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Riforme: intesa vicina in maggioranza, forse oggi l'annuncio

(AGI) – Roma, 23 set. – Manca ancora il sigillo ufficiale all’intesa, ma per la maggioranza del Pd e il governo l’accordo con la minoranza dem e’ praticamente fatto. Sono ancora da definire dei dettagli, ma l’intesa politica c’e’ – fanno sapere fonti della maggioranza Pd – e sara’ ratificata questa mattina, in una nuova riunione che si terra’ al Senato prima della scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti, alle 9. Per quell’ora, garantiscono fonti, gli emendamenti saranno pronti e, ribadisce il sottosegretario Luciano Pizzetti, “saranno meno di dieci”. Si va, viene spiegato, da un minimo di 4 a un massimo di 6-7.

E se l’intesa non e’ stata gia’ ufficializzata, dopo l’ennesima riunione serale, e’ perche’ – riflettono alcune fonti del Pd – restano alcuni problemi tecnici, a cui si aggiungono alcune questioni interne alla minoranza, dove ci sarebbero 4-5 senatori che insisterebbero sulla linea dell’elezione diretta e non sarebbero favorevoli a un’intesa con la maggioranza del partito che verrebbe letta, a loro dire, come una “resa”. Fonti parlamentari della minoranza dem, spiegano che le rassicurazioni necessarie sono arrivate dalla maggioranza del partito e dal governo, ma bisogna ancora armonizzare le modifiche all’articolo 2 e la minoranza intende vedere nel dettaglio il testo prima di dare l’avallo finale: “C’e’ ancora un lavoro da fare prima di arrivare all’intesa”, afferma Maurizio Migliavacca al termine di una giornata di riunioni e contatti.

Grasso “Le parole si misurano”

Il governo resta pero’ ottimista: “Sono fiducioso”, dice Pizzetti a tarda serata. Per Migliavacca si sono fatti “passi in avanti, ma l’intesa e’ ancora da definire”. Nella maggioranza, pero’, si tende a minimizzare la portata delle parole dell’esponente di minoranza e lo stesso Pizzetti tiene a sottolineare che “il clima e’ molto buono”. Del resto, i toni della minoranza dem non sono piu’ barricaderi e nessuno parla di frenata sull’intesa o addirittura di rottura. Il punto di caduta, su cui si sarebbe raggiunta la ‘quadra’ – viene spiegato – e’ la parola “scelte”. Ovvero, il principio – messo nero su bianco nell’emendamento al comma 5 dell’articolo 2 del ddl – che saranno rispettate le scelte degli elettori nell’individuazione dei futuri senatori. Le modalita’ di selezione dei senatori, poi, saranno rimandate alle leggi elettorali e a leggi ordinarie.

L’accordo si concentrerebbe su listini alle elezioni regionali e sarebbero poi i consigli regionali a ‘ratificare’ le “scelte” degli elettori. Quindi, “conseguentmente” a cio’ che hanno stabilito i cittadini con il loro voto. In serata, da Ncd si sottolineava come il punto di caduta sia stato raggiunto sulla proposta iniziale di Gaetano Quagliariello, ‘lettura’ smentita pero’ da governo e Pd. Altro nodo su cui i legislativi del ministero sono al lavoro e’ la questione della platea che elegge il Capo dello Stato. Contrariamente a quanto si spiegava fino ad oggi pomeriggio, si sarebbe deciso di intervenire anche sull’articolo relativo alla composizione della platea che deve eleggere il presidente della Repubblica. Ma si tratta, viene spiegato, di un nodo tecnico. Gli altri emendamenti, salvo sorprese, dovrebbero riguardare le funzioni del Senato, l’elezione dei giudici costituzionali e il Titolo V. (AGI) .

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