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Russia alle urne, test per Cremlino

Mosca – Anche sullo sfondo di una lunga recessione, del calo dei redditi e degli standard di vita dei cittadini, il partito di governo Russia Unita e’ in vantaggio su tutti i concorrenti nei sondaggi alla vigilia delle elezioni per la Duma di Stato, che verra’ rinnovata. Il consenso per il presidente Vladimir Putin, il quale appoggia ufficialmente Russia Unita pur non essendone membro, continua a essere oltre l’80% e il Cremlino e’ sicuro di centrare l’obiettivo: elezioni che possano essere definite trasparenti, in modo da privare l’opposizione della carta delle proteste di piazza e assicurare lo status quo in vista delle presidenziali, che si terranno tra 18 mesi e dove Putin e’ destinato a ricandidarsi per un quarto mandato. La riforma della legge elettorale e della legge sui partiti si e’ adattata alla nuova realta’ e ha permesso un livello superiore di concorrenza, anche se non abbastanza alta da costituire una minaccia per il predominio alle urne del partito di maggioranza. L’ultima volta che Russia Unita ha vinto le elezioni legislative (nel dicembre 2011),le accuse di brogli su vasta scala e l’annuncio del ritorno di Vladimir Vladimirovich al Cremlino avevano scatenato un vasto movimento di protesta. A distanza di cinque anni e dopo il varo di una serie di leggi repressive, che hanno silenziato il dissenso, Putin e’ cosi’ sicuro della sua tenuta al potere e che ha permesso addirittura al suo ex nemico giurato, l’oligarca Mikhail Khodorkovsky di ‘partecipare’ in qualche modo al voto di domenica. In auto-esilio in Europa, Khodorkovsky e’ tornato ad appoggiare (a livello mediatico e logistico, ma non finanziario) gli oppositori del leader russo e ha dato il suo sostegno a 18 candidati, che ora corrono per un seggio alla Duma di Stato. Maria Baronova, candidata a Mosca, ha condotto settimane di pressante battage porta a porta e secondo gli analisti ha qualche chance di farcela. Che anche l’opposizione extra parlamentare, cosiddetta ‘non di sistema’, partecipasse alla consultazione popolare era condizione necessaria per legittimare il voto.

– OPPOSIZIONE NON PARLAMENTARE Per la prima volta in elezioni federali, sara’ presente sulle schede elettorali anche il Partito della liberta’ popolare (Prp-Parnas),fondato dall’ex vice premier assassinato a Mosca, Boris Nemtsov, e guidato ora dall’ex premier Mikhail Kasyanov. Quest’ultimo e’ gia’ finito vittima di un classico ‘kompromat’, confezionato ad arte per screditarlo: la tv filo Cremlino, Ntv, che ad aprile scorso ha mandato in onda un video in cui il politico – sposato, 58 anni – va a letto con l’amante quarantenne. Dissapori tra Kasyanov e il blogger anti-corruzione Aleksei Navalny, il cui Partito del Progresso non ha avuto l’autorizzazione a essere registrato, hanno portato al naufragio della Colazione Democratica. Lo stesso Navalny non e’ stato ammesso alle elezioni per via di condanne in due processi per appropriazione indebita, che secondo gli osservatori sono politicamente motivati. Le possibilita’ che Parnas passi la soglia di sbarramento del 5% sono minime. Il partito filoccidentale Yabloko (Mela) e il suo leader storico, Grigory Yavlinsky, non e’ la prima volta che tentano di espugnare la Duma e hanno gia’ annunciato di voler correre anche alle presidenziali del 2018; le percentuali di gradimento, sotto il 5%, non lasciano pero’ spazio all’ottimismo. Yabloko, secondo gli analisti, e’ l’unico partito che potrebbe attrarre il voto dell’opposizione liberale, anche se non e’ chiaro quanto questo segmento dell’elettorato abbia intenzione di recarsi alle urne.

– OPPOSIZIONE ‘DI SISTEMA ‘Pochi dubbi sul fatto che i tre partiti che insieme a Russia Unita formano l’attuale Duma, per lo piu’ fedele al Cremlino, vengano riconfermati: si tratta dei liberal-democratici di Vladimir Zhirinovsky (Ldpr),Russia Giusta di Serghei Mironov e del Partito comunista (Kprf) di Ghennady Zyuganov; i comunisti incarnano un’opposizione solo formale al partito governativo e potrebbero, secondo gli analisti, attrarre i voti di protesta dell’elettorato deluso di Russia Unita, confermandosi seconda forza politica del paese. Di base, a guidare il voto sono l’apatia di cittadini, convinti che le elezioni non cambiano nulla, e una mentalita’ paternalistica che dallo Stato pretende esclusivamente la soluzione dei propri problemi; per questo, spiegano gli esperti, anche chi non e’ contento dell’operato del governo votera’ i partiti mainstream, ritenuti gli unici in grado di affrontare con successo tali sfide per via del loro forte legame con il potere.

-RUSSIA UNITA La formazione guidata dal premier Dmitri Medvedev ha oggi 238 su 450 seggi alla Duma; nel 2011 ha vinto con il 49% dei consensi, ma da allora la sua popolarita’ e’ scesa. L’ultimo sondaggio del centro indipendente Levada ha registrato un gradimento del 31% rispetto al 39% di luglio tra tutti gli intervistati. Il dato pero’ sale al 50%, quando si parla dei russi che hanno scelto gia’ di recarsi alle urne; a luglio, lo stesso dato era del 57%. Resta stabile, invece, Vladimir Putin: l’82% dei russi lo vede con favore. L’immagine del leader del Cremlino non e’ stata usata in campagna elettorale, ma l’associazione con lui e’ automatica nei russi. Negli ultimi giorni e’ apparso in diverse situazioni pubbliche a fianco sia del sindaco di Mosca, membro di Russia Unita, che di Medvedev, premier sempre meno popolare. Il partito di governo gode di una visibilita’ maggiore di tutti gli altri concorrenti sui media nazionali e locali e delle cosiddette “risorse amministrative”, termine che include anche pratiche diffuse di pressione e ricatto sui dipendi pubblici. “In questo modo non c’e’ bisogno di falsificare i risultati”, ha sentenziato Nikolai Petrov, professore all’Alta scuola economica di Mosca. Secondo Aleksei Markin, vice capo del Center for Political Technologies, Russia Unita potrebbe ottenere anche la maggioranza qualificata di due terzi, necessaria per emendare la Costituzione, come quando nel 2008 estese il termine del mandato presidenziale da quattro a sei anni.

-I PARTITI ‘DISTURBATORI’ In tutto, i partiti che partecipano sono 14. Oltre ai gia’ citati vi sono: Comunisti di Russia, Patrioti di Russia, Piattaforma civica, Patria, Verdi, Forza civica e Partito russo dei pensionati per la giustizia (Rspp),Partito della Crescita – considerato un ‘disturbatore’ una sigla formata con il consenso del Cremlino per frammentare il voto dei liberali, e’ guidato dall’ombudsman del business Boris Titov: avrebbe il compito di recuperare i voti di quella parte di middle-class urbana, che non voterebbe comunque per il partito di Putin. (AGI) 

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