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Russia, abbiamo ucciso noi portavoce Isis

Mosca – Il portavoce dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani, e’ stato ucciso ieri dai cacciabombardieri russi in Siria. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca secondo il quale, “il 30 agosto, in seguito a raid di jet russi Su-34 nella zona di Maratat Yum Haush, nella provincia di Aleppo, sono stati uccisi circa 40 miliziani dell’Isis”: tra i terroristi “liquidati” vi era anche Adnani, “il numero due dell’Isis dopo Abu Bakr al-Baghdadi”, ha sottolineato il comunicato diffuso oggi dal dicastero. Gli Usa avevano poco prima confermato l’uccisione di una “figura di primo piano” dell’Isis in Siria.

Intanto è alta tensione tra Usa e Turchia. Ankara ha fatto sapere che “non accetta” la tregua con la milizia curda nel nord della Siria, dopo che ieri diversi media internazionali, citando un portavoce del Centcom, il Comando centrale delle forze armate Usa responsabile dell’area, avevano annunciato “un accordo informale” con le milizie curde dell’Ypg, per cessare le ostilita’. Ankara anzi ha convocato l’ambasciatore americano in Turchia John Bass, per manifestargli “fastidio” per le “inaccettabili” dichiarazioni giunte da Washington, ritenute “non in linea con l’alleanza tra i due Paesi”. Convocazione scattata in seguito alle parole del portavoce della Casa Bianca Ash Carter, cui ha fatto eco l’inviato speciale per la lotta all’Isis Brett McGurk, che avevano invitato la Turchia a non attaccare i curdi siriani del Pyd, esprimendo il dissenso Usa all’operazione. “Non accettiamo in nessuna circostanza un compromesso o un cessate il fuoco con i curdi. Non possiamo essere messi sullo stesso piano con una organizzazione terroristica”, ha avvertito il ministro per gli Affari comunitari Omer Celik. Fonti della sicurezza citate dal quotidiano Hurriyet hanno riferito che le affermazioni degli americani “non hanno nulla a che vedere con la realta’”. L’esercito turco, aggiungono, “non siedera’ mai allo stesso tavolo con il braccio siriano di una organizzazione terroristica. La nostra posizione e’ chiara: le milizie curdo-siriane PYD/YPG devono ritirarsi a est dell’Eufrate”.

La Siria intanto ha respinto le conclusioni del rapporto delle Nazioni Unite, secondo le quali il regime avrebbe usato armi chimiche, gas cloro in particolare, affermando che non ci sono prove fisiche di questi attacchi. “Queste conclusioni mancano di qualsiasi prova fisica, che si tratti di campioni o di rapporti medici certificati che sia stato utilizzato gas cloro”, ha spiegato l’ambasciatore siriani presso l’Onu Bashar Jaafari. Le conclusioni del rapporto, ha aggiunto, “sono basate unicamente su dichiarazioni di testimoni presentate da gruppi terroristici armati”. Posizione immediatamente sostenuta dalla Russia, secondo la quale le informazioni contenute nel rapporto congiunto delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione per la proibizione delle Armi Chimiche (Opcw) “potrebbero essere state fabbricate da gruppi terroristi o dall’opposizione, forse con un aiuto esterno”. (AGI) 

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