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Russia: Confindustria, gravi danni da sanzioni, invertire rotta

(AGI) – Milano, 27 apr. – A circa un anno dalle sanzioni adottate contro la Russia per la crisi con l’Ucraina, le aziende italiane fanno i conti, e quello che emerge e’ una forte riduzione dell’interscambio bilaterale e delle esportazioni delle societa’ del nostro paese verso il mercato russo. Da qui l’appello alle diplomazie di Unione Europea e Italia a individuare strumenti dissuasori alternativi alle sanzioni e, soprattutto, a fare presto, in quanto le quote di mercato perse dalle societa’ italiane vengono via via conquistate da imprese di economie emergenti come ad esempio Cina, India e Turchia. Di questo si e’ discusso nel corso del convegno ‘La Russia del futuro, il futuro della Russia’ svoltosi nella sede di Assolombarda a Milano. La realta’ dell’impatto delle sanzioni sulle attivita’ economiche tra Italia e Russia “e’ piu’ drammatica di quanto sembri; a quasi un anno dalle sanzioni le nostre imprese stanno soffrendo pesantemente”, ha affermato il promotore dell’appuntamento, Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, al suo primo appuntamento territoriale dopo la sua ricostituzione all’interno dell’associazione che riunisce le aziende italiane. “Quasi 60 anni di guerra fredda non hanno mai frenato le relazioni economiche Italia-Russia”, ha fatto notare Ferlenghi, e invece oggi ci si ritrova davanti a questa brusca frenata alla quale bisogna reagire “senza perdere ulteriore tempo”, alla luce del fatto che “i settori che possiamo presenziare vengono occupati da altri”, i cinesi, appunto, o dalle “imprese turche nell’agroalimentare”. Senza tralasciare un aspetto abbastanza contraddittorio che persino le aziende americane, nazione alla guida del fronte pro-sanzioni, hanno aumentato, secondo quanto emerso nel corso del convegno, le proprie esportazioni in Russia del 23% nell’ultimo anno. A dimostrazione del fatto, ha concluso Ferlenghi, “che le societa’ europee, e soprattutto quelle italiane, sono le piu’ penalizzate”. L’Italia, in base ai dati emersi durante il convegno, nel 2013 era il secondo paese europeo esportatore verso la Russia con 10,8 miliardi di euro alle spalle della Germania, ma nel 2014, soprattutto a causa delle sanzioni, ha visto erodere la propria quota di export per 1,2 miliardi di euro di (-12%), con una stima di ulteriori 3 miliardi nel 2015. Prima dei provvedimenti della comunita’ internazionale contro Mosca, l’interscambio Italia-Russia era arrivato a 40 miliardi, con una perdita di 5 miliardi a seguito delle sanzioni. “Il nostro auspicio e’ che non vengano aggiunte altre sanzioni a quelle in essere”, anzi, che “si arrivi a una riduzione di quelle esistenti”, e che via via “le diplomazie di Unione Europea e Russia trovino strumenti diversi e alternativi alle sanzioni”, e che “facciano un lavoro per rimuovere al piu’ presto questi ostacoli in modo da riprendere lo sviluppo economico bilaterale che avevamo intrapreso”, ha dichiarato Alessandro Spada, consigliere incaricato per l’internazionalizzazione di Assolombarda. Ai temi emersi durante i lavori del convegno, ha fornito rassicurazioni Federico Eichberg, dirigente della Direzione generale per la politica commerciale internazionale (ministero dello Sviluppo economico), che ha confermato la posizione del Governo su questo fronte: “l’Italia sin da febbraio e’ stata molto chiara e netta: il Consiglio non voteremo a favore della proroga della sanzioni”. “Crediamo alla Russia”, un Paese, ha aggiunto Eichberg, “florido e un partner solido”. (AGI) .
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