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Rolling Stones, le maledizioni del gruppo

Lady JaggerIl suicidio di lady Jagger è solo l’ultimo capitolo nero. La macabra contabilità della band. Le donne dei rocker.
di Massimo Del Papa –

È una di quelle notizie assurde. L’attuale compagna di Jagger, la stilista L’Wren Scott, la 47enne spilungona che pareva avere Mick e il mondo ai suoi piedi, è stata trovata impiccata nel lussuoso appartamento di Chelsea, nella New York dei vip. Pare una delle canzoni dei Rolling Stones, una di quelle che parlano di lusso e degrado, successo e tragedia nella cornice della Grande Mela più decadente.

INCUBO NELLA GRANDE MELA.
Ancora nessuno sa, nessuno capisce come, perché una donna invidiata al mondo deve cancellarsi così. Tutto resta inconcepibile e pare un incubo.
«Sono devastato», ha detto Jagger, che col gruppo era appena sbarcato in Australia, prossima tappa del tour mondiale. Neanche il tempo di registrare l’attesa per lo show italiano, al solito condita da polemiche, che tutto sbatte contro un muro di domanda: e adesso?

UNA MALEDIZIONE CHE RITORNA. Adesso probabilmente la tournée continuerà, perché quando metti in piedi una cosa da 4,5 milioni di dollari a concerto, in mezzo pianeta, è chiaro che suoni anche se a morire sei tu. Ma questo è un dramma del tutto inaspettato, inquietante, che scaraventa gli Stones ai tempi tragici, quando attorno a loro si moriva come mosche.

Brian, il primo di una lunga serie

La contabilità allucinante la inaugurò proprio il fondatore della band, Brian Jones, trovato la mattina del 3 luglio 1969 come un corpo morto, galleggiante nella piscina della sua villa di Cotchford Farm, nel Sussex. Nemmeno un mese prima i compagni gli avevano dato il benservito a causa delle sue condizioni disastrose.
Il decesso, tuttavia, rimase avvolto a lungo nel mistero, fino a individuare recentemente il presunto colpevole in Frank Thorogood, un costruttore della magione di Jones. Sospetti, comunque, hanno lambito anche i membri del gruppo, Keith Richards in particolare.

IL CONCERTO DEL 6 DICEMBRE.
Nello stesso anno, ad Altamont, il 6 dicembre, nel concerto maledetto degli Stones, cadde il nero Meredith Hunter, abbattuto dai crudeli Hell’s Angels californiani che curavano il servizio d’ordine (sic!). Hunter, peraltro, strafatto come quasi tutti i 250 mila spettatori del concerto gratuito, fu “visto” da alcuni testimoni estrarre una pistola, che però non venne mai davvero trovata. Gli Stones celebrarono la macabra circostanza con un film del concerto, cinicamente intitolato Gimme Shelter, uno dei loro brani più celebri e drammatici.

Nel 1973 toccò a Gram Parson, il genietto dei Byrds e dei Flying Burrito Brothers, l’artista che aveva insegnato a Richards come entrare nello spirito del country. Overdose di sostanze miste per lui. Nello stesso anno, si avvicinò alla tomba il leggendario musicista e produttore Jimmy Miller, che aveva seguito gli Stones nel loro periodo migliore, fino al 1973, quando, ormai sfibrato, in particolare dalla convivenza col gruppo («Venne che era un leone, se ne andò che era un agnello e io mi facevo pure sua moglie», ebbe a commentare lo spietato Richards), gli fu dato il benservito da Jagger. Miller non si riprese davvero mai più, anche se morì 20 anni più tardi.

