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Rischiano grosso gli studenti russi in piazza contro la corruzione

Mikhail Samin ha 17 anni e frequenta la scuola N° 1329 di Mosca, nella zona sud-est della città, dove però la direzione sta facendo di tutto per espellerlo, dopo che ha partecipato alla manifestazione contro la corruzione, indetta dal blogger e oppositore Aleksei Navalny lo scorso 26 marzo. Il suo caso non è isolato e in diverse zone della Russia si registrano testimonianze di pressioni sugli studenti, soprattutto nelle università, allo scopo di scoraggiare o impedire ai giovani di partecipare a ulteriori manifestazioni. “La pressione è tanta e su tutti quelli che hanno protestato a marzo”, ha raccontato ad Agi Mikhail, che oggi nonostante tutto tornerà a manifestare nella nuova dimostrazione, convocata da Navalny. 

Insufficienze in pagella per aver manifestato 

Il 26 marzo, Mikhail è stato fermato come migliaia di altri manifestanti, perché la protesta non era stata autorizzata. In via Tverskaya era arrivato con un cartello con la scritta ‘Dimon aspetto una risposta’; il riferimento è alla cliccatissima video-inchiesta ‘On vam ne Dimon’ (‘Non chiamatelo Dimon’, che gioca sul vezzeggiativo del nome del premier Dmitri Medvedev e la parola ‘Demon’, che significa ‘demone’), realizzata dal Fondo anti-corruzione di Navalny e che ha svelato il patrimonio nascosto del capo dell’esecutivo, fatto di ville all’estero, piste da sci private, eliporti per un valore di 1,2 miliardi di dollari. Il filmato è arrivato dritto al pubblico più giovane, che in Russia s’informa sempre di più su internet, snobbando i media di Stato e la loro propaganda. Il silenzio del governo ha fatto il resto, fomentando l’indignazione. “Il fatto che Medvedev, considerato sempre una figura innocua e a volte addirittura ridicola, intascasse tangenti enormi ha sorpreso e scandalizzato tutti”, ha spiegato Mikhail.

Sembrava tutto risolto, e invece…

Dopo il fermo in piazza, il ragazzino è stato rilasciato senza conseguenze, perché si trattava della sua prima infrazione amministrativa. Sembrava tutto risolto fino a che la direttrice della scuola, Veronica Burmakina, come molte altri responsabili di licei e scuole, è stata convocata dal Comitato investigativo. Dopo questo incontro, la direttrice ha chiesto ai genitori di Mikhail di ritirare il ragazzo da scuola. La famiglia si è opposta, ma le pressioni sono continuate con insufficienze ingiustificate in pagella e diverse ritorsioni, fino al punto che il ragazzo ha capito che l’unica soluzione è trasferirsi in un istituto privato. “La direttrice ha detto che infangavo il nome della scuola, con i soldi dei servizi segreti occidentali; – ha raccontato il giovane – mi ha chiesto come osavo criticare lo stesso governo, che paga per la mia istruzione”. 

Storie simili sono sparse per tutta la Russia. A 120 chilometri a nord di Mosca, a Dubna, sede del più grande centro di ricerca di fisica nucleare della Russia, Yuri Mikhailovich, 20 anni e studenti di chimica, domani non andrà a manifestare perché “troppo spaventato”. Il 26 marzo, è stato anche lui fermato nella capitale, mentre manifestava, e ora aspetta il verdetto del suo processo, in cui rischia fino a 10.000 rubli (circa 155 euro) di multa per aver preso parte a una protesta non autorizzata. Fino a pochi giorni fa, non aveva dubbi sul tornare a manifestare contro la corruzione, ma ieri gli agenti dei servizi segreti russi (Fsb) sono andati a casa sua e lo hanno costretto a firmare un documento, in cui riconosce di essere stato avvisato che “partecipare alle proteste non è un bene”.

