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Rush sul filo di lana, 48 ore decisive

di Rita Lofano

Roma – Tra poco più di 48 ore si apriranno i primi seggi per le elezioni presidenziali statunitensi 2016, le più dure e senza esclusione di colpi che si ricordino. Un livello di scontro rappresentato dalla copertina del settimanale tedesco Der Spiegel con un fotomontaggio del candidato repubblicano Donald Trump e la rivale democratica Hillary Clinon coperti da fango incrostato e la scritta in inglese “The Next President”.

RUSH FINALE, POI L’ATTESA DEL RISULTATO A NEW YORK
Con i sondaggi che, seppur con percentuali differenti, vedono Trump indietro ma sempre più vicino a Clinton, le ultime 48 ore saranno le più concitate. Entrambi i candidati inseguiranno l’ultimo voto utile. Impressionante il programma di Clinton, forte anche di una squadra senza pari: la candidata democratica sarà oggi in Ohio (Stato chiave quanto tradizionalmente in bilico dove è in leggero vantaggio Trump): l’Ohio assegna 18 grandi elettori sui 270 necessari per vincere. Non solo. Nelle ultime 13 elezioni presidenziali chi lo ha conquistato si è ritrovato sempre alla Casa Bianca. Clinton passerà poi in New Hampshire. In Wisconsin interverrà il candidato vicepresidente Tim Kaine. Nella decisiva Florida (29 grandi elettori) dove Hillary è stata co-protagonista con Trump nel fine settimana, sbarca il peso massimo Barack Obama. In Pennsylvanya (20 voti) giocherà le sue carte il vicepresidente Joe Biden e poi la ex First Daughter, Chelsea Clinton. Trump, che conta solo su se stesso, ha annullato un appuntamento in Wisconsin, per fare uno sgarbo al presidente (uscente) della Camera e leader del Grand Old Party (Gop) Paul Ryan – sostenitore riluttante se non recalcitrante del suo candidato – e si presenterà nel democraticissimo Minnesota. Prima sarà in Iowa, poi in Michigan e Pennsylvanya. Curiosità entrambi i candidati attenderanno l’esito del voto l’8 novembre sera nella loro città (d’adozione per Clinton): New York.

NUOVA TEGOLA SU CLINTON
Nel 2011 mentre Hillary era segretario di Stato (2009-2013), e quindi capo della diplomazia statunitense, il Qatar donò un milione di dollari alla Clinton Foundation per il 65esimo compleanno del marito, l’ex presidente Bill. Lo ha confermato – dopo le rivelazioni di WikiLeaks – la stessa Clinton Foundation, sentita da Reuters, di cui Hillary è stata membro dal 2013, non appena lasciò il dipartimento di Stato, fino a quando non si candidò alle presidenziali nel 2015. A parte l’opportunità di ricevere denaro da uno Stato straniero con cui Hillary Clinton, nella sua veste di capo della diplomazia americana, ha avuto costantemente occasione di trattare, la cosa grave è che violando gli stessi impegni assunti dall’attuale candidata democratica quando inizio’ l’incarico, la donazione venne tenuta segreta. Clinton firmò un “ethic agreement”, un impegno scritto con il presidente Barack Obama, per scongiurare possibili conflitti di interessi. Un portavoce della Clinton Foundation, che inizialmente si era trincerata dietro il più assoluto riserbo, dopo aver ammesso il fatto si è giustificato sottolineando che il milione di dollari ricevuto dal Qatar nel 2011 “non si discostava” dal sostegno garantito abitualmente dalla petrol-sultano sunnita del Golfo. No comment da Doha e dall’ambasciata a Washington. Così come il dipartimento di Stato ha confermato di essere all’oscuro della donazione del Qatar e che sarebbe comunque spettato alla Clinton Foundation notificarle la consegna del milione di dollari. Fondazione che ha annunciato che non accetterà più donazioni da Stati stranieri… se Hillary sarà eletta alla Casa Bianca. (AGI) 

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