LA TRAGEDIA DI KEITH
. Nel 1975, pochi minuti prima di salire sul palco, un Keith Richards già da tempo in cima alla lista dei più probabili a trapassare venne raggiunto da una notizia atroce: il figlio Tara, di 10 settimane, avuto da Anita Pallenberg, come lui pluritossicomane, fu stroncato da una febbre virale. Richards suonò lo stesso, con tutta la disperazione di cui un padre degenere era capace.
E si arriva al 1980. Mentre gli Stones erano a Parigi intenti nelle registrazioni dell’album Emotional Rescue, nella casa newyorkese sempre di Richards il 17enne Scott Cantrell si faceva saltare il cervello giocando alla roulette russa a letto con Anita. Keith corse in America, anche per troncare definitivamente la liaison più che dangereuse con l’attrice italo-tedesca, cominciata in Marocco 12 anni prima.
Seguirono anni di relativa calma, dove, seppure tragedie e violenze non si contarono, sembravano più che altro riguardare fan o personaggi secondari nel mondo degli Stones, limitandosi a lambire il gruppo.

LA LOLITA MALATA DI ANORESSIA.
Come l’acerba aspirante stellina Mandy Smith, che, 14enne, intrecciò una relazione col quasi 50enne Bill Wyman. Si sposarono nel 1989, lei appena maggiorenne. Pochi mesi dopo, Wyman la lasciò: la lolita si era velocemente trasformata in una larva, l’anoressia nervosa l’aveva consumata e le ci vollero anni per sconfiggerla.

Incidenti e malattie: la macabra contabilità della band

Le cose ricominciarono a precipitare all’inizio degli anni Duemila. Il Licks Tour, per il 40ennale, vide spegnersi il road manager Chuch Magee, folgorato da un infarto durante le prove a Toronto: Chuck si accasciò letteralmente fra gli amplificatori. Il seguente Biggest Bang, durato due anni, scandiva poi, ma questo è fisiologico, la dipartita dei residui genitori sia di Mick sia di Keith.
A morire di malattia fu anche anche la prima moglie di Ron Wood, Chrissie, mentre per lo stesso chitarrista si temette a lungo il tracollo per svariati abusi, come ai bei tempi.  Prima del tour, Charlie Watts si era curato, con successo, un cancro in gola, e due ne aveva sconfitti la moglie di Richards, la ex coniglietta Patti Hansen.

CADUTA FATALE.
Alla metà di dicembre del 2006, si arrese l’83enne Ahmet Ertegun, leggendario fondatore della Atlantic Records, già dietro il tour di Exile. Era caduto nel backstage del Beacon Theatre un mese e mezzo prima, proprio mentre i ragazzi suonavano.
Nell’aprile successivo, Keith Richards restò tra la vita e la morte per alcuni giorni a seguito di un edema cerebrale sottovalutato, dopo una assurda caduta da una palma alle isole Fiji. «Il chirurgo mi aprì il cranio e tutti i pensieri volarono via come farfalle». Operato, si temette che non potesse più suonare né parlare. Tre mesi, ed eccolo tornare, appeso alla sua chitarra, a San Siro: l’Italia rivinse il Mondiale, come 24 anni prima. Poco dopo, l’ultra 60enne Ron Wood lasciava la moglie Jo, cancellando oltre 30 anni di vita insieme, per una barista 19enne di origine russa, Ekaterina Ivanova. «Dove vai con quel vecchietto?», la sfottevano gli amici. Ma dopo due anni era lei a essere invecchiata in modo spaventoso: riuscì a staccarsi quando Wood, al culmine di una crisi alcolica, tentò di ucciderla in strada, fuori dalla sua villa nel Sussex, quasi strangolandola.

UNA PUBBLICITÀ TERRIFICANTE.
Questa è solo una contabilità minima, spicciola delle tragedie in seno al gruppo più dannato e duraturo di sempre. Fino all’incredibile, choccante suicidio dell’attuale compagna di Jagger. Così alta da farlo scomparire nelle foto al suo fianco. Così statuaria da far morire tutte le altre d’invidia.
Invece è morta lei, si è uccisa, e nessuno capisce il perché. Probabilmente questa sarà solo altra pubblicità, terrificante e quindi ottima, per i Rolling Stones. Ma una pubblicità che ormai non serve più ad alimentare una leggenda oscura. Come se la morte, così a lungo sfidata, si divertisse a sfoltire con la sua falce tutti quelli attorno ai Rolling Stones, prima di arrivare finalmente a loro.

http://www.lettera43.it/cultura/rolling-stones-le-maledizioni-del-gruppo_43675124913.htm

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