non decide e’ l’anticamera della dittatura”. 

Venticinque punti, venticinque risposte ad altrettante contestazioni da parte dei detrattori delle riforme costituzionali del governo. “Rispondero’ nel merito”, aveva annunciato Renzi prima di entrare nell’Aula di Montecitorio per intervenire sulla riforma che ha visto oggi iniziare la sua sesta e ultima lettura alla Camera. Dal combinato disposto Italicum-Riforme che metterebbe eccessivo potere nelle mani di un solo partito, alla figura del premier; dal motivo ispiratore della riforma, alla scelta di tenere un referendum al termine di essa. Il presidente del consiglio si e’ soffermato su ognuno di questi aspetti di fronte a un’aula vuota.

“Il punto politico, e veniamo cosi’ all’amata politica dopo 25 considerazioni di merito, e’ che il 12 marzo 2014, 20 giorni dopo il giuramento del Quirinale e qualche giorno dopo la fiducia, abbiamo chiesto alle forze vive del paese di esprimersi con il metodo del confronto, poi siamo usciti con un testo dal consiglio dei ministri. A quel punto e’ partito un dibattito che e’ stato piu’ corposo di quello dell’assemblea costituente. Si puo’ esser piu’ o meno d’accordo ma oggi vince la democrazia”, ha detto Matteo Renzi.

“Se non vi fosse consenso popolare tanto da fare cadere il castello delle riforme su quella principale, e’ principio di serieta’ politica trarre le conseguenze”, ribadisce poi il premier nel discorso alla Camera sulle riforme. A chi gli contesta di aver attivato un referendum confermativo, il presidente del Consiglio ricorda che le regole “non escludono che altri lo chiedano” oltre a chi vi si oppone, invece, e rivendica che l’iniziativa del referendum confermativo e’ “frutto di un accordo politico, un accordo della maggioranza di fronte a un lavoro tutt’altro che banale, e noi rispettiamo un impegno preso con i parlamentari”. Quanto poi, punto settimo delle analitiche contestazioni portate in Aula proprio in risposta ai detrattori dell’impianto di riforme, alle accuse di strumentalizzare e personalizzare la partita sulle riforme proprio con il referendum, Renzi ricorda che “la nascita di questo governo e’ dovuta al fatto che quello precedente era in stagnazione e l’accettazione dell’incarico da presidente del Consiglio era subordinata all’impegno con il Capo dello Stato e i parlamentari a realizzare una serie di riforme, che possono piacere o non piacere”.

“La riforma e’ stata fatta in modo affrettato? Se il referendum andra’ come io auspico, saranno passati esattamente 30 mesi e migliaia di emendamenti. Non si ricorda nella storia costituzionale un dibattito cosi’ lungo, prolungato, mai tanti relatori e interventi come in questa discussione. (AGI)

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