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Rousseff, ascesa e caduta della "Dama di Ferro"

Roma – Dilma Vana Rousseff, 68 anni, è stata il primo presidente donna del Brasile, traguardo raggiunto dopo la militanza nel Partito dei Lavoratori (Pt) sempre al fianco del suo mentore e predecessore, Luiz Inacio Luala da Silva. 
Nata in una famiglia di classe medio-alta e educata in modo tradizionale, il padre era un avvocatoe imprenditore di origine bulgara, Pedro Rousseff. 

Le sue scelte giovanili le fecero sposare la causa della guerriglia e della resistenza contro la dittatura militare brasiliana (1964-1985) in organizzazioni come il COLINA (Comando de Libertacao Nacional) e la VAR Palmares (Vanguarda Armada Revolucionïaria Palmares). Aveva appena 22 anni quando fu condannata al carcere per militanza in un gruppo armato. La “Papessa della rivoluzione” – come fu chiamata dal giudice che la condannò – trascorse quasi tre anni in prigione dove venne torturata per 22 giorni. Anche se la sua partecipazione alla lotta armata è avvolta in una nebulosa, la maggior parte della documentazione concorda nel pensare che Rousseff non partecipo’ direttamente a operazioni di commando o omicidi.

Uscita dal carcere, ricostruì la sua vita a Rio Grande del Sud, dove, insieme a Carlos Araujo, suo compagno per più di trent’anni, contribuì alla fondazione del Partido Democratico Trabalhista (PDT) per sbarcare nelle file del Partido dos Trabalhadores (PT) nel 2001. Lula (che resterà in carica fino al suo insediamento il primo gennaio 2011) la nomino’ nel 2005 ministro della Casa Civil, una sorta di sottosegreterio alla presidenza del Consiglio, per fare pulizia nel governo dopo un brutto scandalo.

Alle elezioni poliche del 2010 Dilma Rousseff si fermò due-tre punti sotto la soglia del 50% ma il ballottaggio del 31 ottobre la consacrò prima presidente del Brasile. Nel 2014 la “Dama di Ferro” conquistò il secondo mandato grazie al 51,6% dei consensi contro il 48,3% di Aécio Neves.

Accusata nei mesi scorsi di aver truccato i conti pubblici per nascondere il caos economico in cui era sprofondato il Brasile, Rousseff si è sempre dichiarata innocente. “Non posso fare a meno di sentire in bocca, ancora una volta, il sapore aspro e amaro dell’ingiustizia”, ha accusato la donna con riferimento alla sua condanna per guerriglia. Il suo ritratto passerà ora a far parte della galleria dei volti dei presidenti presidenti, nel palazzo di Planalto, al lato di Lula. (AGI)

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