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Sì del M5S al 'tedescum', Renzi accelera sulla legge elettorale

Ora che la base di Grillo ha approvato online il dialogo sul sistema tedesco, l’idea dei renziani è quella di accelerare sulla legge elettorale. “Domani si decide tutto”, ha fatto sapere domenica sera ai suoi il segretario del Pd. L’ipotesi – in presenza di un accordo ampio – è quella di abbreviare i tempi. Si comincia a votare mercoledì, dopo la direzione dem. Entro il 5 il voto finale in Commissione, poi il via libera di Montecitorio per il 7 o l’8 giugno, prima delle amministrative. Ma se Renzi aveva indicato entro fine luglio la ‘deadline’ per l’ok del Senato, il semaforo verde potrebbe arrivare anche a fine giugno.

Grillo, voto prima del 15 settembre

Grillo dopo l’ok degli iscritti M5s al sistema tedesco rilancia: “Cercano disperatamente di arrivare al giorno della loro pensione da privilegiati che scatta il 15 settembre. Il MoVimento 5 Stelle vuole che si vada al voto prima di questa fatidica data”. Per noi – dice Renzi ai suoi, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari dem – va bene ma la prerogativa non spetta al Pd. 

 

Con Alfano nessuna trattativa possibile

La battaglia si giocherà sui tempi: il ‘cronoprogramma’ dipenderà ovviamente dal Senato (“Non credo che facciano da notai”, osserva chi frena sulle urne) e soprattutto dal valzer degli incontri sulla legge elettorale che parte in questo lunedì. I dem vedranno Mdp, SI e M5s, martedì FI. Saranno incontri a livello di capigruppo, il segretario del Nazareno non parteciperà e ha fatto sapere che non incontrerà Alfano. Il faccia a faccia fissato in un primo momento alle 9 e annunciato proprio da Ap è saltato: nessuna trattativa possibile sulla soglia di sbarramento al 5%, nonostante l’avvertimento di Lupi sul ‘Corriere’. 

Confronto aperto comunque in Ap: il ministro Enrico Costa, per esempio, ritiene sbagliato minacciare sfracelli sulle regole del voto. “Abbiamo sostenuto – osserva – tre governi per senso di responsabilità. Dobbiamo garantire la governabilità indipendetemente dalle vicende più o meno soddisfacenti della legge elettorale. E’ un errore pensare ad azioni di ritorsione sul tetto”. Ma molti esponenti centristi non la pensano cosi’: “Renzi – è il ragionamento – si deve assumere la responsabilità dell’intesa con FI”. 

Mdp nega la fiducia sui voucher

Mdp non sbarrerà la strada al tedesco, ma sui voucher sì: “Al Senato la manovra passerà con i voti di FI. E’ un Nazareno bis, i veri alleati di Renzi sono Berlusconi e Verdini”. Il Movimento dei democratici e progressisti non voterà la fiducia sui buoni lavoro: “Hanno vinto i falchi renziani”, spiegano fonti parlamentari di Mdp. “Mdp – la ‘risposta’ Pd – vuole picconare la legislatura”. La manovrina passerà a Montecitorio, ma i renziani ora alzano la posta: “Se ci sono difficoltà ad approvare la manovrina come si fanno a trovare i numeri sulla manovra?”. La tesi quindi è che occorrerebbe prendere atto subito che la maggioranza non c’è più, accelerare sulla crisi qualora si arrivasse all’intesa sulla legge elettorale con FI e M5s. 

La preoccupazione del Quirinale

I fari, anche quelli delle più alte istituzioni, sono tutti puntati sul ‘patto delle riforme’. Indiscrezioni filtrate dai giornali sottolineano la preoccupazione del Colle per la prossima manovra. Ma il Quirinale come sempre resta fuori dalla partita. Resta tutto nelle mani dei partiti, anche la partita sui voucher. Che il quadro si stia complicando è sensazione anche di diversi esponenti del governo ma il dibattito si concentra a livello parlamentare anche se l’auspicio che arriva da più parti è che si arrivi, al di là dell’esito del ‘match’ sulle regole del voto ad un gentlemen’s agreement tra le forze politiche sui provvedimenti economici, a partire dalla prossima legge di bilancio. “Una volta approvata la legge elettorale – sottolinea un ‘big’ dem – non si può altro che sciogliere il Parlamento. Alfano e Mdp hanno fatto capire di non voler più sostenere l’esecutivo e la maggioranza, e senza Mdp e Ap è finita”.

Ma Renzi non vuole un ‘Nazareno bis’

Mentre nel centrosinistra si accelera sulla formazione di una lista, Renzi però vuole che l’accordo sulla legge elettorale sia ampio, rifiuta l’idea di un patto del Nazareno bis e per questo motivo al momento non è previsto un incontro con Berlusconi. Ma le incognite sulla legge elettorale, nonostante il via libera del M5s al ‘tedescum’ con il voto sul blog sono ancora tante: al di là degli aspetti tecnici ci sarà da superare appunto lo scoglio del Senato. Con resistenze nello stesso gruppo dem (soprattutto da parte degli orlandiani), i numeri risicati e la poca voglia delle urne anticipate. Il primo passaggio delicato sarà sui voucher: il governo porrà la fiducia e – dicono dal Pd – “se Mdp non vota se ne assumerà le conseguenze”.

Gli interrogativi sono legati anche al futuro: i renziani puntano sulle urne a settembre ma sarebbe in ogni caso l’attuale governo a preparare la manovra, “si tratterebbe – spiega una fonte parlamentare dem – di un bilancio di transizione”. Ma occorrerà fare i conti con le clausole sull’Iva e aprire una trattativa con l’Europa per fare più deficit. Ma soprattutto entro ottobre bisognerà votare la nota di aggiornamento sul Def e sarà necessaria una maggioranza al Senato di 161 voti. Una corresponsabilità sul bilancio – anche sulla manovrina – potrà arrivare da Forza Italia, ma si dovranno in ogni caso trovare i numeri necessari. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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