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Salma Hayek Harvey Weinstein molestie

“Harvey Weinstein è stato anche il mio mostro”. Sul produttore di Hollywood accusato di essere un molestatore seriale piove una nuova pesante accusa e a scagliarla è una delle regine del cinema americano: Salma Hayek. L’attrice latina (è di origine messicana ma naturalizzata statunitense) si è confessata sulle pagine del New York Times due mesi dopo la bufera che ha travolto l’ex Re Mida di Hollywood.

“Per anni è stato il mio mostro”, ha raccontato, spiegando di aver detto di no più volte alle sue richieste di fare la doccia insieme e o di praticarle sesso orale. I fatti risalgono al 2002, ai tempi della lavorazione di “Frida” in cui la Hayek, che aveva voluto fortemente il progetto, interpretava la Kahlo. “Sapevo che era un uomo di grande intelligenza, un amico leale e un buon padre di famiglia”, spiega l’attrice che aveva visto in lui il produttore ideale per il film.

Tutti i no di Salma

I due giunsero subito a un accordo: Weinstein avrebbe acquistato i diritti del lavoro che Hayek aveva già scritto mentre lei sarebbe stata retribuita al minimo sindacale con l’aggiunta di un 10 per cento.

“Come produttrice, avrei ricevuto un credito non definito, ma nessun pagamento, cosa peraltro non inusuale per una donna produttrice negli anni Novanta. Lui mi chiese anche di firmare un accordo in base al quale avrei realizzato alcuni altri film con Miramax, e pensai che questo avrebbe rafforzato il mio status. Non mi interessavano i soldi, ero solo felice di lavorare con lui e la sua compagnia e nella mia ingenuità pensavo che i miei sogni si stessero realizzando. Mi aveva dato un’opportunità, mi aveva detto sì. Di lì a breve avrei capito che era venuto il momento di dire no: non aprirgli la porta a qualsiasi ora della notte, hotel dopo hotel, location dopo location, quando si presentava a sorpresa, incluse location in cui stavo girando film con cui non c’entrava niente. Rispondere no alla richiesta di farsi una doccia con lui, di guardarmi mentre mi facevo la doccia, di farmi un massaggio, di lasciare che un suo amico nudo mi facesse un massaggio, di fare sesso orale, di vedermi nuda con un’altra donna”.

Weinstein al contrattacco

Quei tanti no il produttore non li mandò giù e decise di vendicarsi sul progetto e sulla Hayek. “In alcuni momenti mi sussurrava parole dolci all’orecchio in altri urlava che mi avrebbe uccisa: ‘non credere che non sia capace di farlo’, diceva”. Poi arrivarono le minacce professionali: le disse che avrebbe affidato il ruolo a un’altra attrice e a qual punto Salma Hayek fece ricorso agli avvocati. Weinstein non si impressionò, anzi: la obbligò a riscrivere la sceneggiatura gratuitamente, a cercare 10 milioni di dollari per finanziare il film, presentare una lista di registi di prestigio e trovare attori famosi per i ruoli minori. Hayek fu aiutata “da un esercito di angeli che vennero in mio soccorso, come Edward Norton che riscrisse tutto e non volle alcun credito, e l’amica Margaret Perenchio, produttrice della prima ora, che trovò i soldi. Julye Taymor accettò di dirigere il film, altri amici accettarono i ruoli minori: Antonio Banderas, lo stesso Norton, Ashley Judd, Geoffrey Rush.

“Weinstein ora era costretto a fare quel film che non avrebbe voluto fare”. Ma non bastò. Weinstein arrivò al ricatto finale: “Mi avrebbe permesso di finire il film se accettavo di girare una scena di sesso con un’altra donna e ha chiesto nudità frontale completa”. Il compromesso fu un tango molto sensuale con bacio finale. La Hayek ebbe un crollo e all’ennesima richiesta “capii che non avrei potuto finire il film se non avessi soddisfatto le sue fantasie”.

 

Perché parlare adesso

 

L’attrice, oggi 51enne, ha aspettato 15 anni prima di raccontare la sua storia. E poi, quando il vaso di Pandora è stato scoperchiato, ha aspettato altri due mesi. Il perché lo spiega lei stessa: “In autunno i giornalisti, su consiglio della mia cara amica Ashley Judd, mi hanno chiesto più volte di parlare, di raccontare un episodio della mia vita con il quale, nonostante il dolore che mi ha provocato, ero convinta di aver fatto pace. Mi ero fatta il lavaggio del cervello pensando che fosse roba passata, l’importante era che fossi sopravvissuta. Non parlavo nascondendomi dietro alla scusa che fosse già abbastanza quello che in tanti avevano rivelato del mio mostro. Pensavo che la mia voce non fosse importante, che non avrebbe e fatto la differenza”. E poi c’è stata la vergogna, soprattutto nei confronti dei suoi cari. Dietro la scusa “stavo cercando di evitare la sfida di spiegare tante cose ai miei cari”. Poi ha aggiunto: “Stiamo finalmente diventando consapevoli di un vizio che è stato socialmente accettato e ha insultato e umiliato milioni di ragazze come me», continua, «sono ispirata da chi ha avuto il coraggio di parlare, soprattutto in una società che ha eletto un presidente che è stato accusato di molestie sessuali da più di dieci donne e da cui tutti abbiamo sentito dire che un uomo potente può fare ciò che vuole alle donne. Beh, non più”.  

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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