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Sarà la Cina a dominare il mercato delle tecnologie rinnovabili nei prossimi decenni, mentre gli Usa arretrano. È quanto emerge dal rapporto stilato dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA). Nel processo di conversione globale verso le tecnologie verdi, scrive il Guardian, la Cina è in corsa per la leadership grazie a massici investimenti in un settore ritenuto strategico, a partire dal mercato dei veicoli elettrici verso cui Pechino nutre uno spiccato interesse. Uno degli obiettivi già fissati è arrivare a un quinto del totale delle vendite composto da auto elettriche o da veicoli ibridi entro il 2025. Non solo: entro il 2020 le autorità provinciali contano di vedere duecentomila veicoli alimentati a fonti di energia pulita sulle strade della città. In questo quadro si inserisce la recente sospensione di 553 modelli di auto inquinanti, non solo cinesi ma anche stranieri in joint venture.

Sì, i cieli di Pechino sono più puliti, ma non è vittoria piena

Non mancano le contraddizioni: la Cina resta il maggiore emettitore di gas serra e continua a investire nella costruzione di impianti a carbone (progetti in ultimazione partiti quando il consumo energetico cresceva rapidamente) o di centrali elettriche alimentate dal carbone, che è responsabile di circa il 50-60% dell’inquinamento e dei tre quarti delle emissioni di anidrite carbonica (come scrive Internazionale). Il governo cinese prevede che le emissioni continueranno a crescere fino al 2030. Perché ai leader di Pechino urge la lotta allo smog: secondo un rapporto di Greenpeace nella capitale le polveri sottili sono calate del 33% negli ultimi 4 mesi del 2017 (qui la foto del Corriere della Sera).

La densità di smog nell’aria di Pechino è crollata del 53,8%

Pechino ha superato la prova dell’inquinamento, scrive l’agenzia Xinhua. Il Ministero della Protezione Ambientale, per il mese di novembre, quello in cui vengono accesi i riscaldamenti nelle abitazioni, ha segnato una media di concentrazione di polveri sottili, Pm 2.5, inferiore a quella degli ultimi cinque anni. Più in generale, nell’ultimo trimestre del 2017, la densità di smog nell’aria della capitale cinese è crollata del 53,8%, sfiorando il picco del 70% a dicembre.  Non solo: la vittoria si estende a 28 città del nord – alle quali il governo ha chiesto di tagliare il Pm 2.5 del 10.25% tra ottobre del 2017 e il marzo del 2018 – e che negli ultimi 4 mesi dell’anno scorso hanno raggiunto il target di riduzione delle emissioni CO2 (fissato dal piano quinquennale del 2013 con un investimento di oltre 200 miliardi di euro).

Non sono tutte rose

Come hanno fatto? A Pechino, ad esempio, sono state chiuse fabbriche vecchie e altamente inquinanti (peccato che oggi l’inquinamento arrivi dai distretti industriali che circondano la capitale dove si brucia più carbone che negli Stati Uniti); è stato vietato l’uso di carbonella per il riscaldamento domestico; dalle periferie sono state cacciate decine di migliaia di persone che usavano carbone o stufe a legna per scaldarsi – come ricorda oggi il Corriere della Sera.  Non sono tutte rose: deludenti i risultati a livello nazionale, con la concentrazione di polveri sottili che è calata solo del 4,5% nel 2017, il risultato peggiore degli ultimi 4 anni, da quando cioè il Paese ha dichiarato guerra allo smog. I prezzi di produzione sono al minino da tredici mesi a dicembre: la lotta allo smog ha causato un calo della domanda di materie prime.

Quanto ha investito la Cina nelle energie rinnovabili?

Oltre 44 miliardi di dollari sono stati spesi nelle acquisizioni all’estero su progetti che valgono oltre 1 miliardo, con una crescita del 38% anni su anno. È  la nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) – l’iniziativa di collegamento infrastrutturale tra Asia, Africa e Europa via terra e via mare lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 –  a guidare gli investimenti nelle infrastrutture lungo i 51 Paesi coinvolti nel progetto. La Cina ha surclassato Stati Uniti e Germania diventando il maggiore esportatore di componenti per l’energia solare – per un valore di 8 miliardi dal 2013 a oggi. La Cina cresce anche nel settore eolico grazie alla strategia internazionale di compagnie come Goldwind e China Three Gorges impegnate nella diversificazione dall’industria idroelettrica.

Cina avanza, Usa arretrano

L’avanzamento della Cina è in netto contrasto con l’arretramento degli Stati Uniti dopo la decisione di Trump di uscire dall’accordo sul clima di Parigi, rinnovando il supporto all’industria del carbone. Gli analisti di IEEFA non hanno dubbi: il passo indietro degli Usa ha portato la Cina a prevalere nella corsa alla riduzione delle emissioni. La Cina punta a aumentare al 20% la quota di energie rinnovabili e nucleare. Plauso per la fusione tra il quinto produttore di energia elettrica China Guodian Group con il gigante del carbone Shenhua Group, che ha fatto nascere un nuovo colosso dell’energia la cui capacità deriverà per il 23% dalle rinnovabili. 

 

@aspalletta

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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