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Riportiamo a terra Barbie astronauta

di MICHELA MARZANO

L’imperativo a fare tutto e a diventare wonder women è un vero e proprio equivoco. Lo spiega Debora Spar, presidente del Barbard College che è una delle più prestigiose scuole femminile di New York, nel suo ultimo libro. E ha perfettamente ragione!

Non era questo il messaggio del femminismo tradizionale. Non era questo che volevano tutte quelle donne che si sono battute per l’uguaglianza tra i sessi e la pari dignità tra uomo e donna. Non è questo che devono pensare le ragazze di oggi. “Quelle ragazze degli anni Quaranta e Cinquanta, cresciute per essere madri, volevano che le figlie avessero qualcosa di più delle lavatrici, delle asciugatrici e dei ferri da stiro” scrive la Spar in Wonder Women. “Quelle ragazze volevano che le figlie facessero carriera e che partecipassero più attivamente alla società”. Battaglia giustissima, quindi. Che non implica affatto, però, la perfezione e l’onnipotenza. Anzi. Più si cerca di essere perfette, più ci si scontra contro il muro della realtà e della fragilità umana. Fare carriera non significa essere sempre impeccabili. Partecipare attivamente alla società non significa sopprimere ogni incertezza e bandire ogni défaillance.

Uno dei più grandi problemi delle donne è proprio questo: il mito della perfezione e del controllo; l’illusione che basta “volere per potere”; il delirio di onnipotenza.

Come Barbie astronauta, promossa dai media e lodata dagli opinion makers, che riesce ad essere sexy mentre orbita intorno alla luna; che al tempo stesso fa tutto e il contrario di tutto; che non è mai stanca e non ha mai alcun tipo di cedimento. Peccato che Barbie sia solo una bambola di plastica. E che non c’entri niente con la realtà della donne che, nel tentativo di fare tutto, finiscono poi con l’estenuarsi, colpevolizzarsi, distruggersi. A che cosa serve tutto quello che si ottiene, talvolta a caro prezzo, se poi un giorno ci si rende conto che la propria vita è altrove, che si è fatto di tutto per costruirci un falso sé, come direbbe Winnicott, e che nel frattempo si è perso di vista chi si è e che cosa si desidera? E se la nostra verità fosse proprio lì, in quell’imperfezione che ci portiamo dentro e che cerchiamo a tutti i costi di negare? E se fosse solo nel momento in cui rinunciamo alla perfezione che possiamo poi vivere pienamente?

Deborah Spar è ottimista. Le nuove generazioni, per lei, sono molto più realiste. Le ragazzine di oggi sanno che la perfezione è solo una trappola. E poi crescono in un mondo in cui i rapporti tra i sessi stanno cambiando, gli uomini cominciano a implicarsi nei lavori domestici e nella cura dei figli, il mondo del lavoro si sta trasformando. Ma questa è l’America, appunto. Se Deborah Spar vivesse in Italia, forse non sarebbe così ottimista. Anche se il modello della perfezione, in Italia come in America, non fa altro che mietere vittime innocenti. Travolgendo le donne, invece di aiutarle a conquistare autonomia e libertà.

Twitter: @MichelaMarzano

Fonte

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