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Roma: un Impero fondato su bufale e fake news

Tanto tempo fa, in una repubblica lontana, scoppiò una guerra civile. Grazie ad una serie di fake news, primo passo verso la morte delle libertà, e di tweet ante litteram. Una vicenda ricostruita, non senza un retrogusto amaro, dal Financial Times, che ricorda che tutto cominciò quando Giulio Cesare si nominò dittatore a vita. Una mossa che causò l’ira delle fazioni repubblicane tradizionaliste, che la considerarono un attacco alla libertà romana. E così un gruppo autodenominatosi “i liberatori” e capeggiato da Bruto, cospirarono per assassinare Cesare alle Idi di marzo, con 23 coltellate sul pavimento del Senato. Ma invece che ristabilire il sistema repubblicano, l’episodio di fatto scatenò una brutale lotta di potere tra due dei sostenitori più importanti di Cesare. Marco Antonio, suo confidente e fedele generale e Ottaviano, figlio adottivo di Cesare e autoproclamatosene successore. Ne seguì una guerra di disinformazione senza precedenti durante la quale i combattenti schierarono poesia e retorica per affermare i rispettivi principi, ricorda il giornale britannico, che sembra parteggiare decisamente per gli sconfitti della Storia.

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Sin dall’inizio Ottaviano si dimostrò il più scaltro, con slogan taglienti scritti sulle monete, qualcosa paragonabile ad arcaici tweet per diffondere la notizia secondo la quale Marco Antonio era un soldato romano ‘fallito’: un donnaiolo dedito all’alcol e non certo adatto a guidare l’Impero, anche e soprattutto perchè corrotto a causa della sua storia d’amore con Cleopatra, regina di un oscuro e lontano Paese straniero. A causa di questa sua debolezza, come si poteva essere sicuri che Marco Antonio fosse fedele a Roma, piuttosto che all’Egitto? Ottaviano sapeva che Marco Antonio era adorato dalle sue truppe proprio per la sua inclinazione al lusso, al bere e agli eccessi sessuali, che contribuivano ad un’adorazione nei suoi confronti quasi divina.

Ma per vincere la guerra della disinformazione, Ottaviano puntò a trasformare in debolezza questi punti di forza e fece leva sul malcontento che covava, per la scomparsa di valori della tradizione romana di fronte alla contaminazione culturale delle province. Storditi dalla serie di notizie false, i repubblicani di Roma finirono per schierarsi con Ottaviano, non perché avessero più fiducia in lui, ma perché lo vedevano come il male minore. La battaglia navale di Azio che nel 31 a.C concluse la guerra civile era, secondo il Financial Times, in contrasto con i principi della Costituzione romana, perchè condotta contro un concittadino. Ottaviano, consapevole che questo avrebbe potuto un giorno essere utilizzato contro di lui, costruì una contro-versione che di fatto resto’ poi agli atti e secondo la quale “un romano degenerato aveva cercato di sovvertire la libertà del suo popolo per sottomettere l’Italia e l’Occidente a una regina orientale. Tutti sapevano che non era così, ma l’enorme arcaico fake consentì a Ottaviano diventare il primo imperatore romano, con il nome di Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Il sistema repubblicano era stato hackerato una volta per tutte. 

Per approfondire:

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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