Da sottolineare, che le dimostrazioni di oggii, sia a Mosca che in numerose altre città del Paese, sono state autorizzate. “Ho una paura terribile che da un momento all’altro la mia vita precipiti verso il basso”, ha ammesso Yuri, parlando con Agi. “Dopo aver visto l’inchiesta su Medvedev, a marzo, ho deciso di andare a Mosca con degli amici e protestare, è stata la mia prima manifestazione, ho capito che è tempo di esprimere una posizione civica, perché la corruzione è il problema più grande in tutto il paese; ora, però, sono spaventato, in ballo c’è il mio futuro e loro sono in grado di rovinarlo in un attimo”, ha spiegato Yuri, riferendo che sta già valutando se accettare proposte di studio all’estero, in Italia o in Spagna.

Lezioni di educazione politica e pressioni sui genitori

La pressione delle istituzioni scolastiche sui giovani è iniziata già a ridosso delle proteste del 26 marzo e si è intensificata subito dopo. Media e social network hanno iniziato a pubblicare notizie di “colloqui politici educativi” e “lezioni anti-estremismo” nelle università e nelle scuole secondarie, allo scopo di scoraggiare o impedire ai giovani di partecipare a ulteriori manifestazioni. E’ successo a Tomsk, in Siberia, i professori hanno paragonato il movimento liberale russo ai nazisti e a Vladimir, in università è stato proiettato un video in cui Navalny è ritratto con le sembianze di Hitler, con tanto di svastica al braccio. Nella regione di Samara, nel sud del paese, il ministero locale dell’Istruzione ha invitato gli insegnanti a scoraggiare gli studenti a protestare. A marzo, l’Istituto per il commercio a Krasnoyarsk ha licenziato un docente che aveva mostrato agli studenti la video-inchiesta sul patrimonio di Medvedev. 

Nel mirino anche i genitori degli studenti

Sotto la pressione delle autorità sono finiti anche i genitori dei ragazzi, come ha denunciato l’Ong Human Rights Watch. A Nizhni Novgorod, per esempio, ad alcuni genitori sono state comminate sanzioni amministrative, perché ritenuti colpevoli di aver violato “le responsabilità di cura dei figli”, mettendoli a rischio col permesso di partecipare a manifestazioni non autorizzate. Il parlamento è arrivato al punto di ipotizzare una legge, che vieti ai minorenni di partecipare a manifestazioni non autorizzate, anche se pacifiche. 

La corruzione distrugge il futuro 

La corruzione in Russia è un problema endemico e colpisce ogni settore del pubblico e del privato. Stime ufficiose indicano che il mercato della corruzione rappresenta il 50% del Pil, ma i dati ufficiali della procura generale ridimensionano il problema e parlano di un danno di 75 miliardi di rubli all’anno (oltre 1,2 miliardi di euro). Secondo un recente sondaggio del Centro Levada, l’89% dei russi ritiene la corruzione nelle strutture pubbliche inaccettabile, ma il 20% non rifiuta di risolvere i problemi di tutti i giorni con l’aiuto di bustarelle. La percentuale d’intervistati che ritiene Putin responsabile, del tutto o in misura rilevante, dell’estensione del fenomeno nel paese è il 67%.

Per la cosiddetta ‘generazione Putin’, nata e cresciuta nei 17 anni di Vladimir Vladimirovich ai vertici dello Stato, la corruzione è un’ipoteca sul futuro: crea disparità sociale, instabilità politica e frena lo sviluppo del paese. Gli adolescenti sono preoccupati e hanno deciso di non rimanere a guardare. Navalny è stato fonte d’ispirazione e l’oppositore mira proprio a questo pubblico, anche perché nel giro di un anno – in vista delle presidenziali, a cui intende partecipare – si tratta anche di potenziali elettori. Dopo la sorpresa di vedere così tanti adolescenti in piazza il 26 marzo, anche al Cremlino si sono attivati per intercettarne i consensi. Secondo il quotidiano Vedomosti, si sta già improntando un’“agenda giovani”, con attenzione particolare ai finanziamenti all’istruzione, politiche per l’occupazione giovanile, programmi di credito ed economia digitale. 

Invece che rispondere alla legittima richiesta pubblica di un governo affidabile, le autorità mettono a tacere le voci della futura generazione di elettori”, ha denunciato Hugh Williamson, direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rihts Watch. “Finché non ci sentiremo veramente ascoltati nelle nostre richieste di democrazia e trasparenza – ha avvertito Yuri Mikhailovich – non vedremo un futuro vero in questo paese”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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