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Rivoluzione nelle finanze vaticane Il Papa separa controllo e gestione

Francesco “boccia” il superdicastero del cardinale Pell e gli affianca Calcagno.

Papa Francesco prosegue la trasformazione della Curia vaticana.

10/07/2016 –
andrea tornielli –
città del vaticano –

Chi controlla e vigila non può anche gestire e amministrare. Papa Francesco interviene ancora sulle strutture economico-finanziarie della Santa Sede e con un motu proprio – la forma più forte di decretazione – sancisce che tutta l’amministrazione dei beni mobili e immobili, come pure la maggior parte dei servizi amministrativi per gli altri uffici vaticani, rimanga all’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa),dicastero guidato dal cardinale Domenico Calcagno. Alla Segreteria per l’Economia (Spe),il «superdicastero» economico istituito due anni fa e guidato dal cardinale George Pell, restano tutti i compiti di controllo, vigilanza, budget e indirizzo. Il motu proprio, intitolato «I beni temporali», di fatto ridimensiona il ministero di Pell, e rende più collegiale la gestione dei beni d’Oltretevere ponendo fine a mesi di discussioni e conflitti di competenze.

Nel febbraio 2014 il Papa aveva istituito la Spe, il Consiglio per l’Economia e l’Ufficio del Revisore generale. Nel luglio di quello stesso anno, Francesco trasferiva alcune competenze dell’Apsa – la gestione degli immobili – alla Segreteria per l’Economia. Ma poi aveva fatto un passo indietro, e con la successiva pubblicazione degli Statuti aveva già sottolineato la necessità di dividere la vigilanza dalla gestione. Sono quindi emersi altri problemi di competenza sull’amministrazione dei beni e dei servizi alla Curia. Così alla fine dello scorso anno il Papa ha affidato la questione a una commissione presieduta dal cardinale giurista Velasio De Paolis. La conclusione, avvallata da Francesco, ha portato alla decisione di «separare in maniera netta e inequivocabile la gestione diretta del patrimonio dal controllo e vigilanza».

La Segreteria per l’Economia dovrà dunque controllare l’operato dell’Apsa, emanare decreti esecutivi generali e istruzioni; assistere l’Apsa nel suo ruolo di gestore dei beni; svolgere «tutte le attività di monitoraggio, verifica e analisi»; far adottate «adeguate misure correttive, ogniqualvolta venga a conoscenza di possibili danni al patrimonio». Dovrà richiedere al Revisore generale di effettuare revisioni specifiche e svolgere i compiti riguardanti lo scambio di informazioni di natura fiscale che coinvolgano Apsa. Inoltre, la Spe dovrà approvare «ogni atto di alienazione, di acquisto o di straordinaria amministrazione» che l’Apsa vorrà fare, «in base ai criteri stabiliti dalla Superiore Autorità». Accenno quest’ultimo che non compariva nel precedente Statuto e che ricorda il ruolo del Pontefice nel valutare le transazioni di maggiore importanza. Il dicastero guidato da Pell dovrà anche formulare «linee guida, modelli, procedure e indicare le migliori prassi in materia di appalti».

All’Apsa spetta invece la competenza di «amministrare il patrimonio mobiliare ed immobiliare della Santa Sede e quello degli enti che ad essa hanno affidato i propri beni». Secondo una stima non ufficiale gli immobili liberi da vincoli funzionali hanno un valore di 3-4 miliardi. Inoltre, l’Apsa si occuperà di «acquistare beni e servizi dai fornitori esterni», per se stessa e per i dicasteri della Santa Sede, ferma restando la competenza della Spe di formulare le linee guida al riguardo. Con la nuova legge viene infine abolito l’articolo 17 dello statuto della Segreteria per l’Economia, nel quale si affermava che quest’ultima «fornisce i servizi amministrativi e tecnici necessari per l’attività ordinaria dei dicasteri della Santa Sede». Francesco confida nella «reciproca collaborazione» di Pell e Calcagno, affidando a un suo delegato, non menzionato nel testo di ieri, eventuali «questioni che dovessero sorgere».

http://www.lastampa.it/2016/07/10/esteri/rivoluzione-nelle-finanze-vaticane-il-papa-separa-controllo-e-gestione-bQQgza3AA6o9Is35Z7tGNN/pagina.html